Più soldi agli artisti dallo streaming: anche i Rolling Stones si uniscono alla campagna UK

Rolling Stones hanno aderito a #BrokenRecord insieme a Tom Jones, Jarvis Cocker e la fondazione intitolata a Joe Strummer, solo per citare alcuni dei firmatari della lettera aperta indirizzata a Boris Johnson. Si tratta della campagna avviata nel Regno Unito da Thomas Gray dei Gomez il cui scopo è quello di sensibilizzare il governo inglese perché attui una riforma dell’economia dello streaming. Ciò che si chiede è che venga concessa una maggiore parte di entrate ad artisti e autori in caso di streaming, una necessità ormai di vitale importanza per chi vive di musica in tempi Covid. Nell’aprile del 2021 oltre 150 artisti hanno firmato una lettera aperta al primo ministro inglese, Boris Johnson, chiedendo a gran voce una riforma che regolasse le modalità in cui i service di streaming pagano gli artisti. Paul McCartney, Kate Bush, Damon Albarn, Chris Martin e Noel Gallagher sono stati i primi nomi delle sette note ad aderire alla campagna. Ora #BrokenRecord ha inviato una seconda nuova lettera aperta a Johnson, firmata da altri 76 artisti tra cui spiccano i nomi della band di Mick Jagger e Keith Richards, della fondazione intitolata a Strummer e di Van Morrison. Da Barry Gibb dei Bee Gees a Tom Jones, da Jarvis Cocker dei Pulp ai figli di John Lennon e George Harrison, tutti i mostri sacri della musica Made in England si stanno unendo al coro. La lettera è stata inviata a Downing Street e parla della necessità di regolare i pagamenti degli artisti e degli autori in caso di streaming. “Per troppo tempo le piattaforme di streaming, le etichette e gli altri giganti di internet hanno sfruttato gli artisti e gli autori senza ricompensarli adeguatamente”, si legge nella lettera aperta. “Noi dobbiamo dare il valore della musica a chi appartiene, ossia a coloro che fanno musica”, prosegue la richiesta della campagna a favore dei musicisti. La lettera aperta pone l’accento sulla nuova fruizione della musica, quello streaming diventato ormai la modalità numero uno dell’ascoltare (e anche del vedere, dal cinema alla televisione fino alle sette note insomma). “Lo streaming sta rapidamente sostituendo la radio come nostro principale mezzo di comunicazione. Tuttavia la legge non si è tenuta al passo con i cambiamenti tecnologici e la conseguenza è che i performer, i producer e gli autori di musica non godono degli stessi diritti che invece si vedono riconosciuti in radio. Oggi i musicisti ricevono un reddito minuscolo per le loro performance, gli artisti ricevono frazioni minime di un centesimo di dollaro per ogni stream, mentre i musicisti non ricevono proprio niente”,  queste le parole che si leggono nella seconda lettera aperta indirizzata al primo ministro inglese e firmata da tantissimi artisti di fama internazionale della Gran Bretagna.

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