Intervista a Paolo Fanzaga: la sua musica fra lampi di luce e colori.

 

È appena uscito l’album del pianista e compositore Paolo Fanzaga dal titolo “Silent Stars” per Blue Spiral Records. Da sempre la musica è il suo linguaggio espressivo. Ha iniziato molto presto a comporre e non ha mai smesso. Ha scritto lavori e arrangiamenti per diversi organici, da gruppi pop fino a orchestre sinfoniche, musiche da film e brani vocali. Il pianoforte per lui rappresenta lo strumento più immediato a disposizione quando arriva un’intuizione musicale. I suoi ultimi 6 album pubblicati sono infatti lavori per pianoforte solo. Crede nella capacità terapeutica della musica, soprattutto se registrata alla frequenza di 432Hz, frequenza che permette all’ascoltatore di allinearsi alla frequenza della terra. Paolo Fanzaga, inoltre, ama insegnare ciò che impara ogni giorno; molti anni fa ha fondato L’Accademia Musicale di Treviglio dove insegna pianoforte, teoria musicale e ne dirige l’orchestra. Nei suoi concerti si avvale spesso della collaborazione di musicisti di estrazione sia “classica” che pop. Usa la musica per esprimere ciò che non si può dire con le parole. Usa il pianoforte per esprimere la sua musica.

Abbiamo incontrato l’artista per una intervista esclusiva che riportiamo di seguito.


Benvenuto Paolo e grazie per questa intervista.

 

Quali sono attualmente le tue principali sfide compositive?

Sono quelle di rimanere sempre essenziale nell’esporre i miei pensieri; non sempre è facile perchè occorre mettere in conto che invece le abitudini degli ascoltatori vanno in altre direzioni. Spesso la musica viene vista solamente come momento di svago, di divertimento o, peggio ancora, come sottofondo a qualcos’altro.
Quindi considero un vera sfida quando compongo non pensare a cosa sia meglio per chi ascolta, ma come poter esprimere al meglio quello che mi arriva.

Con cosa inizi di solito quando componi?

Di solito inizio da una piccola idea, che a volte sembra venire “per caso”. Non ci lavoro subito, la lascio sedimentare un po’ di tempo per vedere se vale la pena lavorarci.

È uscito da poco il tuo nuovo album “Silent Stars”, ci può dire qualcosa di più?

Credo che anche la musica possa essere “silenziosa”. Con questo album ci ho provato, scrivere musica che evochi immagini, non necessariamete definite, anche solo lampi di luce e colori; mi piacerebbe che chi ascolta questo album potesse “entrarci”, come solo si può entrare nelle galassie piene di stelle quando si osserva con trasporto un cielo in una notte d’estate…

 

Come vedi il rapporto tra timbro e composizione?

Lo vedo come un rapporto importante, direi fondamentale. E’ proprio riguardo a quello che ho detto prima circa le caratteristiche del nuovo album che ho scelto per la prima volta la sonorità delicata di un pianoforte verticale.

Quali sono le opere che più hanno formato la tua personalità musicale?

Parlare di opere specifiche è riduttivo; credo che una personalità, non solo musicale, sia sempre il risultato di tantissime componenti, avvenimenti vissuti, impressioni ricevute. Ho sempre amato e amo ascoltare la musica più diversa. Non so se i compositori che più amo siano i principali artefici della mia personalità musicale, è sempre difficile capire quello che nasconde la nostra parte più profonda.

Cosa c’è di più impegnativo in ciò che fai e cosa è più gratificante?

Credo che le cose impegnative siano anche le più gratificanti; ciò che solo comodo non porta da nessuna parte. E’ famosa la frase che dice che ” una nave è sicura ormeggiata nel porto, ma non è per questo che è stata costruita..” Scrivere musica è impegnativo ma come credo lo sia qualsiasi attività portata avanti con attenzione e amore. Certo per chi come me ha la fortuna di fare qualcosa che ama, l’impegno e lo sforzo sono sempre controbilanciati e anche attutiti dalla gioia di avere creato qualcosa nel tempo.

Quali sono i tuoi obiettivi / sogni per il futuro?

L’obiettivo principale è potere continuare a fare quello che faccio ora; oltre a questo vorrei poter condividere le mia musica con proposte “dal vivo”, dove le senzazioni sono decisamente diverse all’ascolto registrato.

Cos’altro vorresti che le persone sapessero del tuo lavoro / carriera?

Quello che alcuni sanno già ma che vorrei fosse “sentito” da molte persone: la finalità per me è che quando si ascolta la mia musica si possa stare meglio, si possa trovare un momento nel quale l’anima riesce a farsi sentire anche attraverso le mie note. Lo so che può sembrare ambizioso come progetto di “lavoro”, però è per questo che scrivo musica.

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