OREMÈTA: SAUDADE, UN DISCO COSMOPOLITA CARICO DI EMOZIONI E SPERANZA

Il 15 gennaio è uscito “Saudade” un album composto dalla band Oremèta (il leader band Dario ‘Cangreo’ Gabriele, Chiara Pisa e Giulio Gaigher). Il disco contiene dieci brani di matrice rap, un rap che sa brillantemente e rispettosamente congiungersi a generi come: blues, hip hop, bossa nova, reggae. Abbiamo particolarmente apprezzato anche l’alternanza di voce maschile e femminile. Le sonorità e i ritmi presenti nell’album sanno rapire con naturalezza, questo è un lavoro compiuto con grande passione e devozione. Il primo brano “Bakarak” è di matrice rap accompagnato da sapienti sfumature blues e jazz: basso, batteria, violino e sassofono la fanno da padrona. Il testo di “Bakarak” esprime tutta la sua delicata, seria e corretta verve cosmopolita: si parla di migrazione, morte e disperazione trovata durante l’attraversata per la salvezza, migrati che sono in grado di parlare e pensare in più lingue, perfetti cittadini del mondo. Questa canzone riesce ad instillare nell’ascoltatore la più profonda commozione, il più acuto rispetto verso il genere umano e un gran senso di empatia. “Quarantena” ci racconta in chiave universale gli affetti sospesi e le azioni quotidiane rese impossibili durante il lockdown, tutto questo viene nostalgicamente registrato in una conversazione di 36 secondi: una nipote che chiama la nonna. “Quarantena” presenta un vellutato arpeggio di chitarra acustica, guidata da una solenne e cullante voce di Chiara Pisa che a tratti mescola magistralmente bossa nova e un rap deciso e soave di Gabriele. La terza canzone “Pangea” contiene un mosaico musicale ben costruito: rap, hip hop e jazz risultano ottimamente intrecciati. Basso, batteria e sassofono compongono una spensierata e nostalgica evocazione, non a caso il testo si focalizza sul sapere ascoltare le nostre nostalgie con affetto, senza soffrirne. Il pezzo, vede partecipe anche Soulclore con la sua voce cristallina ed energica. Il quarto motivo “Se alle sei” ci trasporta in un ambiente sonoro polivalente: rap mescolato a reggae, un sodalizio vincente e appassionante, aggiungiamo anche il duetto ipnotico di Pisa e Gabriele. “Se alle sei” racchiude tutta la speranza, la coesione sociale e la voglia di tornare ad una vita normale (in questa Era Covid) mentre si cantava, ballava e suonava dai balconi, in pieno lockdown nazionale. La quinta traccia “Meta” ripropone con successo un approccio rap e reggae: il riff delle chitarre e la potenza del basso ci fanno e vi faranno volteggiare. Ritorna di nuovo alla carica il duo precedentemente ben collaudato Pisa/Gabriele. Il testo di “Meta” condivide un futuro costellato di felicità nel poterci un giorno guardare da vicino, poter toccare la sabbia, sentendo di scrutare il mondo (di nuovo). La sesta traccia “Saudade” traspira sonorità rap e blues: batteria, armonica e basso trasmettono una forte carica emotiva, merito di un’impalcatura sonora e ritmica: solida e calzante. Il testo raggiunge a pieni voti la sensibilità dell’ascoltatore: anche nell’estrema povertà alcune persone sanno gioire per piccole cose, gesti, riti. “Saudade” critica chi si lamenta sempre, chi non si accontenta mai, chi vuole tutto e subito, questa canzone esprime un giusto modello di vita: ponderazione e umiltà. La settima traccia “Interludio” catalizza immediatamente l’interesse da parte dell’ascoltatore, grazie ad un ambiente sonoro avvolto da misticismo e contemplazione, è un componimento poetico a tutti gli effetti, la voce di Gabriele è lo strumento principale. Il testo di “Interludio” pone le basi su un’importante tema: il progresso, a volte, può ingoiare intere popolazioni, con cinismo e senza rimorso. L’ottavo brano “Passaporto” si fa carico di una sonorità prorompente: basso, batteria e tastiera esprimono tutta la rabbia di Gabriele (dopo aver letto “Le vene aperte dell’America Latina” di Eduardo Galeano, libro che ricostruisce la storia del Sudamerica con le parole degli oppressi e non dei vincitori). Il testo cerca di spronare il pubblico a non aderire a nessun tipo di nazionalismo affinché si possa riconoscere l’importanza e l’universalità di ogni essere umano. La penultima canzone “Diario” sposa con grazia il rap e il blues: batteria, basso e sassofono rendono l’ascolto piacevole e scorrevole. Le parole di Gabriele sono frutto di memorie e cronache vissute dall’artista, il suo grido figurativo: no al razzismo, no agli ideali politici di sovranismo e nazionalismo e soprattutto no al cinismo che disintegra l’intera umanità. Chiudiamo il disco con “Costa Nova” un brillante brano che racchiude una pura e beata bossa nova: chitarra acustica e basso si fondono in un ascolto sublime e speranzoso, con nostra gioia e ammirazione, ritorna a farci compagnia il magnifico duo Pisa e Gabriele. Il testo racchiude a tutti gli effetti una Saudade (più o meno significa “nostalgia, mancanza, solitudine”) cosmopolita: prima o poi la nostalgia, la solitudine e la mancanza di comunicazione diretta con le persone a noi care, scomparirà (l’Era Covid prima o poi tramonterà). Gli Oremèta hanno sfornato un album di pregiata e rara qualità, qui il rap è democratico, sociale e multiculturale, visto che accetta e unisce altri nobili generi musicali, bravissimi.

TRACKLIST

1. Bakarak (scratch: dj Less One)

2. Quarantena

3. Pangea (feat. Soulclore)

4. Se alle sei

5. Meta

6. Saudade

7. Interludio

8. Passaporto

9. Diario

10. Costa Nova

GLI OREMÈTA

Dario ‘Cangreo’ Gabriele: testi, voce e armonica

Chiara Pisa: voci e testi

Giulio Gaigher: batteria e composizioni

BIOGRAFIA

Oremèta è un gruppo formato da tre elementi: Dario ‘Cangreo’ Gabriele, Chiara Pisa e Giulio Gaigher. Dario ha trascorso gli ultimi anni come nomade e artista di strada, tra una citta e l’altra, suonando l’armonica blues. I suoi appunti di viaggio si sono trasformati nei testi dell’album Saudade. Chiara Pisa invece trascorre la sua vita sul palcoscenico. Si è formata come attrice, più esattamente come performer. Oggi si divide tra l’essere attrice e insegnante di teatro, assieme a Dario è la voce di Oremèta. Giulio Gaigher ha studiato come batterista alla Saint Louis College of Music, portando avanti nel corso degli anni sia il suo percorso da musicista, live insieme a diverse band, sia il suo percorso da produttore componendo strumentali e musiche originali per il teatro. Vivendo nello stesso condominio, ad Ostia Lido, i tre si sono trovati durante i primi mesi di lockdown a condividere ogni momento del giorno e della notte ed è stato in questa irreale quotidianità che sono nati i brani del loro primo album. Suonare e comporre è stato un modo per continuare a sentirsi vivi.

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