LACÙRA: “TRA IGNORANZA E REALTÀ”, LA CURA PER L’IGNORANZA EMOTIVA È RACCHIUSA IN QUESTO SPETTACOLARE ED ILLUMINANTE EP D’ESORDIO

Il 14 maggio del 2021 è uscito l’EP esordio “Tra ignoranza e realtà” della band alternative/hard rock LaCùra condotta da Andrea Nurchis. L’EP contiene quattro brani poderosi, atti a scuotere la coscienza sociale, affinché l’intera umanità rispetti sé stessa, gli altri esseri viventi e la nostra amata casa, il Pianeta Terra. Un eccellente EP improntato: al sociale, alla psicologia, alla politica e all’ecologia (un’istanza più alta, perché mira a dare una risposta “globale” dell’insieme delle crisi ambientali). Il primo brano “La vanità” ci folgorerà immediatamente e magistralmente grazie ad un’atmosfera sonora vorticosa, intrisa di ragionevole paturnia: chitarre elettriche graffianti, caricate sagacemente con distorsioni, un piacevolissimo basso, ricolmo di note e frequenze sonore alla nitroglicerina, una batteria pulsante e sanguigna, un Nurchis divinamente inarrestabile e devoto alla causa, Gabriela colpisce nel segno, grazie ai suoi cori lirici, enfatizzando gloriosamente, il clima sonoro concitato e sontuoso, di questo brano hard rock. Il testo di “La vanità” vuole scuotere l’animo umano e la sua aurea sociale: l’intelligenza emotiva è forse la caratteristica più importante ma sottovalutata, della nostra società. I nostri leader trascurano l’elemento umano di molte questioni socio-politiche, la gente è convinta che la cosa più smart da fare sia non provare alcuna emozione. Per essere efficienti bisogna essere come macchine (un prodotto dei nostri tempi), una specie di robot ben oliato, consumista, programmato digitalmente, “non-cosciente” ma totalmente funzionante, per questo… soffriamo, senza capirne il motivo. Il secondo brano “Limite” ci inonda e culla con la sua natura sonora a tratti calma, onirica e sagacemente disillusa: chitarre, batteria, Nurchis e Gabriela inizialmente si abbracciano in un sound unicamente fresco, soffuso e rilassante. Arrivati al minuto 1:32 la band si apre nel più limpido ed energico oceano, chiamato alternative rock, senza mai stonare o infastidire l’ascoltatore. Dal minuto 4:22 fino ad arrivare al termine della canzone, ritorniamo a quel sound leggiadro e graziante. Sebbene il pezzo “Limite” mostra una componente musicale distensiva, il testo sa bacchettare con cognizione di causa la società: ci rannicchiamo in noi stessi per vivere e sopravvivere giorno per giorno, la coesione sociale è un orizzonte distante, di questo passo senza empatia, rispetto e aiuto reciproco, siamo prossimi all’estinzione: “Chi è causa del suo male pianga sé stesso” (l’umanità è oramai inerte). La terza traccia “Sciacalli”, dal sound genuinamente tempestoso, è onnipresente sin dalle prime battute: chitarre portate incantevolmente allo stremo, un basso ottimamente nerboruto, una batteria galoppante, Nurchis e Gabriela mostrano anche qui le loro squisite doti vocali senza mostrare il fianco a nessun tipo di sbavatura sonora, un tour de force vocale e musicale ben congegnato. Il testo di “Sciacalli” è diretto e senza fronzoli: le persone devono alzare la testa, la disobbedienza civile è l’unica arma pacifica e non violenta, contro un sistema politico insensibile ed inumano, improntato esclusivamente all’efficienza capitalista che instilla pura alienazione. I mezzi di comunicazione e i vari vizi indotti da essi, non vengono giustamente risparmiati, sono come sirene ingannevoli che infestano i mari dell’odierna società, tentano di farci affogare nel più buio e profondo abisso dell’inquietudine esistenziale. È intensa, burrascosa e sciabordante l’ultima traccia di questo EP, “Specchio”, ci rende costantemente vigili e interessati, grazie a: chitarre ruggenti, un basso granitico, una batteria combattiva, Nurchis e Gabriela elevati e potenti in questo ultimo tour de force sonoro e socio-psicologico. Il testo di “Specchio” si fregia di un altro elevato messaggio sociale: “Non ricerchiamo noi stessi in quello che gli altri dicono o desiderano come noi dovremmo apparire, impariamo a diffidare e riconoscere i falsi specchi (gli occhi della società) in cui ci ritraiamo quotidianamente, dobbiamo essere noi stessi.” Questo EP d’esordio “Tra ignoranza e realtà”, si va ad aggiungere alla sacra e valente libreria della musica cantautorale indipendente, di quei manufatti sonori più unici che rari, si preannuncia un altro notevole successo di pubblico e critica, un po’ di campo fertile e rigoglioso, che si fa spazio nei meandri della mente umana, a volte desertici.

TRACKLIST

1. La vanità

2. Limite

3. Sciacalli

4. Specchio


BIOGRAFIA

“LaCùra” nasce nel 2019 da un’idea di Carlo Dones (Basso) e Andrea Nurchis (Voce). Dopo alcuni mesi di assestamento la band trova l’assetto finale con l’entrata in formazione di CZ (Batteria) e Gabriela (Voce Soprano). Il primo elemento caratteristico del gruppo è l’uso del solo Basso e della batteria per la parte strumentale, mentre il cantato (in Italiano) alterna la voce rock maschile di Andrea con quella lirica femminile di Gabriela. Quest’ultimo elemento arricchisce il progetto con tocco melodico e femminile, che consente alla band di sperimentare soluzioni alternative e aprirsi a nuove suggestioni. Il risultato è un sound ruvido che affonda le sue radici in certe sonorità degli anni ‘90, un omaggio alla musica che più ha influenzato il gruppo. I testi prendono spunto dalla realtà quotidiana, da fatti di cronaca e da esperienze personali, aprendosi a riflessioni più ampie con l’intenzione di “universalizzare“ alcuni concetti. Questo emerge anche dalla scelta del nome “LaCùra” che si sofferma sul doppio significato della parola “Cùra”: da una parte il riferimento è rivolto alla necessità di perseguire un progetto e realizzarlo al meglio, cercando di dare la massima attenzione ai dettagli. Dall’altra a quello che comunemente viene relegato come sostantivo di descrizione medica e che nel caso specifico si compie attraverso la musica, vera cura dell’anima e terapia capace di mettere in comunione gli esseri umani, favorendo una consapevolezza più profonda.

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