Intervista a Silvia Cignoli: comporre è stato per me un processo che è nato in maniera lentissima ma naturale

Chitarrista classica ed elettrica, musicista versatile, compositrice e sound artist, spazia dalla musica classica alla contemporanea, dall’improvvisazione radicale all’avant-rock ad una propria creazione musicale, crossover fra le sue esperienze accademiche e la scena più underground di musica elettronica. Nei suoi lavori, una raffinata ricerca timbrica su chitarra aumentata, tastiere, elettronica, processori di segnale e oggetti sonori, confluisce per creare ambientazioni contemplative, sospese, in cui il materiale sonoro, spesso in bilico fra presenza e assenza, disegna paesaggi sonori immaginifici a cavallo fra ambientazioni subacquee e astrali. Nel 2020 esce il disco “The Wharmerall” per l’etichetta Pitch the Noise Records, accolto in maniera entusiastica dalla critica.​ Di formazione classica, studia chitarra classica con Paola Coppi presso la Scuola Civica Claudio Abbado, consegue il diploma al Conservatorio Verdi di Milano e successivamente ottiene con la lode il Master of Arts in Music Performance presso il Conservatorio della Svizzera Italiana sotto la guida di Massimo Laura. Parallelamente studia chitarra elettrica per la musica contemporanea con Francesco Zago. Molto presto si specializza nell’ambito della musica contemporanea classificandosi fra i primi posti in diversi concorsi internazionali dedicati come il Mecherini (PU) e il Luogi Nono (TO). Ha collaborando con vari Ensemble (Divertimento, Repertorio 0, Eutopia, Sinestesia, Fiarì, New Made). Suona regolarmente nelle rassegne dedicate ad esempio: Rebus, Festival 5 Giornate, Rondò (Milano); Festival Archipel (Ginevra, CH); Festival Soundscape (Maccagno); Le strade del suono (Genova); Festival Alterazioni (Lainate, Villa Litta). Ha curato molte prime esecuzioni di compositori che per lei hanno scritto.


Abbiamo incontrato l’artista per un’intervista esclusiva che potete trovare qui sotto.


Benvenuta Silvia e grazie per questa intervista.

 

C’è stato qualche episodio particolare che ti fatto sentire l’esigenza di comporre? Quale è stato quindi il tuo percorso formativo e cosa ti ha formato maggiormente?

Comporre è stato per me un processo che è nato in maniera lentissima ma naturale. Quando studiavo come interprete di musica classica sentivo che quello sarebbe stato il mio mondo: dare voce, vibrazione e anima alla musica scritta da altri. Andando avanti con l’esperienza di interprete, specialmente nella musica contemporanea, ho avuto modo di improvvisare molto, sperimentare sulla mia strumentazione elettrica ed elettronica che cresceva sempre di più, ed allora ho cominciato a costruire quasi senza accorgermene, la mia dimensione di compositrice delle musiche di cui sono prevalentemente io l’interprete. Inizialmente cesellavo per ore i miei suoni, in una ricerca introspettiva molto libera. Da amante della musica classica sono passata dal frequentare le sale da concerto e del teatro d’opera al frequentare concerti di musica noise, elettronica e sperimentale, captando ciò che mi interessava riproporre nella mia musica, cercando sempre ed instancabilmente un suono che fosse in qualche modo “ibrido”, sempre personale e nel quale la chitarra potesse essere fortemente trasfigurata, al fine di consentirmi quel passaggio tanto agognato verso un altrove di cui mi piace esplorare gli estremi più opposti. Non ho mai studiato composizione, la cosa che mi ha formato maggiormente sono stati gli insegnamenti della Maestra con la quale mi sono diplomata in chitarra alla Fondazione Milano Scuole Civiche e al Conservatorio di Milano. Lei è Paola Coppi, mi ha insegnato la totale dedizione alla musica e una tenacia caparbia e cieca nella ricerca della perfezione che si condensa nella meraviglia di un attimo sonoro.

 

È da poco uscito il tuo nuovo disco, puoi raccontarci qualcosa di questo lavoro?

“Digital Memories from a Suspended World” è, escluso il brano “Close to Distance”, la colonna sonora del documentario “Tutte a casa – Memorie digitali da un mondo sospeso” del Collettivo Tutte a Casa ed è stato diretto da Cristina d’Eredità, Nina Baratta ed Eleonora Marino. Le ragazze del collettivo, durante il primo lockdown, hanno lanciato una call in seguito alla quale sono pervenuti più di 5000 video di donne che hanno ripreso, con il proprio telefonino, la loro quotidianità e le loro storie, a volte drammatiche, a volte più leggere. Il risultato è un documentario (andato anche in prima serata su La7 D), che, a mio avviso, toglie le barriere fra noi e l’opera filmica e proietta in maniera spoglia ma allo stesso tempo delicata nelle “vite della altre” che sono anche le nostre.

 

Quanto tempo c’è voluto per preparare l’album?

Ho lavorato alle musiche del film, che poi è diventato album, a più riprese da settembre 2020 a marzo 2021. Ho poi successivamente lavorato anche una versione rivisitata del brano “Looking at you Through the Peephole”, perché avevo voglia di sperimentare ancora qualcosa su uno dei brani apparentemente più semplici ma che in realtà mi ha dato del filo da torcere. Alcuni brani del disco, tuttavia, provengono da precedenti produzioni. Come ad esempio il brano “Sogno” e il brano “Ossessione”, composti durante la residenza artistica Endecameron 2020 Digital Edition; o i brani “Greena” e “The Electrical Spirit Descended to the Magnetic Body” che provengono dall’album “Shimmering Behaviour” composto con Valentina Guidugli al basso ed uscito nel 2019 per la label inglese Industrial Coast.

 

Oggi, è difficile riuscire a pubblicare un disco?

No, non lo è se si considera la possibilità dell’autoproduzione, scelta optata da molti artisti indipendenti. Diverso è, invece, trovare una etichetta che possa rappresentare le artiste e gli artisti e promuoverli più ad ampio raggio, e che abbia le risorse per investire su di loro. Ad ogni modo il mercato musicale è molto fluido, ci sono artisti che si esprimono meglio sui social, altri che hanno la loro “nicchia”. Le possibilità di esprimersi sono diverse, ciò che va conquistata è l’attenzione del pubblico.

 

Ci sono tra i tuoi lavori alcuni che ti rappresentano maggiormente?

Credo che ciò che può rappresentare meglio un artista sia la propria diversità. Mi sento molto rappresentata da alcuni lavori più ambient che ho prodotto ma mi piace pensare di poter essere cose molto diverse fra loro.

 

Quanto c’è di personale nelle tue composizioni?

Trovo sia estremamente liberatorio rappresentare i lati più estremi e contrastanti del sentire.

 

Sei una artista che scrive molti pezzi oppure fanno fatica a nascere?

In genere ho bisogno di una deadline per produrre con più efficacia. Ma non sempre funziona così. Ci sono brani che hanno subito trasformazioni lunghe anni, che sono passati da diversi live prima di arrivare alla forma che hanno tutt’ora. Tendendo a totalizzare l’attenzione al lavoro musicale, ultimamente cerco comunque sempre di darmi delle scadenze, mi aiuta ad “alzare lo sguardo” e ad essere impegnata su più fronti contemporaneamente.  

 

Ci sono degli autori che hanno avuto o che hanno influenza sul tuo modo di scrivere?

Non so se parlare di influenza diretta poiché quando metto insieme i suoni non lo faccio mai pensando ad un esempio da seguire, seguo piuttosto la fascinazione di un suono e di quello che ne consegue, il che porta spesso a dei “cambi di programma” inaspettati. Sicuramente ci sono degli autori che amo molto perché in qualche momento della vita in cui li ho ascoltati mi hanno lasciato un segno profondo. William Basinski, Liz Harris (Grouper), Leyland Kirby (The Caretaker), Indignant Senility, i King Crimson, ma anche Debussy, Arvo Pärt, Stravinsky e molti altri.

 

Oggigiorno forse più di ieri c’è una contaminazione tra generi. La musica, secondo te, si è aperta al mondo?

Penso che la musica sia sempre stata aperta al mondo. Ne accoglie la voce. Oggi più che in passato, forse, è difficile più che altro per il mondo aprirsi ad un certo tipo di musica che non sia solo quella controllata da algoritmi e consumo di massa e che ci ingabbia nell’illusione di poter scegliere, quando invece a scegliere per noi è un sistema a cui solo i più volenterosi riescono a sottrarsi.

 

Come vedi l’utilizzo della tecnologia nella musica di oggi?

E’ un aspetto non scollegabile. Tuttavia, in mezzo al potere del mezzo tecnologico che, da elitario, diventa popolare e alla portata di tutti (con il conseguente aumento di producer e compositori, suoni precomposti, sample facilmente assemblabili), il pensiero, la scelta, il carattere e il talento emergono sopra ogni possibile facilitazione tecnologica.

 

Spesso gli artisti vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Che progetti hai in proposito?

Sono un miscuglio di ottimismo e grande preoccupazione. Tiene insieme questa nevrosi positiva la profonda motivazione che sta dietro ad alcune scelte, come per esempio quella di fare musica. Continuo a lavorare sempre molto e finito un progetto ne inizio un altro, in una ruota dove l’attenzione viene sempre catalizzata da qualcosa di differente e in divenire. Sto cambiando casa per poter allestire uno studio lontano dalla città e prendermi dello spazio, includere, ospitare, produrre musica anche insieme a mio marito Andrea Tremolada, musicista e masterizzatore di quasi tutte le mie musiche nonché instrument maker col quale collaboro quasi quotidianamente. Sto portando avanti la programmazione di alcune date live e ho diverse date fissate a fine estate e in autunno-inverno, dove suonerò come solista le mie musiche. A fine estate suonerò inoltre al Castello Sforzesco di Milano con il progetto “Arianna… il suon de’ bei lamenti”, una rivisitazione in chiave elettro-acustica del celebre “Lamento di Arianna” di Claudio Monteverdi insieme agli splendidi musicisti Laura Faoro, Paola Bianchi, Carlo Centemeri, Mario Mariotti ed Elia Moretti. Parallelamente porto avanti la mia attività accademica e suonerò come interprete di brani di musica contemporanea per due Conservatori Italiani, in cui ho tenuto e terrò dei seminari sulla chitarra aumentata e sulla musica sperimentale per chitarra. Inoltre sto già lavorando ad un prossimo disco di musica ambient, cosa che avevo nel cassetto da un pò di tempo.

 

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.

 

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