
Dopo studi di pianoforte e canto Giovanni Battaglino fonda le Malecorde, progetto musicale in continuo movimento con cui ha all’attivo concerti e pubblicazioni di brani originali in CD. “Da ora”, album d’esordio di Malecorde, pubblicato dall’etichetta Nota, riceve lusinghiere recensioni da riviste specializzate ed il brano “I sogni di Martino” arriva in finale al concorso nazionale “Una voce per Amnesty International”. Oltre a quest’esperienza Giovanni Battaglino si dedica al repertorio di Fabrizio de André realizzando due spettacoli con Assemblea Teatro, “Preferisco Gaber” e “Storia di un impiegato” con la Compagnia del Montaldo, quest’ultimo acquisito dalla Muvix eventi, oltre a collaborare con lo scrittore Giorgio Olmoti nelle sue presentazioni del libro “Fabrizio De André – Una musica per i dannati”. L’ensemble partecipa a molte pubblicazioni sulla Resistenza tra cui il canzoniere “Scarpe rotte eppur bisogna agir” di Paolo Macagno e il dvd “La Resistenza in Val Chisone” ricevendo una lettera di plauso dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Una menzione particolare merita la collaborazione ormai decennale delle Malecorde con la scrittrice Laura Pariani. Con lei il gruppo presenta molti suoi romanzi in contesti prestigiosi e apre il Ravenna Festival 2011 con lo spettacolo “Büs d’l’Orchera tour”, il disco relativo allo spettacolo viene pubblicato come libro CD da Musica Practica e su Spotify nel 2021 col titolo “Per me si va nella grotta oscura”, con Daniela Fargione dell’Università di Torino, il gruppo realizza “Dickinsong” presentato tra gli altri al Festival Poesia di Genova. Con la band Vietraverse, le Malecorde realizzano il CD “95% Brassens”, che si aggiudica il premio speciale della giuria al “Tremplin Brassens” di Parigi nel 2012 e partecipano come ospiti al Festival “Pazze idee” del Club Tenco a Sanremo nell’estate 2015. L’ensemble si dedica anche alla ricerca e alla riproposta del repertorio tradizionale delle canzoni popolari del Piemonte occidentale. Dal 2015 Giovanni Battaglino ha un suo progetto “solo” con brani originali e tradizionali chiamato “Canzoni dell’eroe quotidiano” con il quale realizza un tour in Toscana nel 2018. Una storia correlata da immagini originali che parla dell’eroe di tutti i giorni. Parallelamente a quest’attività musicale Giovanni Battaglino svolge un’intensa attività in qualità di cantante in ambito lirico sinfonico in Italia e all’estero. Ricordiamo il Requiem di Mozart a Castelgandolfo al cospetto di Benedetto XVI, la tournée in Cina con opere di Verdi all’Auditorium della Città Proibita di Pechino e la Cenerentola di Rossini al Priamar di Savona, la trasferta in Marocco presso il Teatro di Rabat con l’orchestra nazionale del Marocco per il Rigoletto di Verdi nella primavera 2015, la partecipazione all’evento Opera On ice trasmesso da Canale 5 la vigilia di Natale 2018. Battaglino fa, inoltre, parte della Compagnia Grandi Spettacoli nel 2015-2016 con cui si esibisce in ruoli di comprimariato in vari teatri d’Italia tra cui il San Babila di Milano. Dal marzo 2017 fa parte dell’ensemble Frau Musika Bach Society, gruppo che si dedica allo studio, esecuzione e registrazione delle cantate di Bach. Con il Coro Lirico di Verona canta nei concerti italiani di Ennio Morricone dal 2011 al 2017 tra cui il Ten Tour 2012 e cinque esibizioni in Arena di Verona. Con il Coro dell’Opera di Parma si esibisce in Cina all’Opera House di Canton per Rigoletto e Ballo in maschera di Verdi nel maggio 2019. Pubblica nel 2019 con la storica etichetta AlfaMusic “Alla porta dei sogni” il suo primo disco solista, distribuito da Egea music, che riceve lusinghiere recensioni da Mescalina, Alias del Manifesto, Rockit, Jazzit e Vinile. L’album, distribuito anche in Benelux da Xango Music, viene recensito anche da diverse riviste specializzate di Olanda e Belgio e colleziona numerosi passaggi radio su emittenti olandesi. Nel giugno 2011 Giovanni Battaglino è ospite al Jazzit Fest di Pompei (Na) per presentare il disco. A luglio 2019 partecipa col Coro dell’Opera di Parma alla registrazione di HOPE, l’ultimo album di Giovanni Allevi a cui fa seguito nel 2020 il tour nei più importanti teatri italiani e con questo ensemble partecipa nel 2021 a molte opere e concerti tra cui la finale del Concorso Toscanini al Regio di Parma. A dicembre 2019 con Dino Tron (Lou Dalfin) e Simone Lombardo (Yo yo Mundi e Ramà) fonda un trio dedito allo studio e alla proposta in concerto dei Nouvé Provenzali. Il trio esibisce all’interno della rassegna “Chantar l’uvern” 2021. Con il Coro Paganella di Terlago (Tn) sviluppa il progetto “Il canto popolare tra il tempo e la storia” che porta in scena con 4 concerti in Trentino nel settembre 2021. A febbraio 2022, in occasione della giornata nazionale del braille, esce “Non ho occhi”, singolo che anticipa la pubblicazione del nuovo album Ricominciare dalle parole, in uscita a gennaio 2023

RINGRAZIAMO IL CANTAUTORE PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA

1) Puoi raccontarci un po’ di te?
Sono una persona innamorata della musica e cerco di farne il più possibile e il meglio possibile. Suonare e cantare era una consuetudine nella mia famiglia e studiare musica mi ha permesso di incontrare persone meravigliose, stabilendo con esse relazioni durature e profonde. Non sto parlando soltanto di musicisti ed artisti. Grazie ai concerti e alle opere liriche ho viaggiato molto, conoscendo luoghi anche molto lontani dove probabilmente non sarei mai stato se non fossi stato un musicista. Se possibile vorrei continuare a studiare e a migliorarmi musicalmente ampliando le mie possibilità espressive.
2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?
Ho cominciato a scrivere canzoni in modo sporadico da adolescente. Facevo parte di un gruppo in cui suonavamo solo brani nostri e quindi dovevamo darci da fare per creare un repertorio da suonare nei concerti. Poi ho ricominciato in modo più organico anni dopo quando sono nate le Malecorde, gruppo ancora in attività con cui abbiamo deciso di concentrarci sulla canzone d’autore sia con brani scritti da noi che con progetti dedicati a cantautori italiani (De André e Gaber in particolare). Il mio percorso formativo ha toccato molti generi musicali, dalla musica popolare all’opera lirica. Le canzoni in tutta la loro espressione sono il genere che mi ha influenzato di più e più stimolato a creare. Tutta l’altra musica che continuo a praticare mi fa crescere e mi interessa comunque molto anche se non è collegata direttamente a quello che scrivo.
3) L’album “Ricominciare dalle parole” è uscito il 20 gennaio del 2023, puoi parlarci di questo lavoro e di “Alla porta dei sogni”?
Questi due sono i miei primi dischi “solisti” dopo molte pubblicazioni con ensemble e gruppi. Sentivo di dovere aprire un canale dove fare confluire le mie idee musicali in modo più continuativo e di doverlo fare in prima persona. “Alla porta dei sogni” era nato un po’ per volta partendo da qualche brano registrato in duo con Alessandro Chiappetta e andando avanti per aumentazione fino a comporre la scaletta dell’album. I testi prendevano ispirazione da visioni ipnagogiche e questo tema ha dato il titolo al disco, l’idea per la copertina e la grafica di Paolo Mottura e la traccia per le ricompense e i vari livelli di contributo nel crowdfunding che ha permesso di realizzarlo. Durante la lavorazione ho trovato interesse da parte dell’etichetta romana AlfaMusic che ha pubblicato sia questo disco che il successivo “Ricominciare dalle parole” di quest’anno. Mentre per Alla porta dei sogni posso parlare di un divenire progressivo per Ricominciare dalle parole il progetto si è delineato con il titolo, una vera dichiarazione di intenti nata nel periodo della Pandemia. Da qui è partita la scrittura delle canzoni su un taccuino. Molti testi sono scaturiti da questa voglia di Ricominciare dalle parole, Dire e Ricominci ne sono esempi emblematici. Anche l’etichetta è stata parte del processo creativo. Metà dei brani sono stati registrati e mixati a Roma negli studi AlfaMusic da Alessandro Guardia con musicisti e arrangiatori consigliatimi da Fabrizio Salvatore. Per l’altra metà ho lavorato in Piemonte dove risiedo rispettivamente negli studi Play! di Alberto Macerata e alla Only Music Studio di Carlo Miori. Qui ho utilizzato molti dei musicisti con cui suono abitualmente e già presenti nell’altro lavoro.
4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dei dischi?
Circa tre anni ciascuno. Con questo periodo intendo la scrittura, la registrazione, il mix, la grafica, i vari ripensamenti e le pause necessarie.
5) Attualmente, è difficile pubblicare: un disco, un EP, un singolo o un videoclip?
Secondo me no. Ne è la prova l’enorme quantità di materiale che viene immesso su web tra singoli, video e album. Gran parte di questa produzione è autofinanziata dagli artisti che poi si devono anche occupare di dare visibilità e diffusione a quello che fanno attraverso uffici stampa. Molto più difficile è trovare un’etichetta che almeno partecipi alle spese e che creda e dia fiducia al lavoro di un artista. Questo però è motivato dalle scarse vendite che hanno i supporti fisici essendo quasi scomparsi i negozi di dischi e dai grossi volumi di vendite digitali che si devono raggiungere perché ci sia un qualche ritorno economico.
6) Come hai affrontando il precedente stato d’emergenza da virus SARS-CoV-2 e cosa provi per l’attuale abbattimento delle restrizioni?
L’emergenza Covid e tutta la gestione della Pandemia è stata piena di contraddizioni ma era inevitabile date l’imprevedibilità e l’incertezza del momento. Penso sarebbe potuto essere il momento per una migliore organizzazione del settore artistico visto che era quello che aveva subito le maggiori penalizzazioni durante il Covid. Mi sembra però quest’opportunità sia andata persa. Personalmente ho patito lo stop durante la Pandemia, non sapevo come saremmo potuti andare avanti, io stavo presentando Alla porta dei sogni e molte date sono saltate, soltanto molti mesi dopo l’attività artistica è ripresa.
7) Quali sono i tuoi pezzi che più ti rappresentano?
Strada per dove vorrai, Mancato amore, Il peso delle cose, il signore dei labirinti, swing dello scorpione, stella che non brilla, Lanterne magiche.
8) Quanto di personale c’è nelle tue canzoni?
Sicuramente molto ma partendo spesso da visioni proietto il mio universo personale ed interiore su altre persone e storie che sono frutto dell’immaginazione, si tratta di situazioni che mi vedo nello stato ipnagogico e dalle quali parto per sviluppare i testi. È anche vero che le visioni sono qualcosa di molto personale, molto intimo, quindi posso comunque dire ci sia molto di personale nelle mie canzoni.
9) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?
Scrivo molte musiche ma le parole fanno più fatica a nascere. Ho bisogno di avere un’idea, quando ce l’ho il testo si dipana facilmente. Per questo a volte mi faccio aiutare con i testi. In Ricominciare dalle parole ho collaborato con Carlo Pestelli per “Non ho occhi”, con Maria Dalla Vittoria per “Dire” e con Enrico Chierici per “Valzer per uno spirito”. Giorgio Olmoti invece mi ha regalato l’intero testo de “La giostra”.
10) Da dove trai ispirazione? Hai qualche tipo di rituale prima di iniziare a lavorare?
Come dicevo prima per i testi traggo spunto da visioni che nascono nello stato ipnagogico, che possiedo naturalmente a livello cosciente. Le linee melodiche spesso mi arrivano suonando o la chitarra o il pianoforte. Poi le sviluppo e cerco di legarle musicalmente fra loro in modo che compongano una canzone. Per il brano Non ho occhi ad esempio ho legato insieme tre frammenti melodici nati in momenti separati. Ultimamente mi sono venuti in mente frasi musicali anche passeggiando per la città. A quel punto prendo il telefono e le registro cercando di essere il più chiaro possibile in modo da poterle sviluppare più facilmente quando arrivo a casa.
11) Come reagisci quando hai un blocco creativo?
Cerco di non farmi prendere dallo sconforto. A volte serve cambiare sistema di lavoro. Ad esempio suonare musica non necessariamente in funzione creativa. Penso che quando non si riesce a creare si debba tornare alle origini del proprio processo creativo. Suonare le canzoni che abbiamo amato o i brani musicali che ci hanno fatto scaturire l’amore per quest’arte. Leggere e approfondire i testi che abbiamo ammirato con nuovo interesse.
12) Cosa significano per te improvvisazione e composizione? E quali sono per te i loro rispettivi meriti?
L’improvvisazione è una creazione sul momento, mentre si suona o si canta. Anche se questo comporta utilizzare schemi e pattern che ci sono già noti. Come si dipingesse seguendo un tema dato sapendo che non si potrà tornare indietro per perfezionare la nostra opera. La composizione prevede che si possa abbozzare, improvvisare anche e comunque creare più liberamente sapendo che si potrà tornare a lavorare su quello che si è prodotto per definirlo meglio. Quindi paradossalmente la composizione può essere più “libera” dell’improvvisazione.
13) Che attrezzatura o software usi per comporre la tua musica?
Un programma di scrittura della musica dove posso fissare melodia e armonia per sentire come il tutto funziona. Con l’ascolto immediato di quanto ho scritto capisco la struttura del pezzo. Non sempre però lavoro così. A volte registro sul telefono il pezzo con la chitarra e anche la mia voce che spiega le posizioni degli accordi. Come una intavolatura spiegata a parole. Perché la chitarra cambia sonorità e atmosfera a seconda di come e dove è suonata. Questo vale per tutti gli strumenti ma un determinato arpeggio o accordo sono molto caratteristici per una canzone e vanno definiti.
14) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?
La contaminazione nella musica c’è sempre stata. Anche nel passato. Un tempo si usava il termine esotico per parlare di qualcosa che non era convenzionale. È un argomento difficile da definire. Attualmente c’è sicuramente molta contaminazione ma a volte si tratta di stilemi consueti, trovare l’originalità è raro. La musica però non finisce mai di rigenerarsi e rinnovarsi. È la bellezza e la forza di quest’arte.
15) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?
In modo positivo. Se come dice la domanda è “al servizio della musica”. Tutte le possibilità di poter diffondere e rendere noto ciò che facciamo al maggior numero di persone possibili è positivo e la tecnologia ce lo permette. Attraverso Spotify for Artist ad esempio vengo a sapere che ho ascoltatori in Perù piuttosto che in Australia. Luoghi che qualche anno fa sarebbe stato molto difficile raggiungere con le canzoni incise sui supporti fisici.
16) Cosa ne pensi della Loudness War e dell’intensivo utilizzo della compressione dinamica utilizzata nelle tracce audio contemporanee?
La compressione estrema che si ascolta nelle tracce audio attualmente crea subito un grande impatto sonoro ma porta affaticamento e noia nell’ascolto prolungato. L’orecchio è uno strumento molto sofisticato, ha bisogno di stimoli sempre nuovi, di dinamiche, di silenzi e di colori musicali. Questo lo sapevano bene i compositori che nelle loro partiture indicavano piani e forti, tempi lenti e rapidi, organici strumentali ridotti e ricchi. Molto spesso questo manca nelle produzioni attuali, questo le rende meno adatte a sopravvivere nel tempo. Ma non è sempre vero, ci sono brani di questi ultimi anni di largo successo che rispettano queste dinamiche. Hanno momenti di pieno strumentale e altri dove il pezzo si svuota.
17) Il ruolo dei cantautori e delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la tua opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel tuo lavoro?
Credo i cantautori e le band abbiano la stessa funzione dei poeti, cioè quella di filtrare il presente attraverso la loro sensibilità e restituirlo poi a chi li ascolta. Spesso questo lavoro li porta ad essere dei veggenti e quindi ad anticipare ciò che accadrà nel futuro. È importante che chi scrive canzoni reagisca al presente, lo interpreti e cerchi di darne la sua personale interpretazione. Penso ad esempio all’ultimo album di Capossela. Personalmente quando ho deciso di affrontare temi come la pena di morte, o quello delle mine antiuomo nelle canzoni l’ho fatto senza paura e senza retorica. Anche in questi casi partendo da visioni.
18) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?
Non saprei proprio come consigliare qualcuno che voglia emergere. Le strade per esprimersi sono le più varie e non ci sono limiti.
19) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il futuro non deve diventare motivo d’ansia anche se il divenire della storia in questi ultimi anni non ci lascia certo immuni da paure e incertezze. La situazione geopolitica è molto instabile e difficile da controllare. Per quanto riguarda il miei progetti artistici vorrei legare le mie nuove canzoni ad un reading o comunque ad un testo su temi economico-sociali da presentare al pubblico prima di pubblicare le canzoni. Una specie di pre-produzione sul campo “per vedere l’effetto che fa” poi eventualmente metterle in un album.
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