BARRACCA REPUBLIC: “TERRA SEURA”, UN NOBILE E PANTAGRUELICO REGGAE, RICCO DI RESPONSABILITÀ E DISOBBEDIENZA CIVILE, LE INGIUSTIZIE SOCIALI HANNO I MINUTI CONTATI

Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori, oggi vi presentiamo “Terra Seura” (terra arida), il primo album della band cilentana Barracca Republic, capitanata da Edoardo Napolitano. “Terra Seura”, è stato pubblicato il 28 giugno 2023 da Soundinside Records. L’album ci tuffa in un avvolgente reggae di prim’ordine, dando il benvenuto all’estate (in apparenza). Tuttavia, “Terra Seura”, è ricco di colpi di scena emotivi, i ritmi utilizzati fanno da riverbero alla leggenda immortale di Bob Marley; i Barracca Republic regalano 35 minuti e 41 secondi di pura fascinazione sonora. Il disco è costellato da dieci brani reggae: produttivi, immersivi, clamorosi, magnetici, sensibili. Sicuramente un altro aspetto interessante di “Terra Seura”, è il magistrale mix di lingua italiana e dialetto campano, tanto da riuscire a incuriosire anche ad una persona non nativa della Campania. I Barracca Republic denunciano tutte le ingiustizie sociali e le contraddizioni della nostra società, a suon di reggae, un reggae davvero ammaliante, intuitivo e perché no un pizzico di internazionalità si evince magnificamente. “Terra Seura”, è il perfetto manifesto sociale contro ogni avversità e attentato alla vita all’intera umanità. I Barracca Republic suonano con filosofia e cognizione di causa, dove ogni traccia è cantata lodevolmente da Napolitano; seguono vittoriosamente anche: chitarre impeccabili, sax e cori pratici e appassionanti, hammod e pianoforte sono degli autentici toccasana, batteria e basso sublimi. Come abbiamo precedentemente detto, i ritmi in levare della Giamaica incontrano la tradizione e il dialetto cilentano nella musica della band. I brani della Barracca Republic si contraddistinguono infatti per l’utilizzo di testi in bilico tra l’italiano e l’idioma della loro terra natia a sottolineare le radici geografiche e culturali. “Terra Seura”, vuole essere una metafora della mentalità retrograda che aleggia nei paesi. Menti inaridite come terreni difficilmente coltivabili. Si prova a seminare di continuo: durante le stagioni si piantano semi di ogni specie (amore, ottimismo, rispetto del prossimo, cooperazione sociale, altruismo ecc.), ma si fa fatica a farli germogliare. Anche soltanto un piccolo bulbo, basterebbe a rincuorare gli animi. Il concept del progetto è tutto qui: il tentare a tutti i costi di piantare, piantare musica come semi da far germogliare: fanno dei fori nella terra con il loro sound, la lavorano con le loro mani e i loro testi, la ammorbidiscono con i suoni della Giamaica e con i loro ritmi in levare la smuovono. Infine viene messo il seme con l’aiuto della lingua primordiale e naturale ossia, il dialetto cilentano. “L’album è il bulbo, da cui speriamo nasca il germoglio in chi lo ascolta”. I Barracca Republic e “Terra Seura”, sono promossi con lode, trovare materiale artistico di una certa levatura musicale e filosofico è sempre più raro ai giorni nostri; l’infinita passione con cui è stato realizzato il disco è da mozzare il fiato di qualsiasi appassionato reggae e non, basta una singola anteprima su Spotify per innamorarsi di questa band. La realizzazione del disco risulta efficace, perfettamente in grado di essere apprezzato anche da chi non è un fan del genere reggae, suona strano ma è così, non abbiamo assistito a nessuna sbavatura sonora o tecnica, a conti fati il bilancio finale risulta abbondantemente più che positivo. In conclusione possiamo affermare che “Terra Seura”, è un nobile e pantagruelico reggae, ricco di responsabilità e disobbedienza civile, le ingiustizie sociali hanno i minuti contati. Non vediamo l’ora di ascoltare altro materiale musicale, per ora vi consigliamo questo mega disco, congratulazioni ragazzi e grazie a tutti per aver letto anche questa nuova recensione, a presto!.

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