Al RJF2019 il Maestro ABDULLAH IBRAHIM, data unica in Italia. In programma anche R. TOWNER e la musicista albanese ELINA DUNI

Roma Jazz Festival 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

presenta

L’artista albanese che ha incantato la critica con il suo ultimo album “Partir”

ELINA DUNI

Sabato 16 novembre ore 21
Casa del Jazz

Una vera leggenda vivente del jazz, simbolo della lotta contro l’apartheid

 ABDULLAH IBRAHIM

Domenica 17 novembre ore 21 – DATA UNICA IN ITALIA
Auditorium Parco della Musica –  Sala Sinopoli

Il leader degli Oregon, il “musicista totale”

RALPH TOWNER

Lunedì 18 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Teatro Studio Borgna

 Prevendite

(Abdullah Ibrahim)

 

(Elina Duni)   (Ralph Towner – foto di Paolo Soriani)

Imperdibili i prossimi appuntamenti della 43ª edizione del Roma Jazz Festival. Sabato 16 novembre ore 21 alla Casa del Jazz arriva la musicista albanese Elina Duni con un concerto in solitaria per voce, pianoforte e chitarra. Nata a Tirana, Elina Duni ha lasciato l’Albania insieme alla madre subito dopo la caduta del regime comunista. In Svizzera ha conosciuto il jazz e se ne è innamorata. Il suo ultimo album, Partir, che si apre con un’abbagliante versione di Amara terra mia di Domenico Modugno è composto da 12 brani cantati in nove lingue diverse e da sonorità che evocano le tradizioni albanesi, svizzere, armene, arabo-andaluse, portoghesi e yiddish. Sono canzoni d’amore e di perdita, che cantano la struggente nostalgia di chi si mette in viaggio, fra  il dolore della separazione e il coraggio di cercare nuovi inizi. Dopo Archie Shepp arriva al Roma Jazz Festival, domenica  17 novembre alla Sala Sinopoli dell’Auditorium PdM ore 21, un’altra leggenda vivente del jazz: Abdullah Ibrahim, data unica in Italia. A voler tentare la difficile impresa di ripercorrere in modo sintetico la carriera di questo strabiliante ottantenne sudafricano, possiamo dire che con il nome di Dollar Brand rimase nel suo paese d’origine fino agli inizi degli anni ’60 suonando al fianco di Miriam Makeba e fondando la prima importante jazz band del continente africano. Costretto all’esilio in Svizzera per fuggire dagli orrori dell’Apartheid, fu scoperto nel 1965 nientemeno che da Duke Ellington che lo trascinò a New York. Negli States divenne membro dell’avanguardia al pari di John Coltrane e Ornette Coleman, con cui collaborò in diverse occasioni, imponendosi grazie al suo originale stile pianistico denominato african piano, sintesi di tradizione jazzistica, innovazioni dell’avanguardia free e influenze africane. Nel 1968 Brand si convertì all’Islam e prese il nome di Abdullah Ibrahim, che gradualmente negli anni fece svanire il ricordo del precedente nome d’arte. Durante gli Anni Settanta e Ottanta, divenne la figura più rappresentativa per l’integrazione della scena jazz africana. Figura simbolo della lotta al razzismo, il pianista è ritornato in Patria dopo la fine del regime. Ascoltare il pianista Abdullah Ibrahim è una esperienza che trascende il puro fatto musicale. La sua musica è meditazione, preghiera e canto, un canto di amore, pace e fratellanza che si rivolge a tutti gli uomini nel segno di un rinnovato umanesimoLunedì 18 novembre si passa in Sala Borgna ore 21, per assistere al concerto del chitarrista, pianista e compositore statunitense Ralph Towner, figura che incarna perfettamente l’ideale di musicista in grado di padroneggiare i diversi linguaggi della musica classica, del jazz, delle musiche popolari, e di saperli fondere in una sintesi avanzata al servizio di una espressività in grado di aderire allo spirito dei tempi. Componente essenziale della storica band Oregon, Towner ha una carriera solistica documentata da oltre quarantanni dalla casa discografica ECM, della cui estetica inclusiva e trasversale è uno dei più importanti esponenti.

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ROMA JAZZ FESTIVAL 2019
43ª edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

1° novembre – 1° dicembre
Auditorium Parco della Musica | Casa del Jazz | Monk | Alcazar

Line up:

ABDULLAH IBRAHIM | ARCHIE SHEPP QUARTET | ANTONIO SÁNCHEZ&MIGRATION | BIG FAT ORCHESTRA | CARMEN SOUZA | CORY WONG |CROSS CURRENTS TRIO: DAVE HOLLAND/ZAKIR HUSSAIN/CHRIS POTTER | DAYRAMIR GONZALEZ | DIANNE REEVES | DONNY McCASLIN | ELINA DUNI | FEDERICA MICHISANTI HORN TRIO | GABRIELE COEN | GARY BARTZ/MAISHA KOKOROKO | LINDA MAY HAN OH | LUIGI CINQUE HYPERTEXT O’RCHESTRA/ADAM BEN EZRA | MARE NOSTRUM: PAOLO FRESU/JAN LUNDGREN/RICHARD GALLIANO | MOONLIGHT BENJAMIN | RADIODERVISH/OLES |  ROBERTO OTTAVIANO | TIGRAN HAMASYAN  

In occasione del Roma Jazz Festival, nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica

sarà esposta un’installazione di ALFREDO PIRRI

Prevendite


Icone della storia del jazz come Archie SheppAbdullah IbrahimDave Holland, Ralph Towner, Gary Bartz e Dayramir Gonzalez ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come KokorokoMoonlight Benjamin, Donny McCaslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei RadiodervishTigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext O’rchestra dall’altroIl batterista anti-Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e il pantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano. Sono i protagonisti della 43° edizione del Roma Jazz Festival che dal 1° novembre al 1° dicembre 2019 animerà la Capitale con 23 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. Il Roma Jazz Festival 2019 è realizzato con il contributo del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è prodotto da IMF Foundation in co-realizzazione con Fondazione Musica per RomaNo borders. Migration and integration è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato/reazione/sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento. In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri ha realizzato un’installazione visitabile dal 1° al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del RJF2019. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza. L’opera rientra nel ciclo Compagni e Angeli (parole tratte da un brano dei Radiodervish – gruppo di apertura del festival – ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro.

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