DEMAGÓ: “FERITE”, IL ROCK CHE SI FA CARICO DELLE QUESTIONI SOCIALI E MORALI

Il 19 marzo è uscito l’EP “Ferite” della rock band umbra Demagó, capitanata da Emanuele Bruschi. L’EP “Ferite” è composto da quattro brani altamente energici, raffinati e carichi di risonanza emotiva, i brani rappresentano il barlume di speranza del genere indie e perché no della nostra cultura occidentale. La prima traccia “Il mio demone”, ci proietta in un energico ambiente sonoro rock: le chitarre elettriche, il basso e la batteria rivelano tutta la loro positività, voglia di vivere e ascoltare buona musica rock, troviamo un Bruschi all’ennesima potenza, voce cristallina e serena. “Il mio demone” sa metterci di buon umore, sa trasmettere empatia e soprattutto è in grado di scrutare e supportare egregiamente l’animo di qualsiasi essere umano. Il testo è sapientemente bilanciato e introspettivo: da un lato dobbiamo prima combattere i nostri demoni interiori o per lo meno saperci convivere senza poi impazzire o diventarne succubi, solo dopo aver superato i nostri problemi personali potremo affrontare le difficoltà universali della collettività e del mondo, detto ciò, possiamo affermare che sarà difficile smettere con l’ascolto compulsivo della canzone “Il mio demone”. Il secondo brano “Precario” ci rende partecipe di un rock dinamico e narrativo: dinamico perché le chitarre, il basso e la batteria sono in perfetta sincronia, essi seguono il canto narrativo del buon Bruschi, a seconda dell’intensità vocale del cantante, l’intera macchina strumentale si allinea a lui, mentre dal minuto 3:40 fino al minuto 4:29 sentiremo che gli strumenti prenderanno una svolta ribelle e agguerrita, in tutte le sonorità, questo per marcare la drammaticità del tema. Riprendendo il discorso della drammaticità, “Precario” porta con sé un testo che ci rende partecipi di uno dei tanti temi delicati di questa società in regressione, siamo in una crisi morale come afferma la band, ne scaturisce una sorta di feudalizzazione della società, che spezza il principio dell’unità, affermando il primato del particolare, del locale, dell’individualismo nella forma più gretta ed egoistica, il brano tenta giustamente, di risvegliare le nostre coscienze. Il terzo pezzo “Le mani” ci immerge in una ballad dall’atmosfera trascendente e romantica: le chitarre elettriche cariche di risolutezza e compattezza, sono davvero favolose, la batteria e il basso scandiscono con sontuosità il ritmo senza però appesantirlo, dal minuto 3:20 al minuto 3:43 possiamo udire un potente sassofono alto che mette in evidenza la maestosità di “Mani”, ci hanno colpito anche le parti lente, ci sembrava di volare, fino a riposare sulle comode nuvole, come fossero divani, questo come sempre grazie alle confortanti sonorità proposte dalla band e dal ottimo lavoro canoro ed espressivo di Bruschi, è un brano immersivo e intrigante. Il testo risulta poetico, un’ottima allusione al saper vivere, al sapersi rialzare con onore e umiltà dopo momenti complicati della nostra vita, la coesione sociale e il rispetto per il prossimo, tutto questo ci farà bere al calice della felicità. L’ultima canzone di questo raggiante EP “Stendimi” ritroviamo di nuovo la piacevole dinamicità ritmica di “Precario”: batteria, chitarre elettriche e basso possiedono un’incantevole reattività soffusa, appena Bruschi aumenta il tono vocale ecco che gli strumenti lo rincorrono con immensa facilità d’esecuzione, nessuna nota fuori posto, accompagnata da una voce impeccabile. Dal minuto 1:12 a 1:32 incorriamo in un ritmo incalzante e veloce, poi ascoltiamo la parte lenta dal minuto 1:33 fino al minuto 2:18, per poi tornare alla fase lenta al minuto 2:19 fino al minuto 3:11, infine dal minuto 3:12 fino al minuto 4:11 ci troviamo di fronte ad un hard rock spettacolare: batteria portentosa, chitarre elettriche gratificanti e un basso ruggente. Il testo di “Stendimi” ci mette in guardia dalla noia, dalla routine meccanizzata, dalle dipendenze che possono crearsi: alcol, tabacco, uso improprio del PC e delle piattaforme social, senza il giusto equilibrio delle cose siamo destinati ad annullare anche involontariamente la nostra stessa esistenza, un brano altamente esistenzialista e molto attuale. I Demagó sono riusciti a raccontarci con immensa chiarezza tutte le ferite che mostra la nostra società occidentale, hanno anche eccellentemente cercato di trovare un bendaggio efficace: il rispetto verso il prossimo, condito alla coesione sociale. Come direbbe Aristotele: “Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a sé stesso, deve essere una bestia o un Dio.” La band è promossa a pieni voti, congratulazioni ragazzi.

TRACKLIST

1. Il mio demone

2. Precario

3. Le mani

4. Stendimi

BIOGRAFIA

Demagó sono un gruppo formatosi nel 2013 a Città di Castello in provincia di Perugia, dall’idea di Carlo Dadi (chitarra), Moreno Martinelli (chitarra) e Emanuele Bruschi (voce). Negli anni si sono susseguiti vari componenti all’interno del progetto che hanno contribuito al raggiungimento di obiettivi comuni. Oggi la line-up di cinque elementi vede Marco Signorelli (batteria) e Luca Moscatelli (Basso). All’attivo un disco autoprodotto intitolato “Linea di confine” pubblicato nell’ottobre 2015 contenente nove brani interamente scritti ed arrangiati dal gruppo che spaziano da un rock più vivace ad atmosfere più cupe e profonde. Il tour promozionale colleziona molte date nel centro Italia, vantando aperture ad artisti come Roy Paci & AretuskaRezophonicPinguini Tattici Nucleari ed il Banco del Mutuo Soccorso. La frequente attività del gruppo porta all’incontro con l’etichetta ferrarese (R)esisto Distribuzione che getta le basi per un nuovo disco, prodotto da Michele Guberti Massimiliano Lambertini, con la partecipazione di Manuele Fusaroli, produttore di alcuni dei maggiori dischi indie italiani, presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara.

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