I PLEBEI: “SEMISTERILI”, FOLK E POESIA INCASTONATI BRILLANTEMENTE IN QUESTO ECCELLENTE EP

Il 28 maggio è uscito “Semisterili”, della folk band trentina I Plebei, capitanata da Vincenzo R. Palombo. L’EP è rifinito da cinque brani: altamente importanti, dal ritmo energico e dal valore sociale inestimabile per l’intero genere umano. “Semisterili” affascinerà tutti gli ascoltatori, nessuno escluso. La prima traccia “Gioiamara” ci avvolgerà e ci farà scatenare col suo ritmo un po’ folk, un po’ swing, un po’ blues, un po’ liscio con sfumature jazz, tutte queste miscele musicali inebrieranno sin da subito gli ascoltatori, per noi della redazione è il tema anti-Covid per eccellenza, un brano che esorcizza sagacemente tutte le angosce e le paranoie instillate da questo temibile nemico invisibile. Il brano è costituito da leggiadre chitarre, una fisarmonica mirabolante, un basso generoso ed avvolgente, un Palombo magnetico, tamburelli accattivanti, una batteria felpata. Il testo vuole pensare al futuro in maniera gioiosa, sebbene stiamo vivendo una sorta di amarezza nel presente (la pandemia), questo però deve avvenire solo se si pensa ad un futuro con un paradigma riveduto nella società attuale, se essa cambia modo di pensare, c’è la possibilità di un futuro interessante altrimenti rimarrà solo l’amarezza. Il secondo brano “L’Israelita”, presenta un ambiente sonoro brioso e spensierato: batteria dinamica, basso coinvolgente, fisarmonica disinvolta, un Palombo brillantemente sarcastico. “L’Israelita”, oltre a mostrare la traduzione biblica letterale degli eventi che portarono gli israeliti a magnificare loro stessi, vuole essere un monito per i dormienti, per coloro che ignorano involontariamente i veri meccanismi che stanno alla base del cosiddetto “controllo globale occulto”. Solo la conoscenza e lo sviluppo del senso critico sono in grado di risvegliare le coscienze, tuttavia chi dorme profondamente non vuole certo essere brutalmente svegliato. Per questo motivo la canzone, come un seme mezzo pieno per i contenuti, e mezzo vuoto per l’ironia e la spensieratezza musicale, può essere impiantata in qualsiasi terreno, attecchendo solo dove la terra è pronta a farlo germogliare. Il terzo brano “Per Che” condivide con noi un ritmo piacevolmente allegro e ben ritmato: basso coinvolgente, fisarmonica entusiasmante, chitarre graziose, un Palombo scanzonato e scatenatissimo (voto dieci). Questa canzone ricalca il “Memento mori” dei latini, quindi apparentemente sembra ricordarci soltanto che dobbiamo morire. In realtà la vera chiave di lettura la troviamo nel ritornello attraverso una serie di messaggi stringati ma specifici. Il messaggio che si coglie dipende dal livello di consapevolezza individuale; così il dormiente capisce che la vita vola via, i cadaveri marciscono e che chi rimane piange, soffre e si annacqua nella disperazione. Quando avrà preso maggiore coscienza invece, capirà la differenza tra la vita biologica e quella energetico-spirituale: La prima destinata alla terra come concime e la seconda all’aria, perché libera dalla pesantezza della materia. Così, il pianto sublimato dal fuoco delle passioni, non annacqua il seme nel cuore, ma lo innaffia e lo fa crescere più forte di prima. Il quarto brano “Tediosa Atarassia”, ci accoglie con un intuitivo ed introspettivo sound Tex-Mex (per dare un’idea ai lettori, i Calexico con la loro Gypsy’s Curse): chitarre trascinanti, batteria e basso ricettivi, percussioni aggiuntive distensive, Palombo poetico e profondo. L’atarassia è un termine filosofico che indica la pace dell’animo quando è libero dalle passioni, uno stato di beatitudine statico. Questo stato d’animo però è tedioso, cioè fastidioso e pesante, soprattutto quando ci si sente costretti a sperimentarlo ed abbandonarlo immediatamente per poterlo di conseguenza donare agli altri. Questa canzone esprime la difficoltà che, ad esempio, potrebbe incontrare una pecora nera nel conformarsi ai suoi simili al solo scopo di renderli indipendenti; è un viaggio di andata verso la completa consapevolezza e di ritorno verso la sterilità del pensiero comune, che è per forza di cose destinato ad essere influenzato e trasformato affinché possa finalmente raggiungere la giusta maturazione, che lo condurrà inevitabilmente all’uno immortale. È necessario però attendere pazientemente, proprio come farebbe un giardiniere dopo aver seminato il suo giardino. L’ultimo brano “Ubuntu” ci abbraccerà con la sua cadenza folk: basso magnetico, chitarre melodiche, batteria avvincente, fisarmonica divina, un Palombo immenso e cosmopolita. “Ubuntu” è un’etica o un’ideologia dell’Africa sub-Sahariana che si focalizza sulla lealtà e sulle relazioni reciproche delle persone. È un’espressione in lingua bantu che indica “benevolenza verso il prossimo”. È una regola di vita, basata sulla compassione ed il rispetto dell’altro. Questa è la parola magica, il “verbum” che andrebbe insegnato nelle scuole, è il seme che andrebbe piantato ed accudito in ogni dove affinché possa crescere e proliferare liberamente nella coscienza di tutti. Ubuntu ci fa notare che la soluzione a tutte le sterilità sociali risiede nella semplicità e nell’amore per la natura la quale, nonostante le guerre, la prevaricazione dell’uomo sull’uomo, l’inquinamento ecc., continua comunque a fare il suo lavoro, senza chiedere nulla in cambio. I Plebei sono una band spumeggiante, con loro si ritrova una bella sensazione, il loro EP è morbido, definito, accurato, riflessivo, esso provoca piacevoli emozioni che si incendiano come carburante per aerei, con le sonorità dei Plebei si volteggia e ci si libra in volo rapidamente. Non vediamo l’ora di ascoltare il loro prossimo lavoro.

Tracklist

1. Gioiamara

2. L’Israelita

3. Per Che

4. Tediosa Atarassia

5. Ubuntu


Biografia

I Plebei nascono nel 1996 come band di musica blues e con un repertorio di brani per la maggior parte originali. In tutti questi anni, grazie ad una profonda ricerca, hanno apportato una sostanziale revisione alla loro musicalità. Nel 2002 il gruppo partecipa ad Alband, concorso musicale, indetto dal Comune di Rovereto, classificandosi al III° ed incidono in studio il loro primo singolo “Africa”. Nel 2006 realizzano il primo demo album “illusioni fittizie live”. Nel 2007, al concorso nazionale Tour Music Fest, il gruppo si distingue, insieme ad altre venti band emergenti, tra circa duemila partecipanti. Verso fine anno avviene la registrazione, in studio, dell’EP “Illusioni fittizie del giovedì sera”, interamente autoprodotto. Dal 2007 fino al 2009, la band sponsorizza il suo lavoro dando vita al “cd crossing”, dischi abbandonati e poi ritrovati in tutta Europa. Negli anni successivi, 2008/2009, compongono e presentano lo spettacolo teatrale “Lucinfuga”, che portano anche fuori dai confini regionali presso festival, locali, associazioni, circoli Arci e teatri.2013 registrano il nuovo album “Eterna è la tensione di clavicole ingranaggi e leve”. Nel 2014 è stata richiesta la presenza live del gruppo in occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione, al parco delle Albere a Trento. Nel 2016 entrano a far parte dell’etichetta (R)esisto di Ferrara che è in stretta collaborazione con l’etichetta Alka Record Label, conosciuta a livello nazionale per la sua proposta musicale, viene ristampato in versione digitale l’album “Eterna è la tensione…”. Nel 2018 I Plebei sono passati all’etichetta Alka Record Label per la quale hanno prodotto l’EP “Velo S Velo”. Dopo eventi live e vari lock-down per la crisi sanitaria nel 2021 esce l’EP “Semisterili”, anticipato dal singolo “Gioiamara”. Non dobbiamo infine dimenticare il successo dell’evento da loro creato, “Un’ora di troppo”. Si tratta di un concerto che si svolge durante il passaggio dall’ora legale a quella solare, di un concerto notturno, di una “celebrazione concertata” che ha lo scopo di “dare suono” a quel lasso di tempo che, ogni anno, viene tolto o aggiunto all’inesorabile scorrere del tempo.


La band

Vincenzo R. Palombo (Calogero fu Focaluci): Voce

Simon Coppolino (Zibbonio Berretti): Fisarmonica

Mario Speziali (Cateno Erbolini): Chitarra

Giosuè Parisi (Profezio Petris): Basso

Simone Oss (Scrimezio Genesio De Tibia II): Batteria


Riconoscimenti

Registrato e mixato da: Michele Guberti presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara
Prodotto da: Michele Guberti, Massimiliano Lambertini, Manuele Fusaroli e I Plebei
Management e distribuzione: Alka Record Label
Editor video: Dario Scaramuzza


Contatti della band

Sito Ufficiale

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