Fabio Cuomo è un musicista da sempre attivo nel circuito underground genovese. La sua continua esigenza di ricerca e sperimentazione a marzo del 2015 ha spinto Fabio in studio per dare alla luce i suoi primi pezzi da solista; musica strumentale sperimentale composta e suonata interamente da lui, i cui ingredienti sono per lo più la musica ambient, jazz, classica, drone e progressive. Nel 2017 è risultato fra i vincitori del contest internazionale di composizione “The Minimal Piano Series vol.1” con il brano “Leaf”. Il disco “La Deriva Del Tutto” è uscito a Marzo 2016 sotto l’etichetta genovese Taxi Driver Records, e viene proposto live con un set particolare in cui Fabio suona da solo synth, effetti e pianoforte senza l’uso di basi.
Benvenuto Fabio e grazie per questa intervista.
1. C’è stato qualche episodio particolare che ti fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il tuo percorso formativo e cosa ti ha formato maggiormente?
Il mio amore per la musica nasce come un vero e proprio “colpo di fulmine” in prima media, durante appunto la prima ora di lezione di questa della mia vita. Da quell’ora ad oggi questo sentimento, perché di questo si tratta, non è mai andato scemando; tutt’altro. Studio, ricerca e composizione sono adesso come allora una costante nella mia vita. Dopo svariati anni di esperienze come polistrumentista in varie band underground nel circuito rock/metal e sperimentale italiano, tre anni fa ho iniziato a pubblicare su internet musica come Fabio Cuomo. In realtà, l’unica differenza col periodo precedente sta solo nella pubblicazione, perché come dicevo, in realtà dal “colpo di fulmine” non ho mai smesso di comporre e sperimentare.
2. “Sette studi fra quiete ed inquietudine” è il tuo nuovo disco, puoi raccontarci qualcosa di questo lavoro?
Sette studi fra quiete ed inquietudine si chiama in questo modo semplicemente perché è
esattamente il contenuto del disco. Sono appunto sette tracce strumentali che alternano, e in un certo senso esplorano, questi due stati dell’essere umano; molto più simili e indissolubili di quanto possa sembrare a un analisi superficiale. Ho posto molta attenzione nel rendere quest’ambiguità nell’aspetto armonico, alternando armonie celesti con velate ma presenti dissonanze malinconiche, a tonalità instabili e irrequiete, ma allo stesso tempo delineate in architetture definite.
3. Quanto tempo c’è voluto per preparare l’album?
A metterlo insieme e registrarlo non molto; direi circa un mese. Ma il concetto dell’album e alcune parti sono cose che mi porto dietro da molti anni; come dicevo, componendo di fatto ormai da più di vent’anni quasi tutti i giorni, e avendo iniziato a pubblicare solo da tre, ho letteralmente cassetti pieni di spartiti; e spesso succede che per completare un opera “ripesco” qualcosa. L’inizio del disco avrà almeno dieci anni, altre parti invece sono state composte solo qualche giorno prima di entrare in studio.
4. Oggi, è difficile riuscire a pubblicare un disco?
Dipende cosa si intende per pubblicare; oggi grazie a internet chiunque può mettere i propri lavori su portali come bandcamp o soundcloud e di fatto venderli senza passare da etichette siae editori eccetera, il che è straordinario perché ci mette subito in contatto con tutto il mondo. Ma c’è il rovescio della medaglia, e cioè che questo modo di pubblicare ha di fatto soffocato il mercato discografico, mettendo in seria difficoltà le etichette e in generale tutti gli artisti e gli addetti ai lavori che stanno dietro alla produzione e alla promozione di un disco nel senso, per così dire, “classico” del termine.
5. Ci sono tra i tuoi lavori alcuni che ti rappresentano maggiormente?
Credo che un disco sia una specie di fotografia di in artista in un determinato momento del suo percorso; in quest’ottica il mio ultimo lavoro è quello che attualmente mi rappresenta meglio; mentre, per esempio, il suo predecessore rappresenta meglio il me di due anni fa. Penso anche che se un mio lavoro molto vecchio mi rappresentasse benissimo oggi la cosa non mi piacerebbe affatto, vorrebbe dire che sono rimasto fermo ad allora, e credo che la curiosità e la spinta a scoprire e sperimentare cose e esperienze nuove sia, nella musica come nella vita, ciò che distingue una persona che vive in maniera attiva e autentica da una che va avanti in automatico e magari vive intrappolata nella sua stessa paura del cambiamento. So che può sembrare in contrasto con quanto detto prima, se addirittura ripesco cose vecchie di dieci anni; ma il fatto è che se le ho scartate o comunque non utilizzate quando le ho scritte, vuol dire che non mi rappresentavano in quel momento, o comunque per quello che volevo dire in quel tempo. D’altronde l’io presente di un uomo ha sempre dentro di se tutti quelli passati. Magari in un cassetto!
6. Quanto c’è di personale nelle tue composizioni?
Direi tutto. Mi rendo conto che può sembrare una frase fatta, ma è solo la verità. Sono più di vent’anni che amo la musica con la stessa passione, e non c’è una sola grande gioia o un solo grande dolore nella mia vita di cui non vi sia traccia nella mia musica.
7. Sei un artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?
Come dicevo ho scritto e scrivo davvero molta musica e da molto tempo, ed è una cosa che mi sarebbe assolutamente innaturale non fare; nel senso che è un pensiero costante, e anche mentre faccio altre cose una piccola parte di me è comunque sempre li. Quindi fortunatamente posso dire che mi viene molto facile scrivere musica.
8. Ci sono degli autori che hanno avuto o che hanno influenza sul tuo modo di scrivere?
Assolutamente si; devo dire che dovrei fare veramente molti nomi, ma cercherò di prenderne solo uno o due per i vari generi che mi appassionano e che mi hanno maggiormente influenzato: direi Satie, Debussy, Brahms, Pink Floyd, Queen, Genesis, Ulver, Tangerine Dream, Olivier Messiaen, Grails…. diciamo che almeno un nome per genere l’ho detto, ma per essere completi l’elenco dovrebbe essere molto più lungo.
9. Oggigiorno forse più di ieri c’è una contaminazione tra generi. La musica, secondo te, si è aperta al mondo?
Credo di si, senz’altro internet ha avuto un enorme merito in questo senso. Io per primo mi accorgo che avendo praticamente tutta la musica del mondo sempre a portata, sono molto più stimolato a confrontarmi o comunque a curiosare soluzioni e linguaggi sempre diversi; e devo dire che questo è una enorme spinta a rinnovarsi per un musicista.
10. Come vedi l’utilizzo della tecnologia nella musica di oggi?
Credo che oggi abbiamo macchine e possibilità pressoché illimitate per fare musica, ma come ogni cosa a renderla buona o meno è sempre l’utilizzo che se ne fa, forse addirittura più della cosa in se. Se hai una Ferrari e la usi per andare a fare una gita nello sterrato non è un buon utilizzo, molto meglio una Panda 4×4. Se invece devi fare 180 all’ora meglio la Ferrari.
11. Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?
Penso che il trucco per vivere bene il proprio rapporto con il futuro sia cercare di fare tutto il possibile per renderlo migliore, e allo stesso tempo non accanirsi nel cercare di fare cose troppo al di fuori della propria portata. Questo è esattamente quello che cerco di fare, più che il futuro in questo senso mi spaventa il rimorso.

Link utili per ascoltare il disco:
Spotify: https://open.spotify.com/album/0s1itKvcGvPyZQUvNlZwxn
iTunes: https://itunes.apple.com/it/album/sette-studi-fra-quiete-ed-inquietudine/1382291889
Teaser Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=PgW2lmu1xIM
Etichetta discografica: www.bluespiralrecords.com