Muti: “Dopo la pandemia anche la musica non sarà la stessa. Il dolore porterà nuove prospettive”

Niente sarà più come prima, dopo la pandemia Covid, nemmeno la musica. Che anzi, intrisa del dolore e di quello che abbiamo vissuto, potrà trovare interpretazioni nuove, “nuove prospettive”. Ne è convinto il maestro Riccardo Muti, intervistato su Repubblica.it dal direttore del quotidiano Maurizio Molinari per la seconda giornata dell’evento L’anno che verrà. Da anni direttore della Chicago Symphony Orchestra, Muti racconta di non aver potuto incontrare i suoi musicisti dallo scorso febbraio e di non poterli ritrovare prima della prossima primavera. Una distanza lunga e dolorosa, sottolinea, “perché per un direttore l’orchestra è la sua famiglia” e che al momento può lenire solo con i frequenti contatti telefonici, le indicazioni ai musicisti per rappresentare musica da camera. Ma quando finalmente arriverà il momento, dice , e si ricomincerà lo studio delle partiture, delle opere classiche, non sarà come riprendere una cosa che si è appena lasciata. “Perché tutti noi siamo cambiati e questi mesi ci hanno lasciato una trasformazione profonda – riflette – anche il dolore si riversa nella musica e porterà una nuova prospettiva”. Un’esecuzione musicale “diversa”, quindi è quella che ci dobbiamo aspettare, “con una luce nuova, forse più dolorosa, drammatica. È un momento che aspetto con trepidazione”.

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