ALESSANDRO PACINI: “PAUSA SIDERALE”, L’ALBUM CHE RIMANE NEL CUORE E NELLA MENTE DI OGNI ASCOLTATORE

Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori affezionati, oggi vi presentiamo “Pausa siderale”, il secondo album uscito il 28 maggio del 2021, inciso dal cantautore pugliese Alessandro Pacini. L’album contiene dodici brani dall’anima folk con influssi alternative-rock, sfumature pop e sonorità elettroniche. Il disco è improntato sulla ricerca interiore, sul trovare il nostro posto in questo mondo a volte un po’ pazzerello, la solitudine temporanea può aiutare ad incastonare i pezzi giusti nel puzzle immenso della nostra esista. Il primo brano “Il confine”, è avvolto da sonorità folk e pop, esso colpisce positivamente per la sua dolce melodia a tratti malinconica. Il brano è introdotto da: una rilassante chitarra acustica, accompagnata da una batteria felpata, un basso cullante, un synth contemplativo che sa accarezzare l’udito dell’ascoltatore, un Pacini magnetico e introspettivo, il suo canto è vellutato e magnificamente evocativo. “Il confine” è ispirato al romanzo “1984” di George Orwell e descrive l’alienazione dell’uomo, trappola del sistema e delle sue leggi insovvertibili, in una società distopica dove la manipolazione psicologica dello Stato totalitario è finalizzata all’ordine sociale. Nel brano emerge il desiderio di evasione del protagonista e la voglia di ribellarsi all’oppressione del sistema. Il secondo brano “Respiri piano” presenta un’atmosfera sonora leggiadra e rasserenante: chitarra acustica siderale, basso corposo e mai stancante, synth ammaliante, batteria morbida, un Pacini poetico e brillante. Il testo risulta malinconico e pessimista, questo è comprensibile perché si parla di tormento d’amore: un uomo litiga e si separa dalla sua dolce metà. Abbandonato a sé stesso e confuso, l’uomo si ritrova a vagare senza meta. Sull’orlo del baratro, resta intrappolato in un limbo e cerca la salvezza dalle tenebre conservando dentro sé l’immagine della donna amata. Il terzo brano “Introverso”, si avvale di sonorità folk e pop, verremo trasportati in una piacevole dimensione onirica. Chitarra acustica, il canto celestiale di Pacini, il pianoforte e i violini, fanno brillare d’immenso questa canzone. In “Introverso” sono evidenziati gli aspetti emotivi e il malessere che caratterizzano l’individuo introverso, il quale cerca una via di fuga dall’angosciante realtà esterna rifugiandosi in sé stesso e concentrandosi sul proprio mondo interiore. Il quarto brano “Pioggia acida” prevede l’uso di alternative rock, qui prevale un avvincente ritmo adagiante: violini, basso, batteria e Pacini viaggiano all’unisono, la sonorità distensiva è assolutamente ammirevole. “Pioggia acida” ci rende partecipi di una disputa tra due amanti, attraverso un’aspra provocazione, l’uomo cerca la sua rivalsa sulla donna che lo ha illuso e ferito. Sciogliendo i nodi che lo legano ancora a lei, egli tenta di risollevarsi per andare avanti e ricominciare a vivere. Il quinto brano “La grande roccia” utilizza un approccio molto speranzoso, un feeling sonoro che intreccia pop e folk. Le chitarre acustiche sono accompagnate da trionfanti violini, si ode anche una rilassante chitarra elettrica, una batteria battente ma non molesta, un basso grazioso e un sommo Pacini che ci delizierà con le sue ottime doti canore. In questo brano emerge la speranza e il rapporto dell’uomo con la vita; il suo mondo interiore contrapposto alla realtà che lo circonda. L’uomo spera che la vita possa guarire le sue ferite emotive e che in essa possa ancora germogliare qualcosa di nuovo che gli dia il coraggio di proseguire. Il sesto brano “Resti di me” introduce sonorità a cavallo fra folk, pop, country e leggere sfumature jazz: trombe, chitarre acustiche, pianoforte, egg shaker e Pacini sono un ottimo connubio per le nostre orecchie. Il brano è ispirato dalla lettura di “Uno, nessuno e centomila”, “Resti di me” descrive la disgregazione dell’Io individuale e l’identità perduta di un uomo che tenta di sfuggire, attraverso la follia, alla moltitudine di forme (maschere) che la società gli impone. Nel settimo brano “Il torrente”, saremo rapiti dal canto vellutato e angelico di Pacini, dalle chitarre acustiche, dai violini entrambi fatati e da un basso accarezzante. “Il torrente” parla di una separazione tra due persone che non hanno smesso di amarsi. Lui la attende ancora, ma lei cerca inutilmente di dimenticarlo cominciando una nuova vita. La speranza di una ricongiunzione, col passare del tempo, si fa sempre più vana. L’ottavo brano “Silenzi assordanti” calca un sound folk e alternative-rock: synth, trombe, chitarre acustiche, chitarre elettriche, un mosso e coinvolgente Pacini saprà tenerci concentrati in modo positivo (come sempre). Il brano descrive un individuo sull’orlo della depressione. L’uomo tenta di affrontare i suoi demoni, ma i tumulti interiori e i tormenti crescono fino a soffocarlo. L’unica via d’uscita che gli resta è la fuga dalla realtà. La nona traccia “Fra le pareti del tuo universo” è un brano altamente idilliaco e dal sound sereno. Chitarre acustiche, chitarra elettrica, egg shaker, synth e Pacini ci faranno fluttuare nel cielo limpido. Il tema è la “fanciullezza perduta”. Il protagonista, perso nei suoi ricordi di infanzia, riflette sul tempo passato. Crescendo, si sente sempre più distante dalla sua età, incompleto e vulnerabile. L’unico posto sicuro è un’isola, un luogo interiore inviolato, sul quale ha costruito il suo rifugio dalle avversità del mondo esterno che lo tormentano. Il decimo brano “Sette porte” è una ricerca spirituale intesa come ricerca interiore. Dietro le sette porte si celano le ossessioni del protagonista e le incertezze del futuro, rappresentate da strade la cui destinazione è ignota. Attraversando queste porte egli cerca di comprendere meglio la sua dimensione interiore frammentata nel tentativo di risanare la sua anima. “Sette porte” possiede un’impalcatura sonora calda ed incantevole, di matrice folk: chitarre acustiche sognanti ed intriganti, egg shaker dalle qualità sciamaniche, percussioni oniriche, un Pacini delicato e stimolante. La canzone è una ricerca spirituale intesa come ricerca interiore. Dietro le sette porte si celano le ossessioni del protagonista e le incertezze del futuro, rappresentate da strade la cui destinazione è ignota. Attraversando queste porte egli cerca di comprendere meglio la sua dimensione interiore frammentata nel tentativo di risanare la sua anima. Il penultimo brano “Profumo” è spirato al romanzo “Il profumo” di Patrick Süskind. “Profumo” riveste una sonorità folk con brevi ed intense pennellate di alternative-rock, il pezzo ricorre anche alle qualità sensoriali dell’ascoltatore, la nostra mente viaggerà su prati verdi e luoghi esotici, Pacino si rivela come sempre un ottimo esecutore e cantautore, canto genuino e distensivo, la chitarra acustica la fa da padrona, violini malinconici, chitarra elettrica breve e intensa. L’ultimo brano “Pausa siderale” è la riflessione di un uomo che si interroga sul significato dell’esistenza e della realtà che lo circonda. Egli osserva che solo analizzandosi a fondo, attraverso una ricerca interiore, può arrivare a scoprire la propria essenza, a comprendere chi è e cosa sta cercando; solo in questo modo l’uomo può riuscire a dare un senso alla sua vita. “Pausa siderale” è racchiusa in un sound alternative-rock con aggiunte paradisiache di pop-dream. Bassi poderoso e distensivo per la mente, batteria toccante, chitarre elettriche delicate e reattive, synth astrale, un Pacini liberatorio e profondo. Il secondo album di Pacini è placcato in oro, la lucentezza che traspare nel sound e nei testi conferma l’eccezionale valore di “Pausa siderale”, è assodato che Pacini saprà far sognare e riflettere pubblico e stampa, un lavoro forgiato dalla passione, bravissimo, non vediamo l’ora di ascoltare il prossimo lavoro.

Tracklist

1. Il confine
2. Respiri piano
3. Introverso
4. Pioggia acida
5. La grande roccia
6. Resti di me
7. Il torrente
8. Silenzi assordanti
9. Fra le pareti del tuo universo
10. Sette porte
11. Profumo
12. Pausa siderale


Biografia

Alessandro Pacini nasce a Trani nel 1991. Il primo contatto con la musica avviene a quattordici anni. Comincia a studiare chitarra folk e in un secondo momento si iscrive a canto moderno. Nel 2008 forma una rock band, i Sunbeams, con cui si esibisce live suonando prevalentemente cover anni ’60 – ’70. Durante questo periodo si avvicina alla scrittura e compone alcuni brani da solista che resteranno puri sfoghi adolescenziali. Successivamente, a causa di tensioni interne, lascia la band e fonda i Bridgesky: duo acustico in stile britpop con cui prosegue la sua attività compositiva. Negli anni partecipano a festival e numerosi eventi live ricevendo ottimi consensi. Nel 2016, in seguito allo scioglimento del duo, nasce l’idea di un progetto interamente auto-prodotto che rispecchi la vera essenza della sua personalità e ne scovi i lati rimasti nascosti. Il 15 febbraio 2019 esce “Cremisi”, il suo primo album solista, pubblicato per Seahorse Recordings. Un viaggio intimo di sei tracce che parla di rinascita dalle ceneri del passato e di cambiamento. Il disco d’esordio è anticipato dal videoclip del brano “Percezioni” e ottiene diverse recensioni positive da parte di note riviste e webzine di informazione e critica musicale. Il 28 maggio 2021 esce “Pausa siderale”, co-prodotto insieme a Paolo Messere sempre per Seahorse Recordings.


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