AUGUSTINE: “PROSERPINE”, IL SACRO SOFFIO VITALE CHE ALBERGA IN OGNUNO DI NOI

Il 16 aprile è uscito il nuovo album “Proserpine” di Augustine. Questo “scrigno musicale” racchiude ben tredici tesori di pregevole manifattura sonora, ascolteremo un dark folk rivoluzionario e sagacemente cangiante al punto giusto. Qui Augustine, non solo canta celestialmente ma sa anche interpretare in chiave moderna la dea romana Proserpina. La dea verrà rapita e terrorizzata non da Plutone ma dai problemi sociali contemporanei e trascinata a forza negli inferi della psiche umana. Per i lettori che volessero a qualunque costo trovare un innocente punto di riferimento per iniziare ad ascoltare la valente Augustine, possiamo citarvi: la band EMIAN PaganFolk, Evelina Christopherson e Azam Ali. Infine Augustine ha saputo destreggiarsi anche con altri generi: New – Wave, Ambient del suo primo album (Grief And Desire) e con “Proserpine” sentirete anche l’ottima interpretazione. La prima traccia “Tower Stones” ci guiderà in un’atmosfera epica e cupa: il riff della chitarra elettroacustica è totalmente magnetico, il basso avvolge candidamente l’ascoltatore, la batteria egregiamente delicata, la voce angelica di Augustine trasmette sapientemente tutto il suo canto disperato, infondendoci una profonda risonanza emotiva. Il testo del brano è una rivisitazione in chiave moderna del rapimento della dea romana Proserpina, perpetrato da Plutone. Tuttavia in questa nuova interpretazione si evince il forte e immenso desiderio di Augustine di sensibilizzare la massa: mettere in luce la delicata e importante tematica riguardante la violenza sulle donne e denunciare il comportamento machista di molti uomini. La seconda traccia “Pomegranate” ci accoglie con dei sontuosi tom-tom e un ritmico stomp-box, qui il canto di Augustine prende delle piacevoli vocalità a tratti mediorientali, accompagnate da un basso caldo e delle chitarre ben definite. Il succo di “Pomegranate” si bassa su un importante concetto “Non è tutto oro quel che luccica”, viviamo in una società che eleva l’individuo alla sola e mera qualità estetica, aggiungiamo a questo anche il capitalismo che crea bisogni e dipendenze di cui potremmo farne davvero almeno. La terza canzone “Response of the Oracle” ci fionda in una profonda atmosfera meditativa: il dolce e sussurrato canto di Augustine ci culla per tutta la traccia, accostato: da una tenue e confortante arpa, un moog dal suono misterioso che diffonde note dalle ampie proprietà riflessive. Il testo invita a non farsi governare da un atteggiamento altamente deleterio: il fatalismo. Bisogna assolutamente sognare e tentare di realizzare i propri desideri, almeno tentare, il solo fatto di non provarci nemmeno, aggiungendo procrastinazione, ne detiene in sé la vera natura fallimentare. Il quarto brano “Fanny, They Killed Me”, viene aperto da un battito cardiaco accelerato che ci accompagnerà per tutta la durata del brano, possiamo notare delle chitarre fluttuanti, un basso sensibile e ben calibrato, una batteria che sa schiaffeggiare a dovere l’ascoltatore, nemmeno qui viene a mancare l’eccelsa e appassionante esecuzione vocale di Augustine. Il testo ritorna sul difficile e attualissimo tema della violenza sulle delle donne: il femminicidio, lo stalking, le denunce purtroppo disattese di miglia di donne, la Macchina Giuridica e Burocratica non ancora snellite. Il quinto brano “Pagan” ci catapulta in una dimensione sonora che mescola sagacemente medieval folk, tonalità celtiche e suoni contemporanei: rullanti, tamburelli, stomp-box, cori. I ritmi sono abbondantemente allungati, tutto ciò porta magistralmente a rapire la mente e l’udito dell’ascoltatore, un’autentica e rilassante ‘ipnosi musicale’. Il testo di “Pagan” si focalizza su una tematica esistenziale da sempre temuta dall’umanità: l’ignoto, la paura ha sempre spinto l’uomo ad ignorare esso, un testo che echeggia come un mantra, dove si tende a rassicurare l’essere umano e lo si invita ad avere una mente aperta, da poter così assaporare il piacere della scoperta e riconoscere a sua volta il limite da esso raggiunto, l’oscuro a volte va lasciato in pace, dopo tutto le sue più grandi peculiarità sono: il magico e l’essere fascinoso. “Dark Place” ci proietta in un ambiente sonoro costellato da sonorità ambiental: chitarre profonde e seducenti, un moog introspettivo, il canto meditavo e commovente di Augustine, tutto l’insieme costituisce un’ottima colonna sonora degna di un nuovo Silent Hill. Il testo è altamente sociologico e psicologico, tratta di alienazione e assuefazione allo stato puro, un canto affranto che vuole rendere noto la pericolosità di questi due demoni che fungono da agenti mentali nell’odierna società capitalista. Nel settimo brano “Moments of Pleasure and Joy” introduce un sound avvolto da mistero, ritmo lento ma triste: l’angoscia provata da Augustine sa farsi apprezzare, come sempre si riescono a scrutare anche le ottime doti canore. Un moog oscuro si fa spazio con note musicali dark, la batteria sciabordante segue la cantautrice e il moog per accentuare l’ottimo ambiente tetro del brano, le chitarre seguono le vocalità tormentate di Augustine tenue tengono il passo, una traccia davvero toccante. Dietro a questa canzone riuscita è possibile discernere un testo simile ad una preghiera che vuole esorcizzare un altro demone spaventoso: l’edonismo, siamo di fronte ad un altro ottimo testo che vuole debellare, la vuotezza di questa concezione collettiva, instillata dal nichilismo e dal suo fido compagno, il capitalismo. L’ottavo brano “How to Cut Your Veins Correctly” presenta un ritmo dinamico che comprende: chitarre rilassanti e reattive, un moog dolcemente fluttuante, una batteria grintosa e un’agguerrita Augustine. Il testo affronta il dilemma sociale del suicidio, a questo si aggiunge anche un’ulteriore sfumatura: l’essere messi da parte dalla collettività. Il brano denuncia anche il fallimento della comunità. La nona traccia audio “Good News” è piacevolmente incantevole: Augustine ci guida in un’atmosfera delicata e onirica che accarezza gentilmente il nostro udito: la sua voce angelica riesce a trasmettere serenità, seguito anche da chitarre melodiche, un meraviglioso piano Rhodes che propaga generosità e purezza. Il testo di “Good News” non è altrettanto placido: si parla di angoscia e incertezze sul futuro, il brano può essere facilmente adattabile anche a questo periodo tremendo in cui siamo immersi (la pandemia da SARS-CoV-2), solo l’intelligenza emotiva (la consapevolezza di sé, la capacità di autocontrollo, la motivazione, l’empatia e le abilità sociali) può davvero risollevare la società. La decima traccia “Adonis” è un romantico dream pop con leggere sfumature elettroniche. Qui Augustine insieme alle chitarre, al moog e alla batteria riesce davvero a liberarci da ogni angoscia o timore, la mente si svuoterà completamente, da quando non provate più quella sensazione di pace interiore? Con “Adonis” sarà immediatamente possibile. Il testo parla di puro amore: dove lui e lei sono complementari. L’undicesimo brano “Anemones” sa avvolgerci come una calda coperta, mentre fuori diluvia e fa freddo, la voce incantevole di Augustine, una soffice chitarra, un basso sognante ci coccoleranno per tutti i suoi cinque minuti e quarantotto secondi. Il testo è molto introspettivo e triste: la vita dei mortali spesso può essere come l’anemone (il fiore), delicato come “un soffio vitale”, esso rappresenta anche il simbolo dell’amore tradito, dell’abbandono. La sua fragilità viene proprio associata alla breve durata di un amore. Il dodicesimo e penultimo brano “Deep, so Deep” è struggente: possiamo ascoltare il limpido dolore di Augustine, accompagnata da chitarre che riproducono riff drammatici, cori fausti e un basso onnipresente e lineare. Il testo scava a fondo nei meandri della nostra mente, a volte siamo costretti a prendere decisioni ardue, altre volte ci sentiamo come la dolce e pura Proserpina: inermi. spaventati e confusi. Il tredicesimo e ultimo brano “My Love Speaks Flowers” ci trasporta in un’atmosfera onirica ed estremamente vellutata: la talentuosa Augustine ci incanterà con un canto soffice e lucente, accompagnato da una chitarra che ci irradierà con sonorità paradisiache, un basso soave e un melodico piano Rhodes. Il testo molto poetico ci invita a non abbandonare la speranza, credere nelle proprie idee, perché dopotutto usando un aforisma: “Non può piovere per sempre.” Augustine ci ha accompagnato “negli inferi della mente umana”, davvero un lungo e tortuoso viaggio introspettivo. La cantautrice ha saputo esporre e denunciare con ottime doti canore e soprattutto poetiche, le molteplici problematiche sociali che si sono protratte nel corso dei secoli e tutt’ora, non si ha voglia di risolvere, siamo al cospetto di un’opera monumentale.


BIOGRAFIA

Sara Baggini è una cantautrice, produttrice e poli-strumentista. Compositrice fin dalla prima adolescenza, si trasferisce da Sondrio a Perugia all’età di 19 anni, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove si laurea in Pittura presso il corso del prof. Sauro Cardinali. L’arte visiva, espressa nell’attenzione per l’immagine, ricoprirà sempre un ruolo molto importante anche nella carriera musicale dell’artista. Dopo l’esordio nel 2010 con One Thin Line –e parallelamente ad alcune collaborazioni per formazioni elettroniche quali Alas Laikae Other Us – sceglie lo pseudonimo di Augustine, tratto dal nome dell’isterica, protagonista del saggio di Georges Didi-Huberman L’invenzione dell’isteria, poiché la paradossale condizione dell’isteria è assunta dall’autrice come paradigma del fare artistico, specialmente in quanto legato ad una complessa e problematica sensibilità femminile. Nel 2018 pubblica Grief and Desire, una sorta di romanzo autobiografico musicale, ben accolto dalla critica malgrado il carattere fortemente indipendente. Nel 2019 il video di Augustine, diretto da Francesco Biccheri, vince il II premio come “miglior videoclip italiano autoprodotto” al VIC – Videoclip Italia Contest. Nel 2021 pubblica il suo nuovo album, Proseprine, dando inizio ad una nuova collaborazione con l’etichetta I Dischi del Minollo. L’immaginario delle sue canzoni è alimentato dalla letteratura (per esempio Virginia Woolf e Sylvia Plath) e dalla pittura (i Preraffaelliti e Dante Gabriel Rossetti), così come dalla musica. La maggior parte delle influenze musicali provengono dalla scena britannica Post-punk, Dream Pop e Dark Wave degli anni ’80 (Cocteau Twins, Dead Can Dance, This Mortal Coil, Siuoxsie And The Banshees), ma anche da cantautrici ed artiste da lei amate (Kate Bush, Sinead O’Connor, Annie Lennox, PJ Harvey, Agnes Obel, Anna Calvi, St. Vincent, Bjork, Enya, Julianna Barwick, Meredith Monk). Temi ricorrenti delle canzoni sono: malattia, ipocondria, perdita, lutto, assenza, distanza, amore nascente e abbandono, colpa, biasimo, estasi e caduta. L’onirico ed il delirio – al confine con la consapevolezza – sono percepiti come i soli linguaggi possibili per generare un più profondo senso. L’artista si pone come oggetto e soggetto allo stesso tempo e – come l’isterica – nell’immagine di sé trova la propria identità: distorta, frammentata, eppure l’unica.

TRACKLIST

  1. Tower Stones
  2. Pomegranate
  3. Response of the Oracle
  4. Fanny, They Killed Me
  5. Pagan
  6. The Dark Place
  7. Moments of Pleasure and Joy
  8. How to Cut Your Veins Correctly
  9. Good News
  10. Adonis
  11. Anemones
  12. Deep, so Deep
  13. My Love Speaks Flowers

RICONOSCIMENTI

Tutti i brani sono scritti da: Augustine (Sara Baggini)

Prodotto da: Fabio Ripanucci, Sara Baggini e Daniele Rotella

Registrato, mixato e masterizzato presso: La Cura Dischi, Perugia

Pubblicato da: I Dischi del Minollo

Distribuito da: CD Baby (formato digitale) e Audioglobe (copie fisiche)

Sara Baggini: voce, chitarra, basso, Rhodes, tastiere, synth, percussioni, stomp-box, drum machine

Fabio Ripanucci: chitarre aggiuntive in Fanny, They Killed Me Moments of Pleasure and Joy, Rhodes, tastiere, Moog, percussioni, drum machine

Daniele Rotella: basso in Tower Stones e percussioni in Pomegranate

Massimo Margaritelli: basso in Fanny, They Killed Me Moments of Pleasure and Joy

Niccolò Franchi: rullante in Pagan e batteria in Moments of Pleasure and JoyHow to Cut Your Veins Correctly Adonis

Francesco Federici: tom in Pomegranate

Foto di copertina: Francesco Capponi

Melograno di ceramica: Maria Diletta Rondoni

Artwork: Antonio Rossi Sara Baggini


INFO E CONTATTI

SITO UFFICIALE

EMAIL: info@augustinemusic.it

FACEBOOK

INSTAGRAM

YOUTUBE

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...