L’album Iter della band alt-rock Calgolla, edito da Vina Records e distribuito da Believe, si presenta come una magistrale composizione che intreccia suoni e significati in un’armonia di riflessioni profonde e suggestioni emotive. Pubblicato il 30 maggio, questo nuovo progetto discografico del gruppo, attivo a Berlino, si snoda attraverso nove brani che sfuggono a facili classificazioni, amalgamando generi musicali differenti e temi attuali con uno stile distintivo. Il percorso sonoro di Iter si rivela ricco e stratificato, abbracciando influenze di alt rock, post-rock, post-punk, spoken word e performance art. Ciò che emerge è una narrazione complessa, che affronta la precarietà della condizione umana contemporanea, utilizzando testi ispirati a Viaticus, una graphic poem concepita dal vocalist Emanuele Calì e dall’artista visivo Giacomo Della Maria. L’importanza di questa sinergia risiede nella capacità di fondere lirica e paesaggi sonori, creando un’atmosfera che, pur mantenendo una coerenza tematica, resta volutamente frammentata. Ogni traccia di Iter contribuisce a costruire un discorso unitario sul tema delle contraddizioni esistenziali. L’apertura dell’album, “Morning Star”, si erge come un canto rituale di distruzione e rinascita. La fusione di simbolismi alchemici con sonorità evocative prepara l’ascoltatore a un’esperienza profonda, accentuando l’anticipazione per il percorso che seguirà. La title track, “Iter”, offre una vivida rappresentazione di immagini conturbanti e paesaggi emotivi, oscillando tra introspezione e osservazione esterna, mentre esplora il conflitto tra rassegnazione e resilienza. “Erdelose Pflanze” dipinge un panorama desolato, evocando il collasso dei legami con la natura in un contesto post-pandemico. Qui, il brano diventa una litania moderna, una riflessione sulla perdita delle radici e sull’alienazione dell’individuo. In “Frantic Movement”, il ritmo incalzante si fa eco della tensione e del movimento forzato, trasmettendo l’angoscia di identità disperse in un mondo di confini e sistemi di controllo. Il momento di relativa quiete è offerto da “Calm Waves”, un’interruzione contemplativa che invita l’ascoltatore a immergersi in emozioni e sensazioni. Al contrario, “The Puppeteer” costituisce una fiaba gotica intrisa di surrealismo e critiche alla perdita di autonomia, dove la manipolazione diventa un tema centrale nel contesto contemporaneo. In “Pupilla Digitale”, la band affronta le inquietudini legate alla tecnologia attuale, ritraendo una società sorvegliata e disumanizzata, mentre la traccia “Zenobius I,16” si presenta come un viaggio psichedelico, fondendo echi di saggezza antica con fratture moderne. Infine, il brano conclusivo “Dicotomìas” offre una riflessione poetica sull’equilibrio dell’esistenza, intrecciando diverse lingue e traducendo il messaggio di una speranza fragile ma tenace, ispirata ai versi del poeta siciliano Ignazio Buttitta. Dal punto di vista sonoro, Iter si distingue per la sua audacia. Le chitarre si muovono tra trame eteree e abrasive, mentre la sezione ritmica fornisce un contrappunto pulsante che amplifica l’atmosfera di ogni pezzo. La scelta di utilizzare diverse lingue non solo arricchisce la fruizione del disco, ma invita anche a più ampie riflessioni sugli ambiti interni e geopolitici, rendendo l’ascolto un’esperienza di profonda immersione. In conclusione, Iter si consolida come un’opera di notevole impatto, capace di coinvolgere l’ascoltatore a un livello sia sensoriale che intellettuale. Calgolla riesce a garantirci un’esperienza unica che trascende la mera musica, invitando alla meditazione e alla riflessione. In un panorama musicale contemporaneo denso di banalità, l’album emerge come un’autentica dichiarazione artistica, lasciando un segno indelebile nell’anima di chi vi si approccia.

