Intervista esclusiva al duo Float Music

Anna Tagliabue e Stefano Maimone sono i Float Music, un progetto musicale nato a Bologna nel 2018 durante un periodo di sperimentazione sonora che li ha visti partire dal mondo dell’elettronica per poi approdare a quello della musica acustica. Sin da subito si dedicano alla composizione di brani originali in cui armonie jazz si mescolano a testi e a melodie dal gusto più folk e pop. L’essenzialità degli strumenti acustici è per loro grande fonte di ispirazione e filo conduttore della propria ricerca stilistica. Esce il 13 dicembre 2021, “Riflessi” il primo singolo, che anticipa il disco d’esordio “Clouds & Butterflies”, su tutte le piattaforme digitali ed in rotazione radio, distribuito da (R)esisto. Ringraziamo il duo dall’anima folk, jazz e rock dipendente, per averci accordato quest’intervista.

1) Com’è nato il nome del vostro duo? Potreste raccontarci anche un po’ la storia del duo?

Il nome “Float Music” nasce dal nostro modo di vivere la musica. Non ci piace mettere delle etichette o fossilizzarci su un genere preciso. Siamo curiosi e ci piace esplorare mondi musicali sempre nuovi. Per questo ci piaceva l’idea di una “Musica Fluttuante”, in cui i generi si mescolano per creare un discorso originale e organico.

2) C’è stato qualche episodio particolare che vi ha fatto sentire il bisogno di scrivere le vostre canzoni? Qual è stato il vostro percorso formativo e che cosa vi ha influenzato di più?

Entrambi siamo sempre stati attratti dal mondo della scrittura e della ricerca personale. Sin da quando abbiamo iniziato a studiare musica, abbiamo sempre avuto l’obbiettivo di voler comporre qualcosa di personale. Ci siamo conosciuti in conservatorio mentre studiavamo musica Jazz e sicuramente abbiamo un forte legame con questa musica. Ma gli stili che ci hanno influenzato sono davvero tantissimi.

3) “Clouds & Butterflies” è uscito il 15 aprile del 2022, potete parlarci di questo lavoro?

“Clouds & Butterflies” raccoglie 9 brani che abbiamo composto in questi anni. Sono 7 brani in lingua inglese e 2 in italiano. Per questo progetto abbiamo voluto ampliare l’organico con l’aggiunta di Enrico Smiderle alla batteria e Roberto Solimando al trombone. I brani sono stati scritti in vari momenti e sono nati in maniera spontanea dopo viaggi, esperienze o riflessioni.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’album?

Registrazione, promozione e uscita all’incirca hanno richiesto 1 anno e mezzo. Con la pandemia alcune tempistiche e questioni logistiche hanno avuto dei rallentamenti. I brani invece sono stati scritti sia nel periodo del lockdown che nell’anno precedente. Per cui diciamo che ci stiamo lavorando da 2 anni

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco, un EP o un videoclip?

Sicuramente è molto impegnativo, ma rispetto al passato molte cose sono diventate più semplici. Ci sono molti mezzi in più e tante cose si riescono anche a fare in proprio con ottimi risultati, sia a livello tecnico che promozionale. Per quanto ci riguarda la collaborazione che stiamo portando avanti con (R)esisto Distribuzione ci sta aiutando moltissimo soprattutto per quello che riguarda la promozione e la parte che precede e segue l’uscita dell’album. Se si riesce ad essere affiancati da figure professionali con più esperienza molte cose si semplificano.

6) Come state affrontando questo periodo da pandemia SARS-CoV-2?

Non ci siamo fatti scoraggiare ne fermare. Anzi, abbiamo realizzato il nostro primo album. Non è stato un periodo semplice per nessuno. Noi abbiamo cercato di renderlo il più produttivo possibile. La cosa che sicuramente ci è mancata è la musica live. Non poter suonare dal vivo e nemmeno poter ascoltare qualche concerto per così tanto tempo è stato un brutto colpo. Abbiamo preso quel periodo come una parentesi per noi, in cui dedicarsi a varie produzioni, studio ed altri aspetti del nostro lavoro.

7) Quali sono le vostre tracce musicali che più vi rappresentano?

(ANNA) Per me sicuramente Primavera e Riflessi, i due brani in italiano. Sono stati scritti in un momento particolare in cui sentivo il bisogno e l’arrivo di una svolta personale. Il passaggio alla lingua italiana ha significato per me un momento di grande crescita interiore. Anche Sara’s Hill ha per me un forte significato perché dedicato ad una carissima amica.

8) Quanto di personale c’è nei vostri brani?

Molto. I testi sono tutti legati al nostro mondo interiore ed esprimono (come possono) quello che sentiamo o viviamo. Cerchiamo di mettere noi stessi in tutti gli aspetti del progetto. Dalla musica, alle grafiche al modo di presentarci. Non ci piace fare le cose come “devono essere fatte” ma come “sentiamo e vogliamo noi”.

9) Siete un duo che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Siamo molto abituati a scrivere. Sicuramente aver studiato jazz ci ha messi nella condizione di vivere la musica in una maniera molto creativa e per certi versi libera. Abbiamo sempre molte idee e per fortuna sempre nuovi spunti da cui partire. Non ci piace metterci dei limiti, quindi ci lasciamo spesso ispirare da quello che ci circonda.

10) Cosa significano per voi improvvisazione e composizione e quali sono, per voi, i loro rispettivi meriti?

Improvvisazione e composizione per noi vanno di pari passo. Improvvisare è un po’ come comporre in maniera estemporanea. Siamo molto legati ad entrambi. Molti dei nostri brani sono nati mentre stavamo improvvisando. L’improvvisazione ti permette di esplorare idee e luoghi che magari non avevi mai preso in considerazione. È lo slancio iniziale da cui poi costruire e organizzare il discorso tramite la composizione.

11) Che attrezzatura usate per comporre la vostra musica?

Come già detto di solito nascono in maniera estemporanea. L’idea iniziale di quasi tutti i brani è nata mentre uno di noi due stava suonando uno strumento: alcuni sono nati da un giro di chitarra, altri di pianoforte o altri ancora con la loop station. Poi insieme gli diamo una forma e pensiamo a come arrangiare il tutto.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensate che la musica si sia aperta al mondo?

La musica è sempre stata aperta al mondo. Essendo un linguaggio è per forza soggetta a continui cambiamenti e scambi, se no sarebbe morta. Forse oggi per via dei social è tutto più evidente e visibile. Magari prima era meno percepibile. Sicuramente il mondo di oggi è per certi versi molto più veloce e istantaneo di quello di un tempo, per cui certe dinamiche sono magari più immediate.

13) Come giudicate l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

Sono uno strumento molto potente e come tale va saputo usare. Avere così tanta musica a disposizione con così tanta facilità è bellissimo, ma allo stesso tempo molto dispersivo. Diciamo che finché sono al servizio della musica sono un ottimo strumento di scambio, crescita e sperimentazione. Quando diventano il fine la situazione si inaridisce un po’ troppo per i nostri gusti.

14) Il ruolo delle band è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la vostra opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) delle band di oggi e come raggiungete questi obiettivi nel vostro lavoro?

Fare musica è un lavoro che ti porta per definizione a stare al centro di una scena e le canzoni sono un potente veicolo di messaggi. È giusto essere consapevoli di ciò, soprattutto se si ha una grossa risonanza. Utilizzare la propria visibilità ed il proprio lavoro per veicolare messaggi a favore di determinati temi politici , sociali e creativi è importantissimo e degno di ammirazione. Siamo però dell’idea che debba essere qualcosa di spontaneo e non costruito. Se fa parte di te, del tuo modo di vivere la musica e la vita allora sarà sicuramente un messaggio efficace. Se è costruito ed il vero obbiettivo è un altro, allora non sarà efficace.

15) Come pensate che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio?

Rimanendo fedeli a sé stesse e non chiudendosi. Ci sono infinite composizioni e brani di epoche passate che riescono ancora ad oggi a parlare ai contemporanei. Chiaramente si parla di massimi sistemi musicali, però ogni epoca ha le sue peculiarità e chiavi di lettura. Chiudersi al nuovo non è sicuramente il modo migliore per provare ad instaurare un dialogo.

16) Che consigli dareste ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Divertitevi, suonate più che potete, date valore al vostro lavoro e non precludetevi opportunità solo perché pensate che non vi appartengano. Comunque questi sono i consigli che noi ci diamo tutti giorni da soli, quindi diciamo che valgono per tutte le età e livelli!.

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