
Damablue è una band romana composta da Ermete Greco (voce e chitarra), Fabrizio Del Marchesato (chitarra), Marco Demaria (basso e cori) e Daniele Martongelli (batteria). Nel aprile 2020, esce il primo singolo “è sempre colpa sua”, seguito da altri tre singoli distribuiti dalla Tilt Music: “ritrovati in te” (luglio 2020), una nuova versione di “è sempre colpa sua” con Javier Girotto (gennaio 2021), e “avido” (14 luglio 2021). A settembre 2021, i Damablue si esibiscono al Teatro Ariston di Sanremo come finalisti di “Sanremo Rock”. Nel 2022 iniziano a collaborare con Maurizio Fabrizio, pubblicando tre singoli e, nel giugno 2024, il primo album “Immune”. Nel 2025 registrano il secondo album, che uscirà su tutte le piattaforme digitali dopo il singolo “Emorragia” a marzo 2026.


1) Potete raccontarci la storia del nome “Damablue” e come questo si collega alla vostra musica e alla vostra identità come band? Inoltre, come è nato l’album “Immune” e quale significato ha per voi?
Il nome DAMABLUE è un’acronimo dei nomi del batterista e del bassista, Daniele e Marco, mentre la componente cromatica nasce dal cantante e dal chitarrista, Ermete e Fabrizio, che quando suonavano da quindicenni venivano chiamati “i cugini blue”. Da qui: DA – MA – BLUE. La nostra musica nasce quindi da lontano, dalle prime esperienze che nel tempo sono cresciute e si sono consolidate. L’album IMMUNE viene pubblicato nel 2024, ma prende forma molto prima, già dal 2019, quando la band ha iniziato a comporre i primi brani. Col tempo, le canzoni hanno raggiunto una loro maturità, a partire da UN ALTRO DRINK, il singolo dell’album, ma soprattutto grazie ai consigli di Maurizio Fabrizio, che ha prodotto e pubblicato il disco e che ci ha aiutati, passo dopo passo, nel nostro percorso di crescita. Questo album per noi rappresenta la genesi: il momento in cui siamo riusciti a unire le nostre idee e le nostre esperienze musicali, armonizzando suoni e parole fino a renderli rappresentativi e riconoscibili. Il sound è caratterizzato da un’impronta rock decisa, spesso definita dagli stessi membri della band come “acida”, con sonorità che richiamano gli anni ’90.
2) Qual è stata l’ispirazione principale dietro l’album “Nulla da pretendere” e come avete affrontato il processo creativo per la composizione delle tracce?
Sicuramente tutto quello che sta succedendo nel mondo influisce pesantemente sui nostri brani. Proprio per questo non siamo immuni dal marasma che sconvolge la realtà che ci circonda, e questo emerge con forza nelle nostre canzoni: dalla sopraffazione alla voglia di vivere, fino alla resistenza agli eventi. Il nostro processo creativo è molto vario: a volte si parte da un’idea ben precisa, sviluppata a casa e poi presentata alla band per essere arrangiata; altre volte si parte da un testo, o viceversa. In alcuni casi estrapoliamo frammenti di improvvisazioni e li lavoriamo nel tempo, trasformandoli in vere e proprie canzoni.
3) Quali sono stati i principali ispiratori della vostra musica e come queste influenze si riflettono nel vostro stile?
Essendo in quattro nella band, ci sono quattro teste pensanti, e ognuno porta con sé un bagaglio culturale e musicale differente che, mescolato agli altri, crea il nostro sound. Le influenze sono tante: Nirvana, Korn, Deftones, R.E.M., Pearl Jam, Radiohead, Soundgarden, Queen, Pink Floyd, Elio e le Storie Tese, ma anche Afterhours, Marlene Kuntz, CCCP , Area e Banco del Mutuo Soccorso. La lista potrebbe crescere a dismisura, considerando che mentre scriviamo ce ne vengono in mente molti altri.
4) Come avete vissuto l’evoluzione musicale dalla vostra formazione fino ad oggi, e quali cambiamenti avete notato nel vostro approccio alla composizione?
Molto spesso basta ascoltare le produzioni musicali di una band per capire come si sia evoluta nel tempo. Noi, come tutte le band — e come il buon vino — miglioriamo con gli anni. Sicuramente la pratica aiuta a crescere e a prendere coscienza di se stessi come musicisti, e questo poi si concretizza nel lavoro di arrangiamento. Con il passare del tempo, tra concerti e prove, si impara a conoscere chi ti suona accanto e, piano piano, si smette anche di parlare lasciando che sia lo strumento a comunicare. Per questo la composizione, col tempo, è diventata più fluida, quasi naturale.
5) Qual è il processo creativo che seguite quando lavorate a un nuovo album e come vi organizzate per collaborare come gruppo?
Il nostro processo creativo è vario, ma anche meccanico. Vario perché possiamo partire da una canzone che qualcuno ha già “stampata” nella mente e che presenta alla band con idee ben precise e delineate. Altre volte invece si improvvisa in sala prove e da lì si estrapolano idee. In alcuni casi siamo partiti direttamente dai testi, musicandoli in base alla metrica. Meccanico perché ogni venerdì facciamo le prove dalle 22:00 alle 00:00, spesso anche più tardi, e cerchiamo di non far saltare mai questo appuntamento: sia per il piacere di suonare, sia per dare continuità al nostro lavoro.
6) Come percepite la scena musicale romana e italiana attuale? Ci sono artisti o band che consideriate influenti o affini al vostro stile?
La scena musicale romana è varia ed eterogenea. Soffre però della mancanza di continuità e di punti di riferimento, come quei locali storici che ormai hanno chiuso da tempo. Noi cerchiamo sempre di essere unici e speriamo di non conformarci mai alle influenze “momentanee”.
7) In che modo i temi sociali e personali vengono integrati nei vostri testi e nella vostra musica?
I temi sociali ci influenzano molto proprio perché fanno parte della vita vissuta. Il nostro ultimo album, NULLA DA PRETENDERE, racconta esperienze reali cercando sempre uno sfondo educativo e mai volgare. Lo stravolgimento dei paradigmi comunicativi del rock — dove essere fin troppo diretti era la normalità — è alla base di quest’opera. Si possono raccontare cose forti con garbo e gentilezza, ma allo stesso tempo, grazie all’intensità della musica e all’aggressività dei suoni, è possibile creare ambientazioni coerenti con il significato dei brani. In questo album si spazia quindi da sonorità aggressive ad aperture più melodiche, da momenti tirati a situazioni più evocative: tutto perfettamente collegato a ciò che i pezzi vogliono comunicare e trasmettere.
8) Qual è la vostra visione per il futuro della band e quali obiettivi sperate di raggiungere nei prossimi anni?
Siamo una band che, come tante altre, trova la propria dimensione sul palco: è lì che tutto prende forma, ed è ciò che ci fa stare bene e andare avanti. Il rapporto con il pubblico, la voglia di suonare, esplorare e vivere posti differenti sono fondamentali per noi. Suonare è vivere, e le nostre prospettive sono quelle di continuare così, divertendoci insieme come abbiamo sempre fatto.
9) Come interagite con i vostri fan e quale ruolo giocano nel vostro percorso artistico?
L’interazione con i fan per noi è fondamentale. Ci piace confrontarci con loro anche per capire quale sia il gradimento e in che modo le nostre canzoni riescano a fare breccia. Ovviamente cerchiamo di essere presenti e attivi anche sui social.
10) Potete descrivere un momento significativo della vostra carriera che ha avuto un impatto duraturo sulla vostra musica o sulla vostra crescita come band?
I momenti forti che hanno segnato la nostra storia sono tanti. Alcuni sono legati alla nostra prima etichetta e al rapporto burrascoso che ne nacque: da lì è nata anche la voglia di rivalsa. Un altro momento importante è stato l’approdo alle finali di Sanremo Rock. Suonare al Teatro Ariston ci ha dato una forte spinta emotiva. Poi sicuramente c’è stato l’incontro con il nostro precedente produttore, nonché compositore e cantante. Con lui siamo maturati musicalmente, grazie ai suoi consigli e alla sua vicinanza, che ancora oggi continuano. Infine ci sono le pubblicazioni dei nostri due album: momenti che riempiono di orgoglio e che ci spingono ad andare