Intervista al compositore Matteo Borlenghi. “Silentium” è il suo nuovo singolo uscito su tutte le piattaforme di streaming musicale

Benvenuto Matteo e grazie per questa intervista.

1. C’è stato qualche episodio particolare che ti fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il tuo percorso formativo e cosa ti ha formato maggiormente?
La mia formazione artistica si è sviluppata in ambito accademico e mi ha portato a studiare Pianoforte e Organo. L’interesse per la Musica Antica e per il Minimalismo ha notevolmente ampliato le mie basi e contribuisce tutt’ora alla mia formazione come compositore. Non ricordo un particolare episodio che mi ha spinto a comporre… sicuramente lo scrivere musica è diventato a poco a poco un’esigenza, un obbligo verso me stesso, quasi una terapia.

2. È da poco uscito il tuo nuovo singolo “Silentium”, puoi raccontarci qualcosa di questo lavoro?
“Silentium” nasce in questo particolarissimo periodo caratterizzato dalla pandemia di Covid-19. L’isolamento sociale a cui siamo obbligati può diventare la più grande occasione per poter passare più tempo con noi stessi, ascoltare i nostri pensieri e i nostri sospiri. Ci accorgeremo così che non esiste il silenzio, ma solo un continuo rumore di sottofondo. Il brano procede per sospiri, lunghi e cadenzati e ha una fondamentale caratteristica: l’assenza, paradossale, di quel silenzio. Tutto è vivo e tutto si muove attorno a noi, che lo vogliamo o meno.

3. Quanto tempo c’è voluto per preparare il brano nelle sue varie fasi?
Come per quasi tutte le mie opere, la fase creativa è caratterizzata da considerazioni e appunti annotati su fogli bianchi: poche note ma molte idee e sensazioni. Questa fase non è continuativa e ricopre il periodo più lungo e intenso della creazione di un brano. In particolare, sono stato “mentalmente impegnato” anche dalla stesura di “Silentium” circa un paio di mesi.

4. Oggi, è difficile riuscire a pubblicare un disco?
Direi di no. Oggi è molto più facile avventurarsi nella pubblicazione di una propria opera sia come produttore indipendente sia affidandosi ad una etichetta discografica. Oramai il mondo della discografia offre la possibilità di entrare in contatto con molte case di produzione piccole, ma di qualità, e di instaurare con esse un sincero rapporto di collaborazione.

5. Ci sono tra i tuoi lavori alcuni che ti rappresentano maggiormente?
Ci sono alcuni brani a cui sono particolarmente legato e che mi rappresentano maggiormente. Ne vorrei indicare tre in modo particolare: “On The Nature of Things” e “For a lonely guy” dell’album “At the end of the day” e “Song II (For A)” dell’EP “Songs – First Book”. Tutti e tre sono legati a tre differenti persone, e sono a loro dedicati. Penso sia il particolare affetto che provo verso queste tre persone a rendere significative le tre opere. Dal punto di vista artistico, presentano in modo chiaro il mio attuale modo di comporre.

6. Quanto c’è di personale nelle tue composizioni?
Non riuscirei a scrivere nulla se mi alienassi da me stesso. Tutto ciò che si trova nelle mie composizioni nasce da un’esperienza personale. Ogni singolo elemento racconta una parte della mia vita.

7. Sei un artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?
Per me scrivere è una necessità, un obbligo verso me stesso perché mi permette di dare forma alle gioie e alle paure, ai sogni e agli incubi. Se un brano deve nascere, la sua creazione è spontanea, quasi automatica. Non mi sforzo di comporre se non ne sento la necessità.

8. Ci sono degli autori che hanno avuto o che hanno influenza sul tuo modo di scrivere?
La mia formazione mi ha permesso di accedere al mondo della Musica Antica e alla musica di Johann Sebastian Bach, che rimane il mio compositore modello. Un autore che mi interroga costantemente è sicuramente il compositore estone Arvo Part; l’ascolto e lo studio della sua opera è per me un continuo motivo d’ispirazione.

9. Oggigiorno forse più di ieri c’è una contaminazione tra generi. La musica, secondo te, si è aperta al mondo?
La musica, come qualsiasi forma di espressione artistica, deve lasciarsi contaminare per poter meglio esprimere il presente ed esserne la colonna sonora. Secondo me si sta aprendo al mondo in modo naturale e spontaneo e l’accademismo non potrà fare altro che constatare la naturale evoluzione a cui la musica va incontro.

10. Come vedi l’utilizzo della tecnologia nella musica di oggi?
La musica elettronica e la tecnologia offrono al compositore nuovi mondi da esplorare e ciò non può essere che un bene. Ritengo anche che non sia da sottovalutare il rapporto che intercorre tra musicista e strumento musicale: ciò che mi permette di “fare” musica e parte integrante del mio corpo, è qualcosa di vivo che vuole essere toccato e stimolato.

11. Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?
Sono costantemente curioso di conoscere ciò che può stimolarmi nel presente, per captarne l’essenza e poterla così esprimere con la musica. Il futuro non mi spaventa e sono fiducioso del fatto che continuerà a parlarmi.

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Matteo Borlenghi è pianista, organista e compositore. Nasce a Busseto nel 1996 e fin da piccolo intraprende gli studi musicali accompagnato da una formazione accademica. Attualmente arricchisce i propri interessi umanistici frequentando la facoltà di Lettere Classiche ad Urbino. Da sempre attratto dalla Musica Antica, abbina l’approfondimento storico ad un costante interesse per il presente e le nuove tecnologie in campo musicale. Pone alla base del proprio pensiero artistico Johann Sebastian Bach, i Pink Floyd e Arvo Part; si lascia inoltre continuamente contaminare dalla letteratura greca e latina. Nel 2019 pubblica da indipendente il suo primo album, “At the End of the Day”, in stile ambient e minimalista, che unisce il puro suono del pianoforte alla manipolazione elettronica.

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“Silentium” è il suo nuovo singolo. L’isolamento sociale è la più grande occasione per poter passare più tempo con noi stessi, ascoltare i nostri pensieri e i nostri sospiri. Ci accorgiamo che non esiste il silenzio, ma solo un continuo rumore di sottofondo. Questo è “Silentium”. Il brano procede per sospiri, lunghi e cadenzati e ha una fondamentale caratteristica: l’assenza, paradossale, di quel silenzio.


Links utili per ascoltare il lavoro
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Amazon 
Blue Spiral Records 

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