“L’alcolismo ti guarda appassire in solitudine, mentre sorridi di fronte a tutti. Forse piangevo perché mi toglievo la vita ogni giorno. Forse era il dolore nel morire una, due, trecento volte. Potevo pensare quello che volevo, ma quello strazio, quel tormento non generavano niente, era solo disastro. Ed è stato quando l’ho capito che è nata la mia voglia di risalire, da lì o da una delle altre decine di volte simili a quella”. Così Tiziano Ferro racconta, in un’intervista a 7, il magazine del Corriere della Sera, un momento buio della sua vita. E come è riuscito a superarlo senza cancellarlo. Perché anche gli errori contribuiscono a creare quello che siamo, ma è onesto, in primis con se stessi, elaborarli e chiuderli in un cassetto. Ferro ha spiegato che tutto è cominciato una sera, quando la band lo ha convinto a bere e da quel momento non si è più fermato. Per Ferro il bere divenne la medicina per non pensare al dolore e alla tristezza e solo in un secondo tempo, quando la bottiglia restava col tappo, si è reso conto delle occasioni e degli amici smarriti nella sua stagione da alcolista. Tiziano Ferro aggiunge che ha scelto di raccontare la sua esperienza per motivare e aiutare chi vuole uscire dalla dipendenza come è riuscito a lui.
