Intervista a Marco Di Stefano: la sua musica fatta di emozioni da condividere

 

È da poco uscito l’album del pianista e compositore Marco Di Stefano dal titolo “Multiverse”, ispirato alle poesie di Lucilla Trapazzo. “Multiverse” è l’incontro tra due linguaggi artistici apparentemente diversi, il cui ritrovo diventa comunanza in cui identificarsi.  Il passaggio dal codice della parola, concreta e scolpita, alla nota, segno aereo ed elusivo, rivela profondo desiderio di scoperta e di testimonianza. Se la poesia di Lucilla Trapazzo è custode di sentire, specchio e isomero di storie che narrano l’altro da sé, la trasposizione in musica di Marco di Stefano è un atto di coraggio, si apre ed entra in un mondo percettivo estraneo e lo fa proprio. Il rigo musicale diventa una vera e propria re-invenzione, una sintesi, e allo stesso tempo un codice a doppio canale, mano aperta per accogliere le differenze. L’album è stato anticipato da un video ideato da Rosa Di Stefano incentrato sul tema delle spose bambine. Il lavoro è stato pubblicato dalla rinomata Blue Spiral Records.

Marco Di Stefano si approccia al pianoforte in tenera età inseguendo il suo istinto compositivo e iniziando da li un percorso decennale di studi di tecnica pianistica e composizione orchestrale con tre distinti maestri quali Giovanni D’Aquila a Palermo, Adriano Guarnieri a Bologna e Luc Brewaeys a Bruxelles. Il suo stile è semplice, strutturato e narrativo. Ogni sua composizione nasce per raccontare una storia e questa sua predisposizione verso la musica narrativa lo porta a collaborazioni artistiche con pittori, fotografi e scrittori, alla ricerca del perfetto connubio fra opera musicale e arte.

 

Abbiamo incontrato l’artista per una intervista esclusiva che riportiamo di seguito.

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Benvenuto Marco e grazie per questa intervista.

Quali sono attualmente le tue principali sfide compositive?

Unire sonorità classiche a contemporanee, senza dar troppo fastidio a chi non è abituato ad ascoltare musica atonale e avant-garde. A volte mescolo il tutto in un solo pezzo come nell’album “Multiverse”, a volte invece in un album dedico un’intera traccia ad un nuovo linguaggio come “Il talento di Elena” dall’album “L’Estate del 78”.

Con cosa inizi di solito quando componi?

Con qualcosa che mi inspira profondamente e che produce in me emozioni che vale la pena condividere. Quindi parte il processo di sentire nella mia mente il suono di queste emozioni che facilmente diventa musica e passa dai tasti di un piano alle note di una partitura.

È uscito da poco il tuo nuovo album “Multiverse”, ci puoi dire qualcosa di più?

Multiverse è un album sperimentale, scritto ascoltando le letture di alcune poesie della poetessa Lucilla Trapazzo. Ogni traccia si muove in simbiosi con la lettura e rievoca immagini ed emozioni suscitate dal testo.

 

 

Come vedi il rapporto tra timbro e composizione?

Il timbro del pianoforte per me è tutto. Ogni composizione nasce da li. Mi sono innamorato del piano da bambino e ancora oggi la sua voce non fa che affascinarmi e inspirarmi.
A volte le composizioni sono improvvisate, inspirate dal piano che sottovoce mi sussurra le note da suonare.

Quali sono le opere che più hanno formato la tua personalità musicale?

Direi tanti preludi, da Debussy a Scriabin passando per Rachmaninov, in quanto amo la sintesi e la scrittura che va al punto senza troppo allungarsi. Per quanto riguarda la musica orchestrale The Rite of Spring di Stravinsky è sicuramente una delle composizioni che hanno aperto la mia mente seguita dai concerti per orchestra di Goffredo Petrassi.

Cosa c’è di più impegnativo in ciò che fai e cosa è più gratificante?

La mia attività principale è altra, nel settore informatico. Per me è davvero un lavoro immenso trovare il tempo per scrivere, registrare, creare le partiture, e pubblicare un album. La cosa più gratificante? Sedersi sul divano e ascoltare un album appena pubblicato.

Quali sono i tuoi obiettivi / sogni per il futuro?

Sogno di continuare un percorso di pubblicazione musicale per atterrare su qualche progetto di composizione di musica per film. Ma vorrei essere scelto per il mio stile in quanto non amo scrivere musica simile ad altra, per questo penso sia importante farmi conoscere come artista e continuare a pubblicare musica sul mio canale.

Cos’altro vorresti che le persone sapessero del tuo lavoro / carriera?

Sogno di diventare compositore da sempre. Scrivere musica fa di me un compositore? Forse, ma allo stesso tempo mi sento come se fossi sempre ancora all’inizio di un lungo percorso. Sicuramente ho intenzione di continuare a sviluppare il mio stile e pubblicare diversi album, alcuni potrebbero piacere altri no, presto ho intenzione di cominciare sperimentare un po’ di più con i suoni e le (non)melodie.

Ti ringraziamo per il tuo tempo!

 

Il compositore Marco Di Stefano. “Multiverse” è il suo ultimo lavoro discografico.

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