Intervista esclusiva all’alternative rock band Gran Zebrù

Gran Zebrù è un corto circuito fra alternative rock, post rock e canzone italiana. Nel primo lavoro discografico “EP1” via I Dischi del Minollo, la band distilla quattro brani dalla struttura atipica, realizzati sviluppando le improvvisazioni registrate in sala prove.

Abbiamo incontrato la band lombarda Gran Zebrù, per un’intervista esclusiva che riportiamo di seguito.

Benvenuti ragazzi, mille grazie per averci concesso quest’intervista esclusiva.

1)Come è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci anche un po’ la storia della vostra band?

Proveniamo tutti e quattro da diverse esperienze musicali e sentivamo il bisogno di un progetto nuovo, nel quale poterci esprimere senza i limiti legati a un genere specifico. Così abbiamo iniziato a improvvisare insieme, senza la necessità di scrivere delle vere e proprie canzoni. Il nostro sound è nato in questo modo, in maniera molto naturale. Il nome è arrivato successivamente: il Gran Zebrù è una montagna del Trentino, ci piaceva questo nome bizzarro e abbiamo deciso di chiamare così il nuovo progetto.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?

I nostri brani nascono dalla necessità di suonare insieme e di creare qualcosa di nuovo attraverso i nostri strumenti. Non siamo partiti con una direzione specifica e continuiamo ad affidarci alle nostre intuizioni estemporanee per capire dove stiamo andando. Siamo influenzati dal rock alternativo, dal post-rock e dalla canzone italiana. Si tratta di un mix piuttosto inconsueto ma è quello che viene fuori dalle nostre sessioni e dai nostri ascolti.

3) “EP1” è uscito il 18 settembre del 2020, potete parlarci di questo lavoro?

L’EP ha rappresentato per noi un traguardo importante e, allo stesso tempo, una sfida. Era giunto il momento di scattare una fotografia al nostro sound in continua mutazione, cercando di non perdere, nel procedimento, lo spirito del progetto. Per le session di registrazione e per la pubblicazione sentivamo il bisogno di una particolare sensibilità e competenza che abbiamo trovato sia nello studio di Casamedusa che nella nostra label, I Dischi del Minollo.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’EP?

Le registrazioni non hanno richiesto tempi particolari, il grosso del lavoro è stato fatto in sala prove nei mesi precedenti. Durante le registrazioni il nostro sound si è però arricchito grazie al contributo di Francesco Campanozzi di Casamedusa che ha svolto un ruolo molto trasversale e creativo, aggiungendo diverse sfumature ai nostri brani.

5) Come state affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Il dramma dell’epidemia ha stroncato lo sviluppo di interi settori produttivi compreso quello dello spettacolo. Ovviamente anche le nostre attività si sono dovute interrompere per alcuni mesi. In questo momento speriamo di vedere finalmente la luce e di riprendere a pieno regime con le prove e, speriamo, qualche live in futuro.

6) Siete una band che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

La scrittura dei brani è parte integrante delle nostre prove, ogni volta nascono nuovi spunti che decidiamo poi se sviluppare o meno. La genesi di un brano non è quindi problematica, nel nostro caso; troviamo più impegnativa la fase successiva nella quale dobbiamo plasmare il materiale grezzo per svilupparlo in un brano compiuto.

7) Che attrezzatura usate per comporre e registrare la vostra musica?

In fase compositiva utilizziamo una strumentazione quasi interamente analogica ma per le registrazioni non disprezziamo l’utilizzo di plug-in digitali funzionali al completamento del nostro sound.

8) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensate che la musica si sia aperta al mondo?

Pensiamo che questa apertura sia parte integrante dell’evoluzione del discorso musicale attraverso i decenni. Oggi forse è più facile accorgersene perché la cosa viene spesso esibita come una nota di originalità. Nel nostro progetto la contaminazione è importante ma ci teniamo che rimanga un’espressione naturale del nostro modo di suonare e non una forzatura.

9) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

La tecnologia, specie quella applicata alla composizione e alla registrazione, può essere davvero utile in un contesto come il nostro che parte da idee estemporanee che vanno successivamente lavorate. Riguardo ai social media, ormai la loro predominanza è indiscutibile e, in questo periodo di pandemia, ci hanno permesso di mantenere un contatto con chi ci segue e con le altre band.

10) Il ruolo delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) delle band di oggi e come raggiungete questi obiettivi nel vostro lavoro?

Nel nostro progetto ci concentriamo sugli aspetti creativi e musicali. Condividiamo diversi ideali che preferiamo esprimere nel quotidiano piuttosto che trasformarli in argomenti da inserire nei nostri brani. Molti cercano ideali nelle canzoni, noi pensiamo che il vero problema non sia quello di schierarsi, come artisti, ma la preoccupante incapacità della classe politica di elaborare dei messaggi credibili.

11) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

A chi desidera emergere consigliamo di non inseguire necessariamente il sound che riscuote il maggior successo ma di cercare di elaborare una propria personalità artistica che resterà un personale traguardo a prescindere dai risultati ottenuti.

12) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

In questo momento storico, dopo una pandemia globale, possiamo dire di avere avuto la dimostrazione di quanto spaventoso può essere il futuro. Da un punto di vista strettamente artistico, puntiamo a realizzare, nei prossimi mesi, un nuovo EP.

Vi ringraziamo per averci dedicato il vostro preziosissimo tempo.

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