Il 17 dicembre sarà disponibile l’album ufficiale dei producer 2nd Roof ‘Roof top mixtape vol.1’

Dopo dieci anni come produttori, al lavoro per artisti come Salmo, Guè, ma anche Dua Lipa, i 2nd Roof sono pronti al loro primo album ufficiale, ‘Roof top mixtape vol.1’, che esce il 17 dicembre per Epic/Sony Music Italy: un lavoro di 19 tracce e ben 25 featuring. Per la scena italiana, hanno collaborato Jake La Furia, Nitro, Speranza, Emis Killa, Pyrex, Dani Faiv, Ketama126, J-Ax, Gemitaiz, Beri, Kilimoney, Toni Effe, Neves17, Philip, Nicola Siciliano, Wayne Santana, Boro Boro, Vettosi, Gué Pequeno, J Lord e Nashley.Tra gli artisti internazionali, Nastasia, Arlissa, Kelvyn Colt e Salva. “Abbiamo deciso di farlo ora perché i tempi erano maturi” raccontano Pietro Miano e Federico Vaccari, spiegando che il fil rouge che lega i vari brani è il tema del viaggio, visto che loro stessi vivono tra Milano, Los Angeles e la Grecia e che il disco riflette le tante sonorità che sono parte del loro Dna, dal rap “che ascoltiamo da quando andavamo alle elementari” alla trap, che hanno sdoganato in Italia, fino ai ritmi più latini e balcanici. Ad aprire il disco, il singolo “Berlusconi”, con Jake La Furia, Nitro e Speranza. “Non c’è un significato politico, per noi è un nome forte, una scelta che ha a che fare – spiegano – con lo stile rap, dare al pezzo quel nome ha un lato dark e umoristico, ma il tema è molto autoreferenziale in stile trap”. Il testo si rifà infatti agli stilemi propri del genere: l’autocelebrazione del sé che oscilla tra i soldi, la fama e l’essere persone vere e genuine. Tra i brani più sperimentali, secondo il duo, “Criminale” con Boro Boro e Salva, dal gusto balcanico, arricchito da elementi latini e hip hop. “Gli artisti si affezionano alle nostre sonorità e questo ci ha aiutato a farci conoscere, ma qui – sottolineano – siamo stati liberi di sperimentare, anche per arrivare a più persone”. Magari anche con un nuovo album visto che di materiale – dicono – ne hanno parecchio e che, vivendo principalmente uno a Los Angeles e l’altro a Milano, “con 9 ore di fuso non smettiamo mai di lavorare, siamo sempre – concludono – con il motore acceso”.

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