Opere inedite tra i manoscritti di Francesco Cilea

Ci sono anche pagine della partitura dell’opera La Tilda, un concerto per violino e orchestra e un concerto per violoncello e orchestra di cui si ignorava l’esistenza tra i manoscritti inediti e gli spartiti del compositore calabrese Francesco Cilea (1866-1950) donati in passato dagli eredi alla città di Palmi. L’analisi della documentazione sta riservando molte soprese sulla produzione di Cilea, conosciuto soprattutto per l’ opera ‘Adriana Lecouvreur’ e per ‘Io son l’umile ancella’, che è stata tra le arie cantate il 7 dicembre scorso durante il grande spettacolo inaugurale della Scala di Milano. L’amministrazione comunale ha affidato il compito di mettere ordine e di valorizzare il materiale custodito nella Casa della Cultura ‘Leonida Repaci’ al maestro Filippo Arlia, pianista e direttore d’orchestra, con la collaborazione di Raffaele Cacciola, titolare della casa editrice Espm Musica. “Francesco Cilea – ha spiegato il curatore – è stato un grandissimo compositore, interpretato da tenori come Enrico Caruso, primo interprete del Lirico di Milano, fino a Pavarotti con l’Arlesiana. È una grande emozione poter valorizzare e divulgare il suo patrimonio musicale ancora inedito”. Tra i documenti ci sono centinaia di numeri di catalogo di Cilea, tra cui composizioni cameristiche, per orchestra da camera, pianoforte, violoncello, strumenti a fiato e, appunto, opere liriche come la Tilda, rappresentata con successo per la prima volta a Firenze nel 1892. Il lavoro, pubblicato da Sonzogno, fu messo in scena in molti teatri italiani e il 24 settembre di quello stesso anno al teatro dell’Esposizione di Vienna. Orchestrale. Alcune tra le composizioni trovate nel carteggio non sono mai state pubblicate o eseguite, altre risultano anche completamente sconosciute. La peculiarità che caratterizza i manoscritti, riscontrabile anche dagli spartiti della Tilda è “l’ordine maniacale della scrittura del compositore, un ordine quasi architettonico, ingegneristico, elemento atipico dei musicisti classici. I manoscritti di Beethoven e di Bach, ad esempio, sono quasi incomprensibili”.

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