Intervista a Paolo Morese: in “Artkikos” ho voluto rappresentare in musica i paesaggi essenziali dell’artico.

È appena uscito l’album del pianista e compositore Paolo Morese dal titolo “Arktikos”. Diplomato in pianoforte ha all’attivo esperienze musicali in diverse formazioni cameristiche, corali e orchestrali. Ha studiato e approfondito diversi generi musicali dal jazz al pop, focalizzandosi sulla musica Klezmer e folk irlandese.


Abbiamo incontrato l’artista per un’intervista esclusiva che potete trovare qui sotto.


Benvenuto Paolo e grazie per questa intervista.

C’è stato qualche episodio particolare che ti fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il tuo percorso formativo e cosa ti ha formato maggiormente?

Non c’è stato nessun episodio, è stato semplicemente un bisogno fisico quello di creare qualcosa di nuovo con delle determinate sonorità; questa è stata la spinta che mi ha mosso per il mio ultimo lavoro discografico.

È da poco uscito il tuo nuovo disco “Arktikos”, puoi raccontarci qualcosa di questo lavoro?

E’ un lavoro nato dalla voglia di rappresentare i paesaggi, per me molto suggestivi e interessanti da un punto di vista artistico, dell’artico. Volevo attraverso l’uso del pianoforte e del violoncello, raccontare con i suoni l’esperienza di questi luoghi suggestivi freddi vuoti, ma in realtà capaci di far nascere grandi evocazioni. Ho riscontrato una certa similarità con l’arte minimale di questi luoghi, se guardiamo bene e ci soffermiamo vediamo che ci sono pochi elementi, ripetuti fra l’altro, che caratterizzano l’ambiente di questi luoghi artici; proprio come la musica minimale, essenziale ma di una grande potenza evocativa. In ultimo, anche il desiderio che possiamo tramite l’arte, dare attenzione per la salvaguardia ambientale di questi paesaggi fantastici!

 

Ho impiegato circa un anno per mettere giù i sette brani che compongono il mio ultimo lavoro, insomma non proprio poco!

Quanto tempo c’è voluto per preparare l’album?

Ho impiegato circa un anno per mettere giù i sette brani che compongono il mio ultimo lavoro, insomma non proprio poco! Ma ci tenevo che ogni pezzo ogni nota fosse carica e mai banale, la preoccupazione mia più grande è quella di fare in modo che ogni brano sia ascoltabile e gradevole, senza essere buttato lì!

Oggi, è difficile riuscire a pubblicare un disco?

Dipende, penso che fare un disco serio è sempre difficile, ma dipende da tante cose, innanzitutto da sé stessi, e l’approccio che si ha verso la composizione e la creatività!

Ci sono tra i tuoi lavori alcuni che ti rappresentano maggiormente?

Questo lavoro penso mi rappresenti abbastanza, lavorare con più tracce ma ognuna di essere interconnesse fra loro, con temi che possiamo trovarli in ogni traccia, come se fosse un’unica traccia, semplicemente divisa in più parti; questo è un Modo artistico che mi piace molto, il ritorno continuo di temi in maniere diverse e rielaborate, è un processo creativo che mi appartiene molto. Poi il soggetto scelto, i paesaggi artici, rappresentano molto bene l’essenzialità, essenzialità che preferisco conferire anche nell’arte, nella musica, e nella vita

 

Quanto c’è di personale nelle tue composizioni?

Molto credo, ma dovrebbe essere cosi, altrimenti sarebbe inutile per ogni artista fare qualcosa dove non ci sia niente di proprio

Sei un artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?

In certi momenti fanno fatica, ma ogni pezzo ogni lavoro ha semplicemente bisogno del suo tempo per maturare, come i frutti di un albero, in inverno non vediamo niente, è tutto morto, ma in realtà si stanno preparando per la primavera!

Ci sono degli autori che hanno avuto o che hanno influenza sul tuo modo di scrivere?

Si ci sono ovviamente autori che Mi influenzano, penso sia normale, posso citare Arvo Pärt, Olafur Arnalds, molto suggestivi ed evocativi! Soprattutto il primo, Mi piace il suo contatto sempre diretto con la musica sacra, per me l’arte deve essere anche e soprattutto sacra, trascendentale!

 

Oggigiorno forse più di ieri c’è una contaminazione tra generi. La musica, secondo te, si è aperta al mondo?

Si oggi con la globalizzazione la musica si è aperta a tutto, le contaminazioni sono all’ordine del giorno ed incessanti.

Come vedi l’utilizzo della tecnologia nella musica di oggi?

Penso che sia un mondo da esplorare, non deve esserci solo quello ovviamente, ma bisogna prenderla in considerazione, io penso che  nel  prossimo lavoro mi cimenterò di più nella musica elettronica, almeno ci proverò!

Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?

Il futuro non esiste, cerco di non farlo esistere, penso solo al presente, non vedo dove arriverò perché penso sia inutile fare progetti, basta solo seguire la propria natura il proprio percorso giornaliero e alla fine vedremo il percorso completo. Il futuro può essere oggi, ma non possiamo saperlo!

 

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.

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