Una lunga e piacevolissima intervista rilasciata alla band Alternative-Hard Rock LaCúra

Un caloroso benvenuto alla band LaCúra, vi ringraziamo per averci dedicato il vostro preziosissimo tempo per rilasciare quest’intervista.

INTERVISTA

1) Come è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci anche un po’ la storia della vostra band?

Andrea: LaCúra nasce a seguito dello scioglimento di un’alternative cover band di cui io e Carlo facevamo parte. Dopo qualche periodo di disorientamento (non era nei nostri progetti riprendere e fare pezzi originali) Carlo mi fa sentire alcuni brani che aveva già in cantiere dove suonava tutto senza chitarra, o meglio emulandola con il basso. Mi convinse subito e così iniziai a scrivere qualche testo e ad inserire la voce. Dopo qualche mese serviva darci un nome e sempre Carlo lanciò l’idea per chiamarci LaCúra. Un nome che rimanda immediatamente al titolo del pezzo di Battiato ma che oggi dopo la morte del Maestro ci piace pensare possa essere un omaggio alla sua figura, che certamente ha inciso anche nel nostro modo di fare e ascoltare la musica.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?

Andrea: Ho iniziato a mia insaputa a scrivere canzoni alle superiori appuntandomi pensieri e stati d’animo in un diario, sono stati i primi testi che ho usato quando iniziai a cantare. Non ho mai studiato musica, vengo dalla cultura punk/HC del ” do it yourself”. L’urgenza creativa ha fatto in modo che le cose succedessero.

Carlo: Sono sempre stato incline all’improvvisazione, anche per questo dopo anni da autodidatta ho deciso di iscrivermi al corso accademico AFAM di Contrabbasso Jazz, presso la Claudio Abbado di Milano. L’istinto di vivere la musica come una sorta di meditazione è stata poi la fonte principale delle parti musicali che ho scritto e ad essere onesto non mi ricordo brani in ambito Rock composti in modo differente.

3) “Tra ignoranza e realtà” è uscito il 14 maggio del 2021, potete parlarci di questo lavoro?

Andrea: Abbiamo registrato i 4 pezzi dell’EP nell’ultima domenica di Febbraio prima del primo lockdown del 2020. A Settembre dopo un periodo di stallo dovuto all’emergenza ci siamo rivolti a Gionata Bettini per fare missaggio e masterizzazione dei pezzi. Lui ha saputo cogliere le nostre esigenze dando al lavoro quel suono ” garage” che riesce a trasferire l’energia e gli equilibri della band. Una volta realizzato il lavoro ci siamo rivolti a DELTA Records & Promotion e grazie a loro siamo qui oggi a raccontarci.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’EP?

Andrea: I pezzi erano pronti a luglio del 2019. Poi abbiamo cambiato batterista e CZ si è unito a noi alla fine di settembre. All’inizio del 2020, come ti dicevo, abbiamo registrato tutto in una giornata. Con Gionata Bettini abbiamo lavorato per qualche settimana prima dell’ennesima chiusura. Insomma è stato un lavoro diretto e con pochi fronzoli, avremmo potuto finirlo prima se non ci fosse stata l’emergenza sanitaria.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco?

Andrea: Dipende dal tipo di prodotto che si vuole realizzare. Per come abbiamo fatto noi la risposta è no. Bisogna avere le idee chiare su cos’è meglio fare. Per noi era importante aver dei brani registrati e cercare di farli sentire il più possibile. Abbiamo scartato l’idea di fare un supporto fisico ( CD, Vinile, MC) perché era più importante farci conoscere e magari suonare un po’ dal vivo. Quindi con una buona etichetta che ti segue, ti mette in contatto con le realtà del momento, e cura la distribuzione sulle piattaforme digitali, tutto si realizza in modo ottimale. Qualche anno fa era quasi inimmaginabile registrare dei brani e farli ascoltare senza un supporto fisico.

Carlo: Molto dipende dalle persone che ti seguono, nelle mie esperienze passate non ho mai avuto modo né di fidarmi né di avere risultati da queste collaborazioni, per fortuna con questo progetto le cose sono andate diversamente. DELTA Records & Promotion ci segue e crede al nostro progetto permettendo di dedicarci al nostro lavoro artistico. Mentre a livello tecnico direi che il progredire della tecnologia abbia notevolmente facilitato, rispetto ad anni fa, il tutto.

6) Come state affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Andrea: Con rassegnazione cercando di fare di necessità virtù. Musicalmente abbiamo continuato a scambiarci idee e a costruire le basi per i prossimi pezzi. Nel quotidiano invece io ho potuto muovermi molto in mezzo alla natura che circonda la zona dove vivo. In tutta sincerità ho scoperto un modo alternativo di passare le domeniche battendo km di sentieri mai visti prima immerso nel silenzio della natura e rubando qualche scatto.

Carlo: Cercando di vedere le parti positive di questo periodo di “clausura”, ovvero avere più tempo per se stessi e per la propria famiglia.

7) Quali sono i vostri pezzi che più vi rappresentano?
Andrea:
Direi “La Vanità ” e ” Limite “. Il pezzo più diretto con quello più riflessivo.

Carlo: “Limite” come brano preferito e come feeling “Specchio”.

8) Quanto di personale c’è nelle vostre canzoni?

Andrea: Per quel che mi riguarda molto. Alcuni testi prendono spunto da esperienze dirette. Ma in generale credo che tutti sentiamo molto l’energia che si trasmette attraverso la musica e la integriamo nella nostra espressività.

Carlo: Anche nel mio caso molto, non tanto a livello tecnico o altro ma proprio come storia narrata attraverso la musica.

9) Siete una band che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Andrea: I pezzi nascono generalmente da uno scambio tra me e Carlo per poi elaborare tutto in sala prove. Come dicevo in questi mesi ci siamo scambiati molte idee ma purtroppo non siamo mai riusciti trovarci per suonare, considera che siamo metà lombardi e metà piemontesi e le varie zone colorate ci impedivano gli spostamenti.

Carlo: Direi proprio che non abbiamo problemi a livello di composizione, però la distanza in questo periodo non ci ha permesso di finalizzarne quanti avremmo voluto. Abbiamo molti brani in fase embrionale per il momento.

10) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione e quali sono, per voi, i loro rispettivi meriti?

Andrea: Due modi che si alternano e si compensano nelle stesure dei nostri pezzi, personalmente amo molto la parte istintiva legata all’improvvisazione.

Carlo: Per me sono molto legate, la composizione è un diretto derivato dell’improvvisazione, ho scritto brani in altri generi partendo da matita e foglio pentagrammato ma non posso dire che sia il metodo di lavoro che prediligo. I meriti dell’improvvisazione sono penso evidenti in tutta la storia della musica contemporanea, generi come Blues, Jazz e Rock nascono prevalentemente da questo tipo di approccio, la composizione la vedo più affine alla musica Classica e al Cantautorato, ma le due non si escludono anzi, ci sono moltissimi compositori Jazz che hanno avuto un approccio più accademico e vice versa basti pensare ad alcune opere di Bach.

11) Che attrezzatura usate per comporre la vostra musica?

Andrea: Un foglio di carta, una penna e un registratore portatile ( oggi è tutto nel cellulare ) per appuntare le idee. Poi spesso, dopo che Carlo mi ha inoltrato le parti strumentali, inizio a registrare le voci usando una scheda audio e un PC.

Carlo: Per la maggior parte del Home Recording Logic, una scheda audio Scarlett, basso e catena di effetti.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensate che la musica si sia aperta al mondo?

Andrea: Ho sempre amato la contaminazione tra i generi perché solo attraverso la sperimentazione si possono trovare formule di scrittura alternative e superare i pregiudizi legati alle rigide regole dei generi e dei sottogeneri. Per ciò che mi riguarda è sempre stato così.

Carlo: La contaminazione è stata la chiave che ha evoluto la musica fino ai giorni nostri penso anch’io che sia sempre stata presente e fondamentale.

13) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media?

Andrea: Positivamente ci sono molte più possibilità di di diffondere il proprio lavoro.

Carlo: Della tecnologia molto positivamente sotto vari livelli, mi basta pensare alla facilità con cui è possibile registrare le proprie idee, procurarsi uno spartito, ascoltare nuova musica o imparare una determinata tecnica strumentale. Con i social non vado molto d’accordo ma è il mezzo migliore per potersi far conoscere.

14) Il ruolo delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) delle band di oggi e come raggiungete questi obiettivi nel vostro lavoro?

Andrea: Credo che sia finita l’epoca delle urgenze politiche, intese come negli anni ’70 per capirci, perché sono sostanzialmente fallite. Restano le istanze sociali che mirano alla sensibilizzazione di una coscienza critica. La creatività è un elemento indispensabile per riuscire a trovare soluzioni capaci di dar sfogo al proprio modo di esprimersi.

15) Come pensate che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio?

Andrea: Se sapessi la risposta probabilmente l’avremmo già messa in atto. Credo che in come tutte le cose paghi il lavoro l’impegno e la sincerità. Chiaramente bisogna essere fortunati e trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Non credo ci siano formule particolari.

Carlo: Bella domanda con una difficile risposta ^_^. Posso parlare a livello personale dicendo che la sensibilità e la sincerità di un progetto artistico paghi sempre.

16) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Andrea: Non siamo nella posizione di poter dare consigli per chi vuole emergere. Ripeto un po’ ciò che accennavo prima: lavoro, impegno, spontaneità originalità, fortuna.

Carlo: Chiederei dei consigli a loro, come dice Andrea non mi sento nella posizione di poter elargire consigli.

17) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Andrea: Il futuro è una semplice estensione del presente, è il frutto di ciò che facciamo oggi. Non ci spaventa e viviamo giorno per giorno le nostre esperienze. I progetti vanno dal poter suonare dal vivo a registrare ancora qualcosa per fare un altro bel viaggio con la nostra valigia piena di musica.

Carlo: No anzi, però penso sia bello vivere il “qui ed ora” molte volte siamo ancorati al passato a quello che abbiamo o non abbiamo fatto o a quello che dovremo fare. Speriamo di suonare il più possibile, di ritornare a vivere la musica, l’arte in generale e registrare presto un nuovo lavoro.

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