Gianluca John Attanasio: una lungimirante e appassionante intervista al talentuoso cantautore e compositore

Si intitola Beyond 2 Doors l’ultimo lavoro discografico del musicista e cantante Gianluca John Attanasio, di origini Italiane ma inglese di adozione. Tredici tracce che spaziano dal blues a un rock psichedelico “vintage”, che richiama subito alla mente band come The Doors (si ascoltino “In The club”, King Money, Baby Up Baby Down, Black Forest, Silent Roads, I Lost My Angel). Nell’album trovano ampio spazio ballate romantiche ed introspettive il cui protagonista è l’Amore.

Ringraziamo infinitamente Gianluca John Attanasio, per averci fornito questa lungimirante e appassionante intervista che vi riportiamo di seguito.

1) Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

Ho iniziato a suonare il pianoforte all’età di 8 anni con il mio primo insegnante di pianoforte, il maestro Donato Testa. Sin dall’inizio ho avuto come una specie di istinto per la composizione, improvvisando sulla tastiera quelle che possono essere definite le mie prime ‘canzoni’. In seguito ho studiato pianoforte classico e canto, affiancando la passione per la chitarra.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

I primi amori giovanili non corrisposti. Mi chiudevo in camera da letto e scrivevo melodie e testi (all’epoca pressoché strazianti eheheeh) oppure creavo poesie con lo scopo di sedare i miei tristi stati d’animo. Lo studio del pianoforte e della composizione ( sono diplomato in pianoforte moderno e composizione sotto la guida del Maestro Walter Savelli) ha sicuramente contribuito alla mia crescita professionale, dandomi delle solide basi. Le stesse che nel corso degli anni hanno mi permesso di spaziare nella composizione di vari generi musicali.

3) “Beyond 2 Doors” è uscito il 12 luglio del 2020, puoi parlarci di questo lavoro? Puoi raccontarci anche degli album passati? Da “Chasing The Ghost Planet (Analog Version – 1995)” fino a “Beautiful Darkness”

Beyond 2 Doors contiene 13 tracce con testi scritti in lingua inglese. Ho voluto mixare prevalentemente blues e rock psichedelico americano tipico degli 60’/’70. Il contenuto dei testi è vario anche se uno dei temi chiave è la solitudine e la sofferenza per amori importanti conclusi, ma che ognuno di noi porta nel cuore per sempre ( penso ai brani “I Lost My Angel”, “Sacred Flight”, “Time Is Over”). Tuttavia nell’album trovano ampio spazio brani piuttosto irriverenti ed ironici come “King Money”, “In The Club”, “Miss Dog” e “Baby Up Baby Down”. Ripeto il disco ha una struttura stilistica piuttosto uniforme, tuttavia ci sono delle piccole eccezioni. là dove ho voluto spaziare anche nell’elettronica, senza però mai venir meno all’uso delle chitarre elettriche distorte. A livello compositivo per me non è cambiato nulla rispetto agli album “Chasinng The Ghost Planet e “Beautiful Darkness”, nel senso che continuo a comporre e pubblicare tutto quello che mi piace e che mi passa per la testa. Con l’unica differenza che oggi per registrare i miei dischi non uso più i vecchi computers Atari o i vecchi Tascam a cassette di 30 anni fa (che a quanto sembra però stanno tornando di moda).

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione di “Beyond 2 Doors”?

Ha richiesto ben 5 anni. È stato scritto e realizzato tra Roma, Los Angeles, New York e Londra.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco o un singolo?

Pubblicare un album, di questi tempi, è cosa piuttosto facile. La cosa più complessa rimane la creazione dell’opera, la promozione e la distribuzione.

6) Come stai affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Non ho mai smesso di suonare, comporre e dedicarmi alla promozione del mio ultimo album, iniziata lo scorso luglio. Durante i due lockdown ho anche realizzato delle cover dei Nirvana, Emy Winehouse, Joe Division, Rod Stewart, David Bowie, U2 ecc. Un’esperienza che in passato non avrei mai preso in considerazione ma che durante il periodo di massima pandemia mi ha tenuto impegnato mentalmente e fisicamente; in questo modo il mio cervello non è andato in tilt come invece è accaduto a molti miei colleghi.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

I brani del disco “Beyond 2 Doors” sono tutti figli miei, davvero non saprei scegliere.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Non lo so neppure io. Quando compongo è come se entrassi in una specie di trans. A volte ho la sensazione che siano le melodie a chiamarmi (in qualsiasi ora del giorno o della notte) e a costringermi a sedermi davanti ad un pianoforte o ad una chitarra. Passato presente, fatti accaduti direttamente a me o ad altre persone è come se si dessero appuntamento sulla tastiera del pianoforte o sul foglio su cui scarabocchiare un testo. Immaginare cosa potrebbe accadere domani o cosa sarebbe potuto non accadere ieri se le cose fossero andate diversamente. La vita è fatta di tanti “se” e di ‘ma’ che solo la musica a mio avviso è capace di trasformare in melodia. Ma la musica è anche il presente che viviamo e sempre la musica è capace di colorare questo presente, dando messaggi di coraggio e di speranza.

9) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Scrivo di continuo, registro ogni spunto che mi viene in mente. Lo canticchio o lo improvviso su uno strumento e poi lo archivio. A volte un brano esce fuori completo di testo e musica ( e di solito questi sono i brani che arrangio e chiudo prima degli altri). A volte poi quegli stessi spunti (di cui spesso mi dimentico) li ripesco nel corso dei mesi e degli anni e diventano canzoni o musiche strumentali per la danza, il teatro o film.

10) Cosa significano per te improvvisazione e composizione e quali sono, per te, i loro rispettivi meriti?

Improvvisare vuol dire lasciare libera la creatività nella sua totale potenza espressiva. Quando ascolto Keith Jarrett, per esempio, sento in maniera prepotente la forza della musica che si espande attimo dopo attimo, creando bellezze uniche e irripetibili. Non credo si possa comporre se non si è liberi (mentalmente e tecnicamente parlando) di sperimentare e quindi, per certi versi, di improvvisare; così come non si può improvvisare se non hai in mente almeno il concetto di composizione.

11) Che attrezzatura usi per comporre le tue tracce?

Tutto parte dal pianoforte o dalla chitarra (prevalentemente acustica). Quando i brani (cantati, orchestrali o strumentali) sono completati nella loro struttura, passo poi alla realizzazione degli arrangiamenti, affidandomi a differenti software di registrazione digitale, ed all’utilizzo di specifiche librerie di suoni.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

Credo che oggi lo sia a 360 gradi. Da molti anni a questa parte grazie anche allo streming digitale ognuno di noi può ascoltare tutto quello che una volta era costretto ad ascoltare solo in radio o comprando vinili, cassette e cd. Spendendo oltretutto una barca di soldi Oggi l’ascolto è anche “ricerca”: ascolti una cosa che avevi cercato e subito dopo te ne viene suggerita un’altra di cui ignoravi l’esistenza e che finisce col piacerti anche più di quella precedente. E questo meccanismo è quasi infinito… Oltre che diabolico

13) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

È come il vaccino anti-Covid. C’è chi non lo vorrebbe fare ma per far parte della ‘società’ deve farlo per forza. Cosa posso dire? È così e basta. Quindi, ben venga.

14) Il ruolo del cantautore è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la tua opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel tuo lavoro?

Ognuno deve essere libero di esprimere le proprie idee personali prendendosi le proprie responsabilità per quello che dice e per come indirettamente o direttamente condiziona il comportamento degli altri. Per quanto mi riguarda faccio musica solo per divertirmi e far divertire gli altri (soprattutto durante i miei concerti live).

15) Come pensi che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio?

Sono del parere che qualsiasi composizione (contemporanea, old fashioned o futuristica che sia) possa attirare l’attenzione di qualsiasi pubblico ma solo a condizione che essa subisca una promozione straordinariamente massiccia.

16) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Di credere in ciò che fanno senza mai abbattersi per le famose porte sbattute in faccia dai così detti ‘addetti ai lavori’. Di studiare e di arricchirsi musicalmente sempre. Un bravo professionista della musica alla fine lavora sempre, e se ‘resta a casa’ è solo per brevi periodi di tempo.

17) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il futuro se sei immerso nel presente, vivendolo attivamente, diventa solo un’ idea che non può farti male, proprio perché è qualcosa che immagini soltanto ma non è reale. Anticipare troppo le cose del futuro crea stress, ansia e depressione. Se invece mi chiedi cosa vuoi fare nel futuro prossimo, ti rispondo: quello che sto facendo oggi: il musicista.

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