INTERVISTA ESCLUSIVA AL DUO TOSCANO TWOMBLY

Il duo è formato da Luca (Alangrime), che canta e suona il basso e la chitarra, e Gianni, il batterista che mescola suoni acustici ed elettronici. Il sound dei Twombly è una fusione di rock ed elettronica, con una sperimentazione musicale di sequenze elettroniche, sintetizzatori e atmosfere originali. Il nome del gruppo viene dall’artista Cy Twombly, le cui opere astratte mostrano segni gestuali, scritte e frammenti poetici, creando un diario visivo di grande intensità e emozione. Allo stesso modo, la musica della band si presenta come un diario sonoro, personale e spontaneo, che esprime le complessità del mondo moderno con uno stile musicale unico, a volte stridente e a volte melodico.

1) Qual è stata l’ispirazione principale per la creazione del vostro album “Twombly”?

In realtà, non c’è stata una singola ispirazione esterna, quanto piuttosto un processo evolutivo interno a guidare la creazione di “Twombly”. La genesi del disco è avvenuta sul campo: siamo partiti dalla pura ricerca sonora e dalla sovrapposizione di sequenze elettroniche. È stato proprio in questo frangente che il sound si è delineato in modo spontaneo e inaspettato, con le tonalità che combaciavano magicamente. La strumentale è sempre venuta prima. Solo una volta definito il tappeto sonoro, abbiamo aggiunto il testo e gli elementi acustici. Un processo che è stato, in sintesi, una vera e propria evoluzione musicale guidata dall’istinto e dalla sperimentazione.

2) Come definireste la vostra musica in tre parole e perché?

Definirei la nostra musica intrigante, sognante e poetica. Intrigante perché ci piace creare brani che catturino l’attenzione, con melodie e arrangiamenti che non si limitano a riff ripetitivi ma si sviluppano con svolte inaspettate e colori sonori particolari. Sognante perché amiamo costruire atmosfere sospese, quasi cinematografiche, che trasportino chi ascolta in immagini e sensazioni più che in semplici note. È poetica perché, tra melodie e testi, vogliamo evocare emozioni sottili, riflessioni e immagini che restino dentro, rendendo ogni canzone un piccolo viaggio personale.

3) Cosa significa per voi il nome “Twombly” e come si riflette nel vostro lavoro artistico?

Per noi, il nome “Twombly” è artista interessante e un vero e proprio pretesto concettuale per raccontare le nostre storie in musica. Cy Twombly è noto per aver sfuocato il confine tra disegno e pittura, utilizzando sulla tela scarabocchi nervosi, linee gestuali e scrittura illeggibile. Questo approccio, apparentemente caotico ma in realtà profondamente meditato, riflette perfettamente il nostro lavoro artistico. La nostra musica, proprio come le sue tele, è pensata come un loop ripetitivo di schizzi e linee sonore – un flusso che non cerca la conferma, ma che aspira a creare connessioni autentiche. In questo senso, Twombly ci offre l’alfabeto per esplorare temi come la difficoltà di comunicare oggi (che è il filo conduttore del nostro album) attraverso un linguaggio che è allo stesso tempo primordiale e complesso. Non è solo un nome, è una dichiarazione stilistica: una ricerca della spontaneità pensata nel suono.

4) Come avviene il processo creativo tra voi due, dalla scrittura dei testi alla composizione musicale?

Il nostro processo creativo è nato in modo spontaneo e quasi casuale, per poi strutturarsi. Inizialmente, si procedeva per accumulazione: Luca si occupava della ricerca dei sample e delle sequenze, mentre io aggiungevo la parte ritmica. Dopo un primo periodo di sperimentazione libera, abbiamo individuato la direzione del nostro sound e abbiamo iniziato a indirizzare il flusso creativo con maggiore consapevolezza. La scrittura è arrivata per ultima, come una conseguenza necessaria della musica, una vera e propria relazione di causa/effetto tra il tappeto sonoro e il messaggio che volevamo comunicare. Insomma, prima abbiamo costruito l’architettura emotiva, poi l’abbiamo riempita di parole.

5) Quali sono stati i maggiori ostacoli che avete affrontato come band emergente e come li avete superati?

Riteniamo che l’ostacolo più grande non siano state tanto le tendenze del mercato o la necessità di essere presenti sui social, quanto piuttosto la gestione del tempo. Abbiamo dovuto incastrare la creazione di un concept album così denso con le nostre vite. Avremmo voluto chiudere il lavoro molto prima per cavalcare l’onda dell’ispirazione iniziale. Tuttavia, alla fine, siamo riusciti a superare questa sfida. Abbiamo imparato a lavorare sui tempi lunghi, e la soddisfazione di aver completato “Twombly” è proprio la prova che la perseveranza paga, anche quando il tempo non è dalla tua parte. A questo si aggiunge un’altra difficoltà significativa: trovare locali in cui suonare e i contatti giusti per promuovere la band. Spesso le email restano senza risposta, perché magazine, radio e altri canali, immagino, siano tempestati da decine e decine di richieste di altre band. È come sbattere contro un muro, ma continuiamo a insistere, perché sappiamo che ogni piccolo passo costruisce opportunità reali.

6) In che modo la vostra musica esplora i temi della comunicazione e dell’autenticità nell’era moderna?

La nostra musica nasce dal bisogno di comunicare in modo sincero, in un periodo in cui la comunicazione è spesso frammentata e filtrata dai social. Cerchiamo di riportare autenticità nei suoni e nei testi, raccontando emozioni reali e condivisibili. Crediamo che la musica possa essere ancora un linguaggio puro, capace di creare connessioni genuine in un’epoca di comunicazioni spesso superficiali.

7) Qual è il messaggio che sperate di trasmettere attraverso le vostre canzoni?

Il messaggio che speriamo di trasmettere è sicuramente positivo ma di rottura. Vogliamo che la nostra musica, così come la Poesia e l’Arte in generale, funga da antidoto efficace contro il cinismo e la disconnessione della società moderna. L’obiettivo finale è quello di far ritrovare un po’ di quell’empatia perduta verso la bellezza, la profondità e la sincerità dei sentimenti. Il nostro lavoro è un invito a rallentare, ascoltare e riscoprire la propria umanità.

8) Come pensate che l’album “Twombly” possa influenzare o connettere con altri musicisti e ascoltatori?

Crediamo che la forza di “Twombly” risieda nella sua varietà emotiva e sonora. Non è un album monolitico, ma un viaggio composto da sentimenti misti e talvolta contrastanti. Abbiamo intenzionalmente bilanciato i pezzi: alcune tracce, come Codice a morsi, Cuore isola, In via fine e Amolavedo, sono più lineari e dirette a livello emotivo. Altre invece, come Sonnambuli e Deathcrash, introducono una tensione e un contrasto che spingono verso l’introspezione o una visione più visionaria (come nel caso di Galassia). Pensiamo che sia proprio questa particolare dinamica – il mix tra struttura e caos, tra emotività e sperimentazione – a poter diventare uno spunto creativo sia per altri musicisti in cerca di nuove strade che per gli ascoltatori che cercano un’esperienza di ascolto complessa e ricca di sfumature. L’album vuole essere una conversazione aperta.

9) Quali artisti o band hanno influenzato di più il vostro sound e il vostro stile musicale?

Il nostro sound nasce dal dialogo tra radici rock anni ’90 – con band come Nirvana, Dinosaur Jr. e Flaming Lips – e l’avanguardia elettronica contemporanea, da Death Grips a Aphex Twin. A queste influenze si aggiungono il panorama stoner e psichedelico e le sonorità elettroniche, che ci permettono di ampliare la nostra tavolozza sonora. Twombly è quindi l’incontro tra l’energia viscerale del rock e la stratificazione ritmica dell’elettronica moderna.

10) Cosa possiamo aspettarci da voi in futuro, sia in termini di nuova musica che di performance live?

In futuro, vorremmo portare il progetto “Twombly” dal vivo con una promozione live versatile, basata su un doppio binario: Versione Elettrica (Fedele all’Album): Una performance che riproduce l’energia del disco, con il sound ibrido e le sequenze serrate. Versione Chill-Out/Sperimentale: Una performance più intima e destrutturata, che dà maggiore spazio all’improvvisazione, alla psichedelia e alla pura musica elettronica. Vogliamo che la dimensione live sia una continua scoperta per il pubblico, un’estensione della nostra ricerca sonora. Stiamo insomma creando due modi diversi per sperimentare l’empatia di cui parlavamo prima!.

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