È una scommessa vinta il festival MiTo, che anche in questo anno di Covid e distanziamento ha portato la musica dal a Milano e Torino con una serie di 80 concerti, ‘andati in scena’ dal 4 al 19 settembre. La dimostrazione, il giorno dopo la chiusura, è nei numeri: nonostante le norme sul distanziamento sono stati 18.450 gli spettatori, il 63% delle esibizioni è andata sold out e non ci sono stati incidenti di alcun tipo. “MiTo – ha detto il direttore artistico Nicola Campogrande – è stata la bella dimostrazione che si può fare musica in sicurezza per gli artisti e per il pubblico, e si può fare ogni giorno con tre concerti al giorno”. “Per noi quest’anno è andata al di sopra delle aspettative – ha aggiunto – C’è stata una progressiva presa di fiducia da parte del pubblico. A Milano si sono formate code alla biglietteria anche alla fine degli spettacoli, di chi ha deciso di tornare anche per altri concerti”. Questo solo a Milano e non Torino perché le regole anti-Covid nelle due città sono diverse. In Lombardia la capienza delle sale dipende dalla loro grandezza (e dunque al teatro Dal Verme è stato possibile accogliere oltre 600 spettatori a serata) mentre in Piemonte negli spazi chiusi non si possono superare le 200. La conseguenza è che a Milano era più facile trovare posto, anche se a Torino, per ovviare a questo limite, si sono raddoppiate le esecuzioni con spettacoli alle 20:00 poi ripetuti alle 22:30. Una differenza che secondo Campogrande non dovrebbe esserci. “Il sostegno al settore dello spettacolo certo serve, ma in due direzioni: da una parte quella economica, ma dall’altra permettendo agli artisti di fare il loro lavoro, il loro dovere”, che è quello di suonare davanti a un pubblico. Insomma Campogrande fa eco all’appello del sovrintendente della Scala Dominique Meyerad aumentare la capienza. Lo stesso MiTo, è convinto, ha dimostrato che è possibile. “Noi siamo riusciti a fare un’operazione civile e culturale – ha spiegato -. Il pubblico è stato disciplinatissimo, non c’è stata una sola violazione delle norme e sul profilo musicale gli artisti sono riusciti tutti a dare il meglio”. Un meglio che Campogrande vuole riproporre anche nella prossima edizione di MiTo “che si farà. E su questo non ci piove”, riproponendo alcuni concerti alle 22:30 “dove abbiamo scoperto un pubblico diverso, più giovane e rilassato”, dall’altro continuando con concerti “senza intervallo che garantiscono una meravigliosa progressione drammaturgica”.
