
Marco Petrigno nasce a Palermo nel marzo del 1987. Polistrumentista suona con varie band passando dal punk alla musica francese dal jazz manouche al rock mantenendo sempre la sua vena blues. Come musicista partecipa a vari tour del cantautore Fabrizio Cammarata tra l’Italia e la Germania, tra i vari progetti spiccano i Cosmosaics con un EP all’attivo e avanscoperta russa, band dai suoni blues rock con alla batteria Giusto Correnti (Dimartino) e Fabio Rizzo (WAINES e produttore presso la 800a Records), anche quest’ultimo con un EP all’attivo. Ora si prepara a registrare il suo primo disco solista presso gli studi di Milano (Blackstar Records) un disco che affonda le radici nel blues con contaminazioni gospel rock il tutto in italiano.

RINGRAZIAMO IL CANTUATORE E POLISTRUMNETISTA PETRIGNO PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA

1) Qual è la tua origine musicale e come hai iniziato il tuo percorso come cantautore?
L’origine viene dal punk. Una piccola band aveva bisogno di un chitarrista, il cantante aveva saputo che avevo una chitarra elettrica e mi ha “costretto” a suonare con loro, tutto però, è finito con la scoperta del blues. Per quanto riguarda il cantautorato scrivo da sempre che ne ho memoria. È semplicemente venuto da sé, come quando apri gli occhi al parto e respiri.
2) Qual è stata l’ispirazione principale dietro “La Lingua del Santo”? C’è un evento specifico che ha influenzato i temi dell’album?
L’apocalisse dei tempi che viviamo, la fine e l’inizio . La scomparsa di un fratello prematuramente, il mio rintanarmi in un bosco e stare lì a pensare, a leggere ed evitare quanto possibile rapporti umani.
3) Cosa rappresenta per te la scrittura di canzoni e quali temi ti piace esplorare nei tuoi testi?
Esploro ciò che mi circonda mi nutro di storie, di bar, di sogni, di incubi, di film, di libri esploro quanto più possibile come mi è possibile, cerco vie d’uscita dove non ci sono.
4) Come scegli i suoni e gli strumenti da utilizzare nelle tue composizioni? Hai uno strumento preferito?
Suono la chitarra e il piano solitamente parte tutto da lì, ma capita anche che mentre sono in cucina o in strada o dormo o chissà che mi viene una melodia, la fisso sul telefono e poi la elaboro. Gli strumenti scelgono me nelle registrazioni, scelgono la canzone. Alcune canzoni anche solo fatte di voci sanno bene che suoni vogliono ad accompagnarle.
5) Quali sono le sfide più grandi che hai affrontato nella tua carriera musicale e come le hai superate?
Lavorare con e su me stesso. Non so se le ho superate. Ci sto lavorando.
6) Chi sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente e perché?
Non so ascolto davvero tante cose sia italiane che straniere. Tenco, Conte, De André, Leo Ferré, Lanegan , Cave, blues a non finire, non saprei sarebbe interminabile e differente per ognuno.
7) Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere attraverso la tua musica?
Voglio trasmettere principalmente qualcosa a me stesso, sono felice se questo poi faccia del bene o dia piacere ad altri, ma principalmente è per me, è mio il bisogno
8) Puoi parlarci del tuo ultimo progetto musicale e delle idee che lo hanno ispirato?
Il bosco, il mare, alcuni sogni ed incubi, un lutto molto pesante, l’abbandono della mia amata Palermo.
9) Come decidi quali elementi musicali integrare in ogni brano?
Come dicevo prima quasi sempre sono le canzoni a richiedere i suoni e le atmosfere. Amo suoni grezzi, veri, ma amo anche ciò che è corale, amo il gospel, la musica della strada, della fatica, amo l’opera.
10) Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?
Non mi spaventa il futuro più del passato o del presente stesso, sto già lavorando ad un altro disco, ho parecchie canzoni e non smetto mai di scrivere e di aumentare il numero di pezzi composti. Ritornerò anche ad esporre i miei quadri e continuerò a stare in cucina nel ristorante di Civitavecchia come chef.