Le good vibes dei Foo Fighters. “Medicine at Midnight” è il nuovo album pop

Fa piacere in tempi come questo ascoltare un album pieno di “buone vibrazioni”. Il disco in questione è “Medicine at Midnight”, decimo titolo della carriera dei Foo Fighters che in studio di registrazione, dopo “Concrete and Gold”, sono tornati a lavorare con Greg Kurstin, produttore, tra gli altri, di Adele e Kelly Clarkson. L’intento di Dave Grohl e compagni è molto chiaro: accentuare l’aspetto pop del loro repertorio, quasi volessero esprimere la voglia di cantare con il pubblico le loro canzoni. Probabilmente il feeling positivo dipende dal fatto che “Medicine at Midnight” sia stato completato prima del lockdown ma in questi nove solchi, per poco più di 30 minuti di musica, scorre un ottimismo rigenerante in cui convivono senza attriti melodie e rock duro. Curiosamente il brano più scuro è “Shame Shame”, il singolo, mentre sicuramente il più emotivamente coinvolgente è “Chasing Birds”, una ballad con chitarre acustiche che ci conduce dalle parti di John Lennon. I Foo Fighters poggiano su un asse di ferro formato da Grohl, il chitarrista icona Pat Smear, e Taylor Hawkins, senza discussione uno dei batteristi migliori in circolazione sulla scena del rock. Ascoltate “Holding Poison”, un brano in equilibrio tra groove quasi funk e rock con una bellissima coda in crescendo con una schitarrata d’altri tempi che fa pensare a un momento caldissimo di un live. Così come sembra pensato per il live “Making a Fire”, che mette insieme l’aggressività delle chitarre con cori che sono l’esperanto musicale: “na na na”, con il particolare che a intonarli è Violet, amatissima, e molto talentuosa, figlia di Grohl. Lo stesso equilibrio tra sei corde di natura punk rock e cori, ma questa volta potenti, vive in “No Son of Mine”, mentre “Medicine At Midnight” ha un’atmosfera groovy che ricorda Bowie. C’è spazio anche per la canzone pacifista “Waitin’ On a War”, scritta dopo che la figlia, nel periodo della massima tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord, gli aveva chiesto: “papà, ma andremo in guerra?” e per un finale a base di rock sferragliante che si intitola “Love Dies Young” e che fa capire bene perché i Foo Fighters riempiono gli stadi. Sono passati 25 anni da quando Dave Grohl ha deciso di non essere più soltanto (per modo di dire ovviamente) l’ex batterista dei Nirvana e ha formato la sua band. Ci sono stati cambiamenti di formazione, Pat Smear è entrato e uscito dal gruppo, un inevitabile periodo di rodaggio prima che i Foo Fighters acquistassero lo status da super star. Con la sua energia inesauribile, Dave Grohl ha dimostrato di essere non solo uno dei personaggi più empatici del rock contemporaneo ma anche uno dei più intelligenti nel mettere a frutto ricchezza e popolarità per coltivare i suoi interessi e non rimanere prigioniero della routine.

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