INTERVISTA ESCLUSIVA AL CANTAUTORE PARMIGIANO IZINE

Izine aka Marco Ravasini, originario di Parma, milita sin dagli anni delle scuole superiori in alcune band emiliane; nel corso degli anni con alcune di queste formazioni (Ground Control, The Troublemakers) scrive e pubblica diversi album e colleziona centinaia di concerti in Italia e all’estero oltre a qualche apertura per importanti artisti della scena underground italiana ed estera (Sick Tamburo, Punkreas, Subsonica); nel frattempo si laurea in Disciplina delle Arti, Musica e Spettacolo all’Alma Mater di Bologna e si diploma in canto moderno al Modern Music Institute. Nel 2023 durante un periodo di stallo creativo degli altri progetti inizia a scrivere per sé alcuni brani destando subito interesse tra addetti ai lavori e pubblico durante le esibizioni live in cui viene invitato; di lì a poco inizia la collaborazione con l’etichetta ferrarese Alka Record Label e nasce così l’idea di un progetto solista e del nome d’arte Izine che Marco riprende da un vecchio “sfottò” di alcuni amici: “mi piaceva l’idea – dichiara l’artista – che una presa in giro potesse essere il nome con cui far nascere qualcosa di bello”. Nell’ottobre dello stesso anno iniziano così presso il Natural Head Quarter Studio di Manuele Fusaroli le sessioni di registrazione del primo disco intitolato “Fuori dal mainstream”, sotto la supervisione artistica di Massimiliano Lambertini e la produzione di Michele Guberti. Esce il 27 settembre 2024 “Il vento soffia da Marte”, il singolo d’esordio del cantautore, che anticipa il primo EP, pubblicato e promosso a cura di Alka Record Label. Il singolo è accompagnato dal videoclip ufficiale di cui l’artista stesso ha curato il montaggio.

RINGRAZIAMO IL CANTAUTORE IZINE PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA

1) Cosa ti ha ispirato a scegliere il nome d’arte “Izine” e quale significato ha per te?

Ho ripreso il nome “Izine” da un vecchio sfottò. Da ragazzo ad una festa un tizio che si occupava della selezione all’ingresso aveva travisato il mio cognome chiamandomi così e non voleva farmi entrare… da quel momento alcuni amici hanno iniziato a chiamarmi Izine per prendermi in giro. A distanza di anni mi sono accorto che ero ormai affezionato a quel nome e mi piaceva l’idea di usarlo per far nascere qualcosa di bello da una presa in giro, cambiare senso ad un tentativo di esclusione, è interessante vedere come il tempo cambia le cose. 

2) Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel tuo percorso musicale fino ad oggi?

La sfida più grande è stata sicuramente ripartire dopo i numerosi fallimenti, i tanti “no”, la paura di deludere le aspettative, proteggersi da chi ti fa sentire sbagliato o inadeguato; così come accade nella vita la cosa difficile è capire cosa ci fa stare bene e cercare il modo di valorizzarsi e, specie quando chi ti sta vicino non ti incoraggia, avere il coraggio di mettersi in gioco e introdurre dei cambiamenti.

3) Il tuo EP “Fuori dal mainstream” esplora temi di ecologia e sostenibilità. Come sono entrati in gioco questi temi nella tua scrittura?

Sono temi che mi stanno molto a cuore nel quotidiano, fanno parte dei valori in cui credo e quindi ormai in modo imprescindibile sono entrati nella scrittura dei testi di questo progetto. Scrivo da tanti anni ed ho scritto tante cose diverse per progetti diversi, questo penso che sia in assoluto il lavoro più intimo che abbia mai scritto e quindi ho messo tante delle emozioni e dei temi di cui sentivo la necessità di parlare in questo disco. Sicuramente c’è chi potrebbe pensare che esistono argomenti più frivoli e magari accattivanti di cui parlare nei testi delle canzoni… Però mi chiedo davvero cosa sia sostenibile, anche come stile di vita… viviamo una contemporaneità che punta molto l’accento su apparenza e superficialità, sul voler piacere a tutti ed a tutti i costi, sul presentare una versione “super” di noi… non voglio sembrare retorico ma ci sarebbe tanto di cui parlare e mi sembra che se ne parli davvero poco nelle canzoni, soprattutto nel Mainstream.

4) Hai dato spazio al flusso delle emozioni durante la composizione. Puoi raccontarci un episodio specifico che ti ha ispirato una canzone?

Dare spazio al flusso delle emozioni significa in gran parte che non sai mai esattamente di cosa parlerà una canzone mentre la stai scrivendo; scrivo seguendo una sorta di flusso di coscienza e quindi non seguo uno schema logico, do spazio all’irrazionalità ed a ciò che le emozioni mi suggeriscono per poi cercare di dargli una forma solo in un secondo momento. Come ad esempio è avvenuto per “Il vento soffia da Marte”.

5) Quali artisti ascolti? Quali artisti influenzano il tuo stile compositivo e musicale?

Ascolto tanta musica diversa, dalla classica al pop, dal rock al cantautorato. E cambio ascolti molto frequentemente perché sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. In questo periodo sto ascoltando St Vincent, Qotsa, Fontaines D.C., Battiato, Billie Eilish e Kendrick Lamar.

6) Hai un processo creativo particolare quando scrivi una nuova canzone? Se sì, come lo descriveresti?

Dal punto di vista dei testi come dicevo seguo il flusso di coscienza. I testi però arrivano solitamente dopo rispetto alla melodia, che è la prima che si presenta nella mente senza darmi tregua, subito dopo arriva il testo. Appena riesco cerco di tradurre tutto in note con chitarra o pianoforte cercando di valorizzare sia la musica che il testo, in generale assecondando la musicalità del brano, anche la scelta di vocali e consonanti è importante. Ogni canzone mi tormenta e mi rimbalza nella testa finché non è “finita” per poi lasciare spazio a quella successiva.

7) C’è un brano in particolare dell’EP che ti sta più a cuore? Perché?


C’è un brano che si intitola “Ma quanto sei bella?”, mi piace molto perché contiene un messaggio molto positivo, è un’esortazione a valorizzarsi, l’essere umano ha la forza di superare i momenti emotivamente più difficili quasi senza rendersene conto ed a volte ci serve solo qualcuno al nostro fianco che ci dica “sei stato bravo/a”.

8) Come hai gestito la transizione da band multicomponente a quella di artista solista? È quali differenze hai riscontrato?

In realtà non si tratta di una vera e propria transizione perché milito in band multicomponente anche ora ed anche lì abbiamo un percorso discografico con prossimi lavori in uscita. La differenza fondamentale è che le canzoni di Izine le scrivo proprio per me, al 100% e per questo sono creazioni meno “mediate”; qui non ci sono altre personalità artistiche da assecondare oltre alla mia… c’è chiaramente l’importantissimo lavoro di produzione di Michele Guberti in studio ma resto poi sempre io a dover decidere tutto. È una grossa responsabilità che invece nel caso di una band è condivisa, non si tratta chiaramente di dire cosa è meglio o peggio, sicuramente sono due cose molto diverse.

9) Qual è il messaggio principale che speri di trasmettere attraverso la tua musica?


Non c’è un messaggio unico credo, ce ne sono tanti. Mi piacerebbe dare uno sguardo su quello che viviamo, raccontare qualcosa di umano. Ma principalmente suono e scrivo per potermi esprimere, per parlare del mio mondo e per parlare anche di me visto che specie in alcuni ambiti sono un po’ restio a farlo… nella mia musica ci sono io per come sono.

10) Cosa possiamo aspettarci da te in futuro? Hai progetti o collaborazioni in cantiere?

Sicuramente mi piacerebbe portare in giro questo lavoro per farlo ascoltare durante i live e per stare un po’ a stretto contatto con le persone. Nel frattempo sto continuando a scrivere tanto materiale nuovo e vorrei già iniziare a registrarlo, considero Izine e questo lavoro come l’inizio di qualcosa, è un seme da continuare, da nutrire sicuramente. Mi piacerebbe portare in giro questo lavoro per farlo ascoltare durante i live e per stare un po’ a stretto contatto con le persone. Nel frattempo sto continuando a scrivere tanto materiale nuovo e vorrei già iniziare a registrarlo, considero Izine e questo lavoro come l’inizio di qualcosa, è un seme da continuare a nutrire.

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