L’avvincente intervista concessa dal duo Emoji Of Soul

Anticipato dal singolo “Tutto l’amore che avremo”, è uscito in CD e in Digitale, l’11 giugno 2021, il disco omonimo d’esordio del progetto potentino Emoji Of Soul, pubblicato e distribuito da (R)esisto.

Ringraziamo infinitamente il duo Emoji Of Soul per averci donato quest’avvincente intervista che riportiamo di seguito

1) Com’è nato il nome della vostra band? Potreste raccontarci anche un po’ la storia della vostra band?

Il nome della band è nato dopo la nascita dell’EP, ispirato dallo stile della musica che stavamo facendo e dal nostro stato d’animo. Volevamo esprimere il contatto tra il vecchio e il nuovo nello stile musicale come nelle immagini, perciò ci siamo riferiti al linguaggio delle emoji che ormai tutti utilizziamo quotidianamente attraverso i social e nella messaggistica in generale e al soul un linguaggio musicale che comprende un modo di fare musica che ci appartiene, “vecchio”, ma in realtà in continua trasformazione con tutte le contaminazioni che fluiscono al suo interno. Stefano ed Emanuela suonano insieme da tanti anni. Ci conosciamo nel 2009 quando la band Metrono è alla ricerca di una cantante, cresciamo insieme e ci sperimentiamo in vari generi musicali e tanto anche nella improvvisazione. Poi quella bella avventura finisce con la crescita di tutti e le divergenze stilistiche ma noi continuiamo a suonare insieme, in una chiave acustica, prediligendo brani blues, jazz, pop.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?

Stefano ha studiato chitarra fin da piccolo per poi trasferirsi per un periodo a Roma, a studiare al Saint Louis College, e sicuramente questi suoi studi l’hanno influenzato insieme alla sua attività nella band e lo stesso è accaduto per Emanuela, che ha studiato canto fin da piccola a Potenza, per poi vivere l’esperienza della band con Stefano. Non c’è stato un episodio in particolare ma questa esigenza è nata da una insoddisfazione data dal dover suonare dopo tutti questi anni ancora musica di altri. Questa è stata la molla che ci ha fatto iniziare a capire che eravamo pronti a produrre melodie e testi nostri e nuovi che naturalmente portassero all’interno tutte le sfumature musicali degli ascolti e delle cover suonate negli anni, in una chiave interpretativa nostra.

3) L’EP “Emoji Of Soul” è uscito l’11 giugno del 2020, potete parlarci di questo lavoro?

È un lavoro che ci ha resi proprio felici, per come si è evoluto quando siamo arrivati allo studio e per la cura data alle nostre idee, alle contaminazioni musicali che abbiamo portato con noi. Sono quattro canzoni diverse tra loro nello stile e nelle strutture ma che si uniscono in un sound potente che ci identifica. Naturalmente si è dato molto spazio alle chitarra in un continuo gioco di botta e risposta con una voce calda e da un fraseggio libero ma mai esasperato. Abbiamo potuto metterci tutti noi stessi, perciò è un lavoro vero, che ci identifica.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’EP?

È passato un anno dall’invio della prima demo a Resisto e ci siamo sempre sentiti per mandare le canzoni che facevamo e migliorarle insieme. Il lavoro poi in studio è stato concentrato in una full immersion musicale che è durata 7 giorni, con la guida di Massimiliano Lambertini e la produzione di Michele Guberti in cui ci siamo concentrati prima sulle basi musicali e poi i testi e infine le voci e i cori.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco?

Crediamo di si, soprattutto perché il mercato musicale è cambiato e gli stessi artisti non sono più solo interpreti. Bisogna sapersi muovere, nulla è lasciato al caso, soprattutto nel mondo imperdonabile dei social.

6) Come state affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Per noi soprattutto il primo lock down è stato un periodo molto prolifico dal punto di vista musicale, ci siamo concentrati solo sulla musica, e sono nate tante canzoni. Del resto non si poteva uscire, è stata una manna dal cielo per il nostro ep!

7) Quali sono i vostri pezzi che più vi rappresentano?

Stefano è molto legato a Mi nascondo nei desideri, Emanuela a Non Svegliarmi, tra l’altro nata proprio dal suo capriccio!

8) Quanto di personale c’è nelle vostre canzoni?

Tutto, dal punto di vista musicale in primis e nei testi poi, in cui parliamo di noi, delle nostre esperienze, nostalgie, paure, vissuti…

9) Siete una band che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Al momento non sono tantissimi ma stanno nascendo abbastanza velocemente, speriamo che fluiscano su quest’onda di ispirazione ancora per molto!

10) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione e quali sono, per voi, i loro rispettivi meriti?

Naturalmente la composizione nasce dall’improvvisazione perciò sono a pari merito importanti nella nascita di un brano, poi in corsa d’opera si sistemano le idee per dare una struttura reale a una canzone.

11) Che attrezzatura usate per comporre la vostra musica?

Generalmente chitarra, synt, fiati, con il supporto digitale del computer e poi la voce.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensate che la musica si sia aperta al mondo?

Si, in realtà lo è sempre stata.

13) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

Possono essere un buono strumento per farsi conoscere, ma rimane pur sempre una identità digitale, la personalità di un gruppo la si coglie dalle canzoni e dai live a nostro avviso.

14) Il ruolo delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) delle band di oggi e come raggiungete questi obiettivi nel vostro lavoro?

Non esistono regole, leader, soprattutto a livello creativo mettiamo insieme le idee, condividiamo i pensieri e ci aiutiamo a vicenda. Poi per quanto riguarda i compiti sociali, politici, ci si può esprimere liberamente a riguardo. Ma al momento la nostra volontà di far musica non è legata a questo, non abbiamo una connotazione visibile a riguardo pur essendone sensibili.

15) Come pensate che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio?

Pensiamo che debbano essere vere, non seguire ossessivamente delle mode. Il pubblico è vasto e secondo noi non tutti vogliono l’omologazione a tutti i costi. Perciò è importante che l’artista componga ciò che gli piace per poi proporlo in modo coerente al pubblico.

16) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Di avere fiducia in sé stessi, fare musica e provarci sempre

17) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro vi spaventa? Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Naturalmente spaventa sempre il futuro perché è ignoto, ma per il futuro ci impegniamo a scrivere ancora musica e a farla ascoltare. Non vediamo l’ora di confrontarci con il pubblico in un live. È la cosa che manca di più.

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