Ci sono sonorità, ritmi, parole e melodie che arrivano da lontano, da così lontano che le si definisce “ancestrali”. Provengono da qualcosa che è rimasto in fondo all’inconscio, residui di quella culla estatica che è stata l’utero per ciascuno di noi. Solitamente c’è lo zampino del quattro quarti, la ritmica che ricalca il battito cardiaco e che ci riporta dunque alla “batteria” che abbiamo ascoltato per nove mesi nel grembo materno. Se ad esempio si ascolta Teardrop dei Massive Attack è ovvio che si proverà qualcosa di ancestrale. Ma se ai Massive Attack piace vincere facile, una che invece ha colto la sfida senza ricreare un ambiente uterino ma facendoci comunque inzuppare la madeleine proustiana nel latte della memoria è Anelie, al secolo Giulia Aneli. Si tratta di una giovane cantautrice che ha vinto un concorso canoro il cui premio era la realizzazione di un videoclip. Così è nato il suo video appena uscito, quello con cui ci fa conoscere la sua Katharsis. Un brano che ti entra dentro e non ne esce più, provare per credere. Amalgamando atmosfere infantili – a metà tra la ninna nanna, la filastrocca e il classico carillon con la ballerina – queste note e le parole che le accompagnano dribblano qualsiasi cervello e arrivano dritte dritte ai nervi. Il risultato? Un po’ benzodiazepina, con conseguente scioglimento dell’ansia, e un po’ fanciullino pascoliano che riemerge. E, non a caso, se Pascoli ci ha parlato della nebbia impalpabile e scialba che nasconde le cose lontane (anche ciò che è morto), Anelie racconta il suo desiderio di fondersi con le chiome gialle e rosse degli alberi, in un inno all’autunno che è anche una celebrazione della morte intesa come veicolo di rinascita.