JATA: una sensazionale intervista concessa dal monumentale cantautore siciliano

Gaetano Russo è un cantautore e musicista poliedrico con più di 14 anni di carriera indipendente alle spalle, ed affianca all’attività musicale il lavoro di attore teatrale per il cinema indipendente oltre a quello di coach professionista e manager aziendale. JATA è il suo progetto da solista, nato nel 2006 con il primo EP “Irreversibilmente” e continuato con il secondo lavoro “la mia sola follia”, passando per i due singoli “Monito Del Cambiamento” e “He Could Changes The World”, fino ad arrivare al disco “Le Leggi Del Tempo” pubblicato in Giugno 2018 ed infine all’ultimo disco “Crazy Game Of Phobias”. Ringraziamo il monumentale cantautore JATA per averci concesso questa sensazionale intervista che vi proponiamo di seguito.

1) Com’è nato il tuo nome d’arte? Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

JATA è nato nel periodo in cui suonavo come bassista in una band reggae siciliana. I miei colleghi di band erano tutti musicisti e profondi conoscitori e seguaci della cultura reggae. E spesso li sentivo fare esclamazioni con un gergo tipico che prevedeva termini come… Babilon, rastafarai, e soprattutto JAH.. Dovendo trovarmi una sorta di nickname come tutti loro avevano nella band scelsi JATANO (che univa al diminutivo del mio nome Gaetano in pieno stile classico siculo, Tano appunto, al prefisso JAH che sempre riecheggiava nelle mie orecchie da quando frequentavo quei musicisti. Da li poi cercando un nome per il mio progetto inedito fu quasi automatico tagliare il…NO e lasciare JATA. Ho iniziato a cantare e suonare la chitarra a 14 anni; negli anni ’80 Catania era un vero e proprio incubatore di musica inedita, come dico sempre a Catania a quell’epoca il 50% della gente faceva la gente e l’altra metà faceva musica. Era una città in pieno fermento musicale, si sperimentava tantissimo e nei locali si ascoltava molta musica inedita e poche cover. Ecco questo è il contesto in cui ho iniziato a crescere come cantante e musicista. Per tutti gli anni delle superiori ho suonato in tante band locali alternandomi tra chitarra e canto, e barcamenandomi tra heavy, classic hard rock e rock anni 60′ e 70′. nel periodo universitario il mio primo strumento diventò il basso, che mi conquistò completamente per la sua caratteristica unica di poter unire armonia e ritmo in un solo strumento. Durante il periodo universitario cominciai ad amare il blues, il funk e il reggae e per diversi anni militai come bassista in band blues e reggae girando tanti palchi in diverse regioni italiane… stavo seminando tanto e stavo raccogliendo tante soddisfazioni, ma mi mancava qualcosa, suonavo soul come bassista ma ascoltavo tanto grunge, indie rock from UK (Interpol, articoli Monkeys, The Rakes, Block Party) e anche cose nostrane  (Bluvertigo, Marta Sui Tubi, Marlene Kuntz)… sentivo il bisogno di comporre e fu così che nel 2006 posi le basi per il mio progetto inedito JATA. Nel 2006 infatti scrissi il mio primo EP “L’ultima Mente” un indie rock italiano  pieno di disegni ritmici scomposti, tempi dispari e testi cervellotici, e riuscì a creare attorno al mio progetto l’interesse di alcuni bravissimi musicisti e produttori catanesi che arrangiarono il disco insieme a me e con alcuni dei quali poi si formò la band che mi ha sempre accompagnato in studio e dal vivo. Nel 2008 uscì con un nuovo EP “La Mia Sola Follia” un disco musicalmente più ricercato nel sound e negli arrangiamenti e registrato in studio completamente dal vivo e che risentiva ancora fortemente delle influenze indie italiane delle band di cui sopra. Nel frattempo mi laureai in Ingegneria e dopo poco tempo mi trasferì prima in UK (Brighton) e poi a Fabriano per lavoro. Nel 2012 tra Città di Castello e Fabriano mi unì a delle band locali (Le Notti Di Masha) come bassista e (Monkey Shakers) come cantante e primo in quel periodo continuai a scrivere come JATA uscendo con i due singoli “Monito Del Cambiamento” e “He Could Changes The World” che più si cominciavano ad avvicinare ad un pop rock più orecchiabile. Nel 2016 rientrai a Catania e qui scrissi “Le Leggi Del Tempo” pubblicato in Giugno 2018, un disco decisamente più pop tutto in italiano nel quale avevo condensato altre influenze come Gazzè, Daniele e Silvestri, Benvegnù ecc. Nel 2020 in piena pandemia mi sono rimesso all’opera mirando sempre ad un nuovo cambiamento e cercando sempre una crescita compositiva e stilistica. è così che è nato il mio ultimo disco “Crazy Game Of Phobias”. Un lavoro che mi vede abbandonare completamente gli strumenti acustici per entrare con tutto il corpo nel mondo dell’elettronica ed esplorare un sound a cui non mi ero mai approcciato fino ad ora. Un disco che rimanda all’elettronica 80′ influenzato da Depech Mode, Daft Punk, Planet Funk e molti altri. JATA rappresenta il percorso di un’identità artistica, compositiva e di stile sempre in continuo movimento. Il risultato di tutto il mix di generi musicali che mi hanno influenzato  e che hanno caratterizzato la mia crescita musicale dal funk al southern blues, dall’indie rock made in UK al reggae e al  DUB elettronico, al pop rock indipendente ed autorale italiano. Un progetto nel quale sin dagli arbori i testi e i disegni ritmici hanno ricoperto il ruolo più centrale, un repertorio di musica indipendente in lingua Italiana ed inglese, che propone in un unico contenitore un indie rock graffiante ed asimmetrico, scorci di sonorità dalla tradizione Pop autorale italiana vicina ad artisti di riferimento come  ed anche un sound elettronico vintage ma attuale allo stesso tempo.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Ogni aspetto della vita sia mia che delle persone che conosco o della gente che non ho mai visto prima mi spinge a scrivere. La bellezza di poter immaginare e raccontare storie, porre quesiti, far riflettere è un patrimonio ed un’opportunità enorme e poterlo fare in musica è ancora più emozionante per me. Sento la grande responsabilità artistica di comunicare e di veicolare con musica e parole dei messaggi che sono per me importanti e per questo metto tutta la cura e la passione possibile nel modo in cui comunico. Il mio percorso formativo musicale ed autorale è passato per tante esperienze, dapprima molto destrutturate ma intime, istintive, e poi sempre più evolute, acquisendo metodo, esperienza, studiando e passando tante tante ma tante ore in studio di registrazione, con professionisti più disparati e sui palchi suonando dal vivo. Spesso però gli insegnamenti più importanti del mio percorso formativo che mi hanno aiutato a migliorarmi sempre di più sono stati i “NO” che ho ricevuto durante la mia carriera.

3) “Crazy Game Of Phobias” è uscito il 5 ottobre del 2021, puoi parlarci di questo lavoro?

L’EP che prende il nome dal singolo si chiama “Crazy Game Of Phobias”, è  scritto interamente in lingua inglese ed ha un sound elettronico con chiari rimandi ed omaggi stilistici, soprattutto nel singolo, ai Depeche Mode. Il racconto (filo conduttore) parte dal fenomeno della pandemia e dai cambiamenti che questa nuova era sta portando nel mondo che conoscevamo, ed affronta e declina questo tema sviscerando i concetti di resilienza, di visione futura e di obiettivi, di rinascita personale e di affetti riscoperti. Queste tematiche sono esposte dal punto di vista dell’autore che nella vita è anche un Coach professionista e PNL professional practitioner e dunque in ottica di sviluppo del potenziale umano che è dentro ognuno di noi. I brani sono: 

  • “Crazy Game Of Phobias”: una denuncia sulla fobia del contatto sociale che è derivata dalla pandemia e dalle regole di distanziamento, dai lockdown ecc. che da utilizzo del buon senso si è trasformata in molti casi in una vera e propria fobia verso il contatto fisico. Racconta la necessità di riprenderci questa caratteristica di socialità e contatto dell’essere umano e di non vivere da adesso in avanti nel ricordo di una socialità vissuta fisicamente e corporalmente in modo diverso in passato. Un brano dagli arrangiamenti elettronici che omaggiano i Depeche Mode dal groove e dall’armonia che trasportano.
  • “Miss You”: la vita vissuta da tante persone speciali ed eccezionali che hanno subito la perdita del proprio padre da piccoli e che sono cresciuti con una marcia in più, e in questo brano raccontano al proprio padre quello che sono diventati e come stanno affrontando questo periodo. Un’esplosione di pianoforte, archi e voce che ammalia.
  • “The Rest Of My Days”: è un featuring con il musicista David Arona Dub – producer che ne ha curato gli arrangiamenti. Un pezzo dal beat incalzante in pieno stile David Arona, nel quale JATA oltre alla voce suona l’Hung Drum. Parla del risveglio di ognuno di noi, della riscoperta di quello che è lo scopo ed il vero motore della nostra vita e la voglia di gridare a chi ci vede rinchiusi in un idea “gabbia” di noi in cui non ci ritroviamo più, che siamo cambiati, perché il cambiamento è crescita.
  • “The Same Page”: la riscoperta della propria anima gemella, e la voglia di tornare a viaggiare nel senso più ampio del termina ma non più da soli.
  • “Letter From My Future”: una lettera inviata dal me stesso autore del futuro che gli racconta quello che sarà la sua vita e come debba essere orgoglioso di ciò che diventerà con particolare riferimento alla cura degli affetti. Un arrangiamento in equilibrio tra bossa e launge con assoli di sax che rapiscono.
  • “Don’t Blame On Yourself”: il racconto di un percorso di coaching con cui l’autore ha supportato un cliente ingabbiato nei propri sensi di colpa. Una ballad elettronica dal sapore anni ’80.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’album?

Circa un anno intero.

5) Attualmente è difficile pubblicare un disco o un singolo?

Direi che è decisamente più facile del passato, ma occorre avere chi la disponibilità economica o chi lo finanzia, anche se ormai con la fruizione digitale della musica un artista può curare da solo tutto il processo dall’inizio alla fine senza intermediari se vuole.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

Direi “Letter From My Future” e “The Rest Of My Days” che sono davvero autobiografici.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Nelle storie che racconto c’è sempre qualcosa che riconduce a me o al mio pensiero riguardo le tematiche che affronto. A volte racconto qualcosa di personale ma spesso racconto storie d’altri visti da diverse posizioni percettive.

9) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Dipende dai periodi… in genere ho dei periodi molto pieni di ispirazioni nei quali nascono tutti i brani di un disco, poi dopo l’uscita mi concentro molto sul lavoro di promozione e live tornando a scrivere dopo un annetto in genere.

10) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

16) alimentare il proprio entusiasmo del momento, facendolo diventare un fuoco costante, accettare sempre le apparenti sconfitte come feedback di miglioramento e non come fallimenti. Non smettere mai di credere alle proprie potenzialità ed alla propria passione. Non esiste uno standard di livello in cui dover rientrare per poter creare musica, arte , bellezza, lo standard lo fanno gli artisti stessi. Approcciare alla musica sempre con professionalità qualunque sia il genere, qualunque sia l’esperienza, qualunque sia il responso del pubblico (non si può piacere a tutti, a si può essere professionali e professionisti di fronte a tutti).

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