Intervista esclusiva alla band rock perugina Demagó

Benvenuti ragazzi e grazie per averci concesso un po’ del vostro prezioso tempo per quest’intervista.

1) Come è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci un po’ la storia della vostra band?

I Demagó sono un gruppo formatosi nel 2013 a Città di Castello in provincia di Perugia, dall’idea di Carlo Dadi (chitarra), Moreno Martinelli (chitarra) e Emanuele Bruschi (voce). Negli anni si sono susseguiti vari componenti all’interno del progetto che hanno contribuito al raggiungimento di obiettivi comuni. Oggi la line-up definitiva di cinque elementi vede anche Marco Signorelli (batteria) e Luca Moscatelli (Basso). Nel 2015 è uscito il primo album, “Linea di confine”, autoprodotto, contenente 9 brani in italiano scritti ed arrangiati interamente dalla band. Il tour promozionale ha collezionato molte date soprattutto nel centro Italia con aperture a vari artisti quali Rezophonic, Pinguini tattici nucleari, banco del mutuo soccorso, Roy Paci. Il nome deriva da un famoso bar parigino, “Les deux magots”, frequentato spesso da poeti maledetti quali Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud, e soprattutto da Jim Morrison, una delle nostri fonti di ispirazione, nel suo ultimo periodo vissuto in Francia. Noi abbiamo cercato di “italianizzare” il nome ed è venuto fuori appunto “Demagó”. Inoltre, “Les deux magots” significa “due maghi”, che potrete ritrovare nel nostro logo in forma stilizzata. 

2) Il ruolo delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) delle band di oggi e come raggiungete questi obiettivi nel vostro lavoro?

Crediamo che il compito principale per una band sia quello di riuscire a donare ai pezzi e al pubblico una parvenza di vera verità.  Essere sinceri, prima con noi stessi e poi con chi ci ascolta è fondamentale per non cadere nella trappola dell’autoreferenzialità. Nella nostra musica emergono varie tematiche, dai lati più introspettivi e personali fino ad arrivare ad avere uno sguardo attivo sulla realtà e sul mondo del lavoro e il fulcro di tutto per raggiungere questi obiettivi è una visione comune dell’argomento di cui si parla, per poi cercare di trasportarla in un terreno creativo che racchiude le tante ore passate nella scrittura dei testi e nel lavoro in studio. 

3) Il vostro EP “Ferite” è uscito il 19 marzo del 2021, potete parlarci di questo lavoro?

Il disco contiene quattro brani inediti scritti ed arrangiati dal gruppo e rappresentano un punto di svolta a livello stilistico e sonoro. I testi rimandano alla musica d’autore italiana, spaziando da temi sociali e con riferimenti al mondo del precariato lavorativo fino ad addentrarsi in territori più introspettivi e personali. Il tema della ricerca interiore pervade l’intero EP. Durante l’ascolto si incontreranno demoni e fantasmi, buio e luce, tormento e disagio, nel tentativo di accedere alla stanze più nascoste dell’anima e sprofondare negli abissi per trovare la forza di risalire e affrontare il viaggio che potrà portare ad un nuovo inizio e una nuova redenzione. Il tutto avvolto in sonorità che, prendendo come riferimento la moderna scena indie rock anglosassone, riescono a fonderla con quella più classica, grazie anche ai continui intrecci di chitarre elettriche ed acustiche che contribuiscono a dare freschezza e colore ai brani.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’EP?

Abbiamo lavorato tutto l’inverno e la primavera 2020 dopo il lockdown nella nostra sala prove, per poi letteralmente “rinchiuderci” una settimana di fila, praticamente tutto il giorno, al Natural Headquarter di Ferrara, uno studio tra i più importanti per il panorama musicale indipendente italiano, essendo di proprietà di Manuele Fusaroli, noto produttore di alcuni degli album di maggior rilievo di tale scena ( Zen Circus, Motta, Pierpaolo Capovilla). Lì, insieme a Manuele e soprattutto a Michele Guberti, nostro produttore principale, si è lavorato intensamente per 7 giorni tra giugno e luglio 2020.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco?

In linea di massima non è difficile, in quanto le opportunità e le spese da sostenere sono molto più agevoli rispetto al passato. La cosa più problematica, secondo noi, è trovare etichette e produttori realmente interessati ad una band e che dimostrino di crederci fortemente. Siamo stati fortunati ad incontrare Massimiliano Lambertini e tutta la famiglia (R) esisto che ci ha supportato e ha creduto in noi dal primo giorno, donandoci competenza e professionalità, rispettando sempre la nostra idea di arte e musica.

6) Come state affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Non è facile, oggettivamente. Ci siamo rinchiusi e continuiamo a provare, provare e provare per far venir fuori nuove idee ed essere pronti quando tornerà una parvenza di normalità. Abbiamo deciso comunque di uscire perché è giusto che la musica continui ad essere un mezzo che veicola forza e positività, specialmente in questo momento. 

7) Quanto di personale c’è nelle vostre canzoni?

Sicuramente molto, i testi partono dalle idee di Emanuele, che poi porta in studio anche una melodia di base. Essendo un gruppo rock ma anche cantautorale crediamo sia inevitabile partire da sentimenti ed emozioni che ci toccano in prima persona. Però poi c’è tutta una trasposizione, dopo la prima stesura, volta, a seconda delle canzoni, a immergerla in un contesto reale in cui ognuno può riconoscersi. Se prendiamo ad esempio la canzone “Precario”, anche essa potrebbe partire da un’esperienza personale, in realtà nessuno di noi è un pescatore con due lauree. Ci sembrava un’immagine potente per raccontare uno spaccato di vita reale e un problema che accomuna molte persone, ancor di più in questo particolare momento.

8) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione? Quali sono per voi, i loro rispettivi meriti?

Questa è una bella domanda. Devo necessariamente fare un po’ di distinzione per rispondere. ( sono Emanuele). Per quanto mi riguarda l’ispirazione e l’improvvisazione sono la base su cui mi appoggio. Sono lì, tanti giorni, che vago senza meta in cerca di una scintilla che non sempre arriva, ma io continuo a cercarla in tutti i modi possibili. Quando finalmente arriva, viene trasportato tutto in studio dove si procede ad un livello in cui l’improvvisazione e la capacità dei musicisti si rivela ancora molto importante, al tempo stesso inizia una fase di arrangiamento, di tagli, di ricuciture, di trovare e ricamare il miglior vestito possibile da donare a una canzone. E’ un momento molto intenso, in cui i ragazzi cercano di entrare nella mia testa e nelle mie emozioni e spesso è un’impresa ardua. La capacità che hanno di prendere una base e trasformarla in un pezzo che ne rispecchi i contenuti e le emozioni è qualcosa che mi affascina sempre. Quindi c’ è del merito sia nell’improvvisazione che nella composizione, le due cose devono riuscire a complementarsi.

9) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media nella musica odierna?

Può essere un’arma a doppio taglio, nel senso che bisogna essere bravi a sfruttarla in un modo giusto ed equilibrato, considerandolo come uno dei mezzi che può aiutarti a farti conoscere, ma senza dipendere da esso o dargli un’importanza esageratamente elevata. In più, crediamo ci sia un “eccesso” di informazione e disponibilità che rischia a volte di far si che tu ti perda in mezzo a così tante opzioni e così alzi il tiro sempre più in alto per distinguerti, ma non è questo il compito della musica e dell’arte. Equilibrio è la parola più appropriata quando si parla di queste cose secondo noi.

10) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Di non mollare e di riuscire ad avere sempre un fuoco che arde dentro e trasportarlo nella musica. Di non pensare al successo e ai soldi, non farsi accecare da una notorietà di facciata, ma di  donare verità e forza alle proprie canzoni. C’è bisogno più che mai di ogni tipo di musica perché è l’arte che più di tutti sa creare un’emozione diretta e profonda in ogni persona e i nuovi gruppi devono rischiare, provare, discutere, passare ore e ore in studio finché non sentono che è venuto fuori qualcosa di potente e vero. 

11) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

È una domanda che ha senso sempre, in questo momento ancora di più perché il momento storico che stiamo vivendo può portare grandi trasformazioni e cambiamenti. Quindi si, siamo spaventati ma anche fiduciosi per il futuro, convinti che quando torneremo alla normalità sarà un qualcosa di grandioso. CI immaginiamo lassù, sopra un palco, con la gente abbracciata di sotto. Ci immaginiamo questa scena e l’adrenalina sale dentro i nostri corpi. Sarà come la prima volta, e sarà magnifico.

Vi ringraziamo per il tempo che ci avete dedicato.

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LA BAND

Emanuele Bruschi (voce)

Carlo Dadi (chitarra)


Moreno Martinelli (chitarra)

Marco Signorelli (batteria)


Luca Moscatelli (Basso)

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