Intervista con Davide Fasiello. “Paths” il suo nuovo lavoro discografico

Benvenuto Davide e grazie per questa intervista.

  1. C’è stato qualche episodio particolare che ti fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il tuo percorso formativo e cosa ti ha formato maggiormente?

Non c’è stato un episodio in particolare che mi ha spinto a comporre, principalmente è stata la necessità quasi improvvisa di convertire ricordi, pensieri, immagini e sensazioni in melodie che possano essere comprensibili da tutti. Ed è per questo che ho deciso di passare dal sassofono al pianoforte, sentivo che era lo strumento ideale per esprimere me stesso al meglio e quindi da qualche anno a questa parte continuo a studiarlo con passione e dedizione grazie anche anche ai miei insegnanti che sono una figura di riferimento importante per il prosieguo del mio corso di studi e per la mia vocazione.

  1. È da poco uscito il tuo nuovo album “Paths”, puoi raccontarci qualcosa di questo lavoro?

Era già da qualche tempo che avevo in mente di pubblicare un lavoro su lungo termine ma per via dello studio e dalla mancanza di ispirazione ho sempre rimandato il progetto.
Ed è stato durante il periodo di lockdown che ho avuto la possibilità di passare più tempo con me stesso e di trasporre in musica quello che avveniva nei sentieri della mia mente e dei miei ricordi. L’idea di paths non è stata immediata, ho pensato di impostare il progetto nel modo definitivo solo quando avevo già composto “Stranded” e “Adventure”. Anche il numero di brani non è casuale, infatti il 7 è un numero che simboleggia introspezione, ispirazione e isolamento con la finalità di comprendere se stessi, il mondo ed esplorare la natura umana.

  1. Quanto tempo c’è voluto per preparare l’album nelle sue varie fasi?

Per preparare l’album ci sono voluti circa cinque mesi dalla fase di raccolta delle idee ad inizio marzo fino alla post produzione gentilmente offerta dalla Blue Spiral Records intorno a metà luglio.

  1. Oggi, è difficile riuscire a pubblicare un disco?

Pubblicare un disco in sé non è complesso, la parte più complessa è la fase di comunicazione, bisogna trovare i giusti mezzi mediatici in modo tale da far conoscere il tuo lavoro al maggior numero di persone interessate al genere di musica che produci e costruire pian piano una fanbase che ti segua nei lavori successivi.

  1. Ci sono tra i tuoi lavori alcuni che ti rappresentano maggiormente?

Si, Uno dei miei lavori che mi rappresenta maggiormente è “Escaping from the darkness”, un brano composto un anno fa che per me rappresenta appunto, lo sfuggire dall’oscurità interpretata dalle mie ansie e preoccupazioni insite nella mia mente.

  1. Quanto c’è di personale nelle tue composizioni?

Nelle mie composizioni cerco sempre di mettere una parte o tutto me stesso, perché vorrei trasmettere all’ascoltatore le mie emozioni e il mio punto di vista, anche se lascio sempre una libera interpretazione.

  1. Sei un artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?

Nella maggior parte dei casi i pezzi faticano a nascere, o per mancanza di ispirazione oppure nella scelta di comporre delle sezioni in un certo modo anziché in un altro, in questo caso cerco di prendere più tempo possibile in modo da sviluppare il brano nel modo migliore.

  1. Ci sono degli autori che hanno avuto o che hanno influenza sul tuo modo di scrivere?

Certo, ci sono dei compositori moderni che mi hanno influenzato molto nel modo di scrivere, tra cui: Ryūichi Sakamoto, Ludovico Einaudi, Roberto Cacciapaglia e Yoko Shimomura. Loro mi hanno dato un’impronta significativa che ha caratterizzato molto il mio stile di scrittura.

  1. Oggigiorno forse più di ieri c’è una contaminazione tra generi. La musica, secondo te, si è aperta al mondo?

Assolutamente si, basti pensare alla musica neoclassica o new age, che incorpora al loro interno, oltre ad elementi della tipici della musica classica, anche alcune sfumature tipiche del genere pop, jazz o rock ottenendo cosi uno stile diverso e variegato.

  1. Come vedi l’utilizzo della tecnologia nella musica di oggi?

A mio parere l’utilizzo della tecnologia nella musica al giorno d’oggi è fondamentale. Non sarei riuscito a registrare e modificare le mie produzioni altrimenti. Inoltre non sarei riuscito a realizzare il terzo sentiero del mio album “Always”, dato che i moderni sequencer o DAW sono capaci di riprodurre qualsiasi effetto sonoro o strumento desiderato tramite la tecnologia MIDI dei pianoforti digitali.

  1. Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?

Diciamo che il futuro non mi spaventa in assoluto, tendo sempre ad avere una visione ottimista delle cose.
Per quanto riguarda i progetti futuri sto cercando di creare dei brani basati sui loop e sull’orchestrazione d’archi, continuo a sperimentare.

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.

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