
Elena Ley è una cantante e cantautrice italiana che vive a Barcellona. Scrive canzoni che parlano di temi attuali e delle sue emozioni, mostrando la realtà delle donne oggi. La sua musica è influenzata dalla sua esperienza come psicologa, imprenditrice e persona impegnata nella società. Combina pop italiano, indie spagnolo e folk americano, a volte includendo ritmi latini.
Elena è nata in Italia e ha iniziato a cantare da bambina a Milano. A 14 anni ha creato la sua prima band. Ha lavorato in progetti musicali in Italia, Germania e Stati Uniti e si è trasferita a Barcellona nel 2013.
Ha scritto tutte le canzoni del suo progetto Ely & The Good Boys e molte dell’album con Miguel Talavera. Ha anche scritto tutti i testi di “Brividi”, e ha composto parte della musica.
Nel 2026 uscirà il suo libro di poesie “Il giardino delle parole”, che include alcuni testi delle sue canzoni, ispirati a poesie scritte prima.
Nel 2022 è tornata come cantautrice, esibendosi dal vivo con chitarre acustiche e classiche.
Valori come autenticità, credibilità e assertività sono importanti nella sua vita e musica, presenti nelle sue canzoni e nel suo percorso.
Nel 2025 ha vinto il Secondo premio SanremoSenior come miglior cantautrice internazionale. Nel 2026, il suo album in spagnolo “Esencia femenina” è stato nominato miglior album cantautrice dall’Accademia de Musica de España. L’uscita del suo nuovo disco “Connectando” è prevista per l’autunno 2026.


1) Qual è stata l’ispirazione principale per il tuo nuovo singolo “Andare via”?
Prima di tutto, il pensiero che momenti come quelli raccontati nella canzone possano capitare a chiunque. La storia di una persona che conosco molto bene mi ha portata a chiedermi: “Se succedesse a me, dove vorrei andare? Cosa vorrei fare?”. La risposta è nel ritornello: un desiderio di liberazione, un senso profondo di libertà. Non potrei vivere senza quella sensazione. Non è una canzone sulla fuga. È una canzone sul diritto di salvarsi.
2) Come pensi che il tuo sound si sia evoluto dai tuoi album precedenti a questo nuovo lavoro?
Sono diventata più essenziale e più fedele a ciò che suono e sento nella mia testa. Nelle mie produzioni attuali la voce e la chitarra hanno un ruolo centrale. Cerco armonie forti e melodie che rimangano nella memoria, accompagnate da frasi che possano sembrare familiari senza risultare banali. È una ricerca costante che credo emerga chiaramente nelle mie canzoni.
3) C’è una canzone nei tuoi vecchi album che consideri particolarmente significativa? Perché?
Tutte le mie canzoni hanno un significato speciale per me, ma se dovessi sceglierne una direi Persa, dall’album Brividi. È stata la mia prima canzone ad arrivare al primo posto in una radio tedesca quando vivevo in Germania. Ha una produzione che richiama gli anni ’80 e affronta il tema della violenza domestica con delicatezza e semplicità. L’avevo scritta originariamente in inglese e successivamente tradotta in diverse lingue. Purtroppo, è ancora molto attuale e continua ad accompagnarmi in molti concerti acustici. La adoro.
4) Quali esperienze vissute a Barcellona hanno influenzato il tuo processo creativo per i nuovi brani?
Sicuramente l’incontro con Leo Pascual, con il quale ho prodotto due album, incluso questo nuovo lavoro. Inoltre, il percorso con i miei insegnanti di chitarra mi ha fornito strumenti preziosi per esplorare arrangiamenti più ricchi e interessanti. Anche l’ascolto di artisti e chitarristi che mi hanno consigliato ha contribuito ad ampliare il mio universo musicale.
5) Come hai mescolato le tue influenze musicali, come il pop italiano e il folk americano, nel tuo nuovo singolo?
In modo molto naturale. Sono influenze che fanno parte della mia storia, delle mie passioni e delle mie origini musicali. Sono cresciuta con il cantautorato italiano e mi sono innamorata del folk americano. Non ho cercato di controllarle o di dosarle razionalmente: semplicemente sentivo che la canzone doveva suonare così.
6) Ci sono temi ricorrenti nei tuoi testi che senti siano stati influenzati dalla tua esperienza come psicologa?
Assolutamente sì. Il mio modo di osservare il mondo è inevitabilmente influenzato dalla mia formazione e dalla mia esperienza come psicologa. Non posso togliere la psicologa dalle mie canzoni. Sarebbe come chiedere a una persona di smettere di vedere con i propri occhi. La psicologia non mi dà le risposte, ma mi insegna a fare domande migliori.
7) Puoi parlarci del processo di scrittura e registrazione del tuo prossimo album “Connectando”?
Le canzoni nascono spesso da poesie che successivamente trasformo in musica grazie alla mia passione per la melodia e la chitarra. In studio con Leo Pascual abbiamo registrato inizialmente voce e chitarra acustica, dopo aver analizzato come dovrebbe suonare ogni canzone. Successivamente le tracce sono state affidate al bassista e al batterista, che hanno costruito la sezione ritmica. In alcuni casi sono tornata in studio per registrare nuovamente la chitarra e adattarla al nuovo groove creato dagli arrangiamenti nuovi. Abbiamo poi aggiunto dettagli di chitarra elettrica e altri strumenti, come il violino e l’armonica in alcune tracce. Una canzone, invece, è nata attorno al pianoforte. Infine, ho registrato nuovamente le parti vocali, per poi passare al mix e al mastering. Ed ecco l’album.
8) In che modo ritieni che il tuo libro di poesie “Il giardino delle parole” e la tua musica si influenzino a vicenda?
Molte delle mie canzoni nascono da poesie che successivamente adatto alla musica. Il giardino delle parole unisce poesia e psicologia, e credo che anche le mie canzoni siano il risultato di questo incontro: emozione, riflessione e ricerca interiore.
9) Guardi al futuro con qualche progetto musicale specifico oltre all’album in uscita, come collaborazioni o concerti?
Il nuovo album include già la collaborazione con cinque artisti locali. Sto vivendo un anno molto intenso dal punto di vista dei concerti, tra Spagna, Germania e Italia, e la stagione è ancora in corso. Ho in mente una nuova collaborazione che svelerò più avanti e sto già iniziando a pianificare il prossimo album. Nel frattempo, mi piacerebbe trovare nuovi partner internazionali per portare la mia musica in contesti sempre più ampi. Vedremo, passo dopo passo, quali opportunità nasceranno.
10) Quale messaggio speri di trasmettere al tuo pubblico attraverso “Andare via” e il tuo lavoro in generale?
Che siamo tutti esseri umani e che la vulnerabilità fa parte di noi. Riconoscerla, accettarla e portarla alla luce senza vergogna è un atto di coraggio. Se riusciamo persino a sorriderle, cantarla e ballarla attraverso la musica, allora può trasformarsi in una forza. È questo che auguro ai miei ascoltatori: imparare a conoscersi meglio e trovare un modo più autentico e sereno di vivere, essere empatici e auto-empatici è la formula giusta. In questo album tutte le canzoni sono state scritte con questa visione.