ALBERTO FOÀ: “BASTA UNIRE I PUNTINI”, UN ALBUM DAL FEELING BUCOLICO E POETICO, CANTATO E SUONATO DAL PROFONDO DEL CUORE

Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori affezionati, oggi vi presentiamo “Basta unire i puntini”, l’album d’esordio di Alberto Foà, uscito il 20 marzo del 2021. L’album contiene quattordici tracce più la ghost track “Pry”, tutte dal sound prevalentemente folk, country e con alcune leggere sfumature rock. Il feeling acustico trasporta l’ascoltatore in una dimensione onirica e suggestiva. Per chi se lo chiedesse Foà è un brillante cantautore alla stregua di un Francesco Guccini e Claudio Chieffo. Il primo brano, “Dimentica le mie canzoni” è sicuramente un ottimo biglietto da visita per il cantautore e paroliere milanese, egli ci delizierà e rapirà con questa sognante, inebriante e nostalgica canzone, entrerà in gioco un ricco sound rock e country. Il tutto risulta altamente melodico, coinvolgente e brillante, è molto davvero difficile ascoltare il resto dell’album, questa traccia la si ascolterà agevolmente per ore e ore senza mai stancarsi, cantare a tempo con Foà è così piacevole e rilassante. La struttura sonora del brano si avvale di chitarre acustiche ed elettriche assolutamente suggestive, un basso carico di emozioni e avvolgente, un’armonica fatata e lungimirante una tastiera intrigante, un Foà immenso, delicato e magnetico, complice anche il suo canto agiato e terapeutico, il coro detiene un pregevole impatto canoro e forgiato da un’eccellente serenità acustica che sa coccolare l’ascoltatore. Il testo del brano ci rende consapevoli e partecipi del fatto che ci sono amori che davvero non finiscono, storie d’amore apparentemente appena abbozzate, ma in realtà dal sapore eterno per chi le vive. Il tormento è il distacco reale e capitano quei piccoli momenti misti di sconforto, disillusione ed autoironia dove pensando all’altro e volendogli risparmiare il dolore che si prova lo si invita ad andare, si prova anche a lasciarlo andare facendo i conti con i se e i ma e con quello che è stato e non è stato. Il secondo brano “Nocciola (il colore degli occhi)” è piacevolmente leggiadro e adagiante, è un brano che sa farci perdere completamente nel suo splendore canoro e sonoro: un basso accogliente, chitarra acustica bucolica, Foà dal canto graziato e poetico. Questa canzone è un’autentica oasi nel deserto, sa dissetare a volontà e regalarci tanti sorrisi e spensieratezza. Il testo di “Nocciola (il colore degli occhi)” è una dichiarazione d’amore per due grandi amori: una ragazza e una cavalla, entrambe con gli occhi nocciola. Ma non solo, anche per l’amore, la vita, la bellezza e per una città, Fermo, che è anche lentezza e mix di sapori, mare e monti, storia e cultura, arte e buona tavola. Il terzo brano “L’anima” ci ha ricordato candidamente e nostalgicamente il caro e compianto cantautore Claudio Chieffo, con la sua “Il fiume e il cavaliere”, detto ciò, il brano di Foà sprigiona un’intensa aura esistenzialista, la sua purezza sonora e canora risulta encomiabile e di gran rilievo. Il brano utilizza distensive chitarre acustiche, esse proiettano l’ascoltatore in una dimensione onirica e rasserenante, a questo si aggiungono un coro e un Foà introspettivi, raffinati e armoniosi. “L’anima” è un brano al tempo stesso crepuscolare e solare, arricchito dalle percussioni di Emiliano Cava e dalle atmosfere intimiste delle chitarre di Germini. Il testo è intensamente semplice: “L’anima non ci fa sconti, non è mai in offerta, nasconde la gioia un po’ triste di quando è scoperta”. Il quarto brano, “Mi sono dato all’ippica (e al ciclismo)” introduce un comparto audio folk, è un altro pezzo che sa aprire la mente e il cuore di ogni ascoltatore: chitarre acustiche, basso, mandolino e batteria donano un comparto audio genuinamente tenero, ammaliante e antistress, Foà resta magistralmente appassionante, la dolcezza del suo canto trasuda speranza e gioia di vivere. Il testo è intriso di passione per le passioni in generale e in particolare per lo sport, nello specifico quelli “a due ruote”, il trotto e il ciclismo, il brano è anche una metafora della nostra esistenza: realizzare i propri sogni e le proprie passioni implicano un costante impegno psico-fisico, solo così si può raggiungere la metà della serenità e della felicità, senza sacrifici non si ottiene nulla. Il quinto brano “Il mio cane” è un’altra perla sonora, un po’ country, un po’ folk: basso, batteria, tromba e chitarra acustica trascinano l’ascoltatore nella pace più profonda, un Foà intimo. Il testo narra dell’amicizia di un uomo e di un cane (senza padroni), essa attraversa i muri e la lingua universale passando per la condivisione di tutto, dalla compagnia alla comprensione, fino al ridere e a fare reciprocamente i buffoni per far sorridere l’altro, per dirgli “ci sono”. Il sesto brano “Non c’è bisogno del testo” detiene una sontuosa e agiata sonorità quasi da bossanova: le chitarre acustiche ci trasmettono un feeling esotico ed evocativo, le percussioni sono rilassanti e quasi pizzicate, Foà risulta magistrale, filosofico e brillante. Il testo recita che a volte capita di fare scelte, comunque provvisorie, apparentemente più facili, ignorando, o provando ad ignorare, il cuore. In realtà, soprattutto in amore, non è possibile. E neppure servono parole a spiegarlo perché, davvero, in certi casi, non c’è niente da capire. Il settimo brano, “Chiamami aquila” riprende quella piacevole tonalità latino-americana: basso, chitarra acustica, percussioni e Foà accrescono nell’ascoltatore quel gradevolissimo senso di sollievo e conforto. Il brano è la storia, solo parzialmente rivisitata, de “Il Gabbiano Jonathan Livingstone”. Di quello che i genitori si aspettavano da lui, delle cose che facevano gli amici e dei suoi sogni, del suo volere volare senza limiti alla scoperta della bellezza, della vita e di sé stesso. La canzone nasce da un’idea di Roberto Virdis, che firma da coautore di testo e musica. L’ottava canzone, “Come le onde del mare” è come un romantico lento formato da: sensibili e oniriche chitarre acustiche, da un violino che emana noti soffuse e rilassanti, un contrabasso immersivo e calmante, un sommo Foà dal canto romantico e nostalgico. È un brano che si caratterizza per la poesia di un arrangiamento soffuso ed intenso allo stesso tempo. La nona traccia “La strada che attraversa il bosco” potrebbe essere il successore spirituale della composizione “Breezy” (Final Fantasy VIII), del maestro e compositore nipponico Uematsu Nobuo. Il brano mette in guardia dalle idiozie e le fake news che vengono spacciate per verità a senso unico, il falso progresso, l’impegno al contrario e la corsa ai like in un mondo dove niente è come appare, tranne i sogni e l’amore; il privato. Ogni cosa ha il rovescio della medaglia, anche le favole. Salvarsi la vita con il beneficio del dubbio e i forti contrasti. “La strada che attraversa il bosco” porta con sé un ritmo e una sonorità pacata: basso, batteria, chitarra acustica e Foà rendono l’idea della quiete dopo la tempesta. Il decimo brano “I ricordi (come il cielo)” torna con un sound rock e folk pacato: chitarre acustiche, mandolino, basso, batteria, cori e Foà ci spingeranno sempre di più a credere che questo è un signore album. Il testo evidenzia come tutto appassisce, dai fiori alle nuvole, perfino i sogni e l’amore, il futuro, ma i ricordi no, quelli restano, quando viviamo davvero, felici o dolorosi, a volte apparentemente stupidi e invece no. Una canzone che spazia tra la meraviglia e l’ineluttabile. L’undicesimo brano, “Il tempo è un imbroglio” vede il feat. della cantante Manu Ley, un raffinato sound folk: batteria, chitarre acustiche, Foà e Ley sapranno stupire e aprirci la mente come non mai. In questo brano sogno e realtà sono entrambi veri. La vita crede ad entrambi, mescolandoli con divertita curiosità. L’inganno è la separazione di arrivi e partenze, degli infiniti ritorni e degli addii più insensati, nelle convenzioni che ci costruiamo da soli pur di credere di avere certezze, come, per esempio, il presente. Il dodicesimo brano, “La parte migliore di me” affonda in un folk sensibile e magico, Foà sa farci sognare e librare nel cielo stellato. Il brano è un’analisi a puntini più o meno uniti. Scoprire di amare la propria semplicità, la capacità di restare (non tornare) bambino, perfino gli ideali e le idee che non vanno certo di moda. Guardare il mondo ad occhi chiusi per capire col cuore. Amare la propria donna anche per l’effetto che fa, una via di mezzo tra esempio e miraggio, tra le avventure in comune, le favole e quello che conta e va oltre qualsiasi cosa e barriera. Amare scrivere, leggere, l’arte, la musica, la poesia. E la vita. Che è quello che ci succede e che scegliamo di vivere. “Vorrei dirtelo adesso” vede come protagonista Massimo Germini, ci accompagnerà con una canzone d’amore. Chitarre, basso e percussioni ci faranno volteggiare per ore e ore, Gemini risulta delicato e profondo nel suo canto d’amore. Il quattordicesimo brano “Basta unire i puntini” utilizza un sognante folk: batteria, armonica, pianoforte, chitarre acustiche e Foà ci spediscono dritti sulla Luna. Questa è la ballad che dà il titolo all’album in una sorta di gioco dell’oca, di un percorso, un racconto, che è anche spudorata confessione emotiva. Come nella settimana enigmistica, con la differenza che il disegno segreto è segreto davvero. Sta a noi, tra i puntini infiniti del mondo, scegliere quali unire e con chi. Infine, la ghost track “Pry” sfoggia un ottimo sound country: armonica, batteria, chitarre acustiche, basso e Foà confermano la straordinaria sensibilità di questo cantautore. Questo è un brano scritto per una cavalla speciale, una storia d’amore incredibile ed autentica, una favola vera, unica. Tutti i puntini uniti da Primavera (il nome della cavalla): dal venire al mondo fino a prepararsi a diventare mamma a sua volta. Nel mezzo anche le paure, il coraggio, la sensibilità, le corse, le curiosità e gli incontri. Il cantautore e paroliere milanese Alberto Foà è un artista tutto d’un pezzo, grazie a lui, il pubblico saprà gioire, sognare, rilassarsi e ricaricare le batterie per ritornare nella bolgia della routine, la lode è ampiamente meritata, non vediamo l’ora di ascoltare il suo prossimo disco.

Tracklist

1. Dimentica Le Mie Canzoni

2. Nocciola (Il Colore Degli Occhi)

3. L’Anima

4. Mi Sono Dato All’Ippica (E Al Ciclismo)

5. Il Mio Cane

6. Non C’è Bisogno Del Testo

7. Chiamami Aquila

8. Come Le Onde Del Mare

9. La Strada Che Attraversa Il Bosco

10. I Ricordi (Come Il Cielo)

11. Il Tempo è Un Imbroglio

12. La Parte Migliore Di Me

13. Vorrei Dirtelo Adesso

14. Basta Unire i Puntini…

15. Pry (Ghost Track)


Biografia

Alberto “Caramella” Foà nasce a Milano l’11 marzo 1964, affamato di vita e emozioni fin da bambino, innamorato da sempre dei cavalli e con il sogno irraggiungibile di diventare il miglior fantino del mondo. In compenso, grazie prima agli studi classici ed umanistici, poi da appassionato di libri e scrittura, riesce a diventare giornalista (di economia e finanza ma anche sportivo), manager di spettacolo, scrittore, sceneggiatore, autore, paroliere ed allenatore/psicologo, appunto, di cavalli. Con una frase che ama ripetere spiega: «Di lavoro, faccio tutte quelle cose che sono sempre meglio che lavorare» e, siccome sono contorno e realizzazione di alcune delle sue grandi passioni, nel farle riesce a infondere un entusiasmo ed un’empatia peculiari. Come è caratteristico il suo stile di scrittura, tagliente ed incisivo quando si tratta di inchieste e notizie, un po’ poeta, a tratti romantico e in altri disincantato, quando a uscire dalla penna sono i testi delle canzoni. La carriera d’autore lo porta, dai 17 anni, a scrivere per altri, entrando, giovanissimo in Ricordi e in quasi 40 anni, firma e scrive moltissimi brani per altri interpreti. A cantare non ci ha proprio pensato, nemmeno quando i dischi si vendevano ancora. Poi, un po’ per gioco e molto per contribuire a un progetto benefico a favore dei terremotati delle Marche, ha accettato di incidere “Dopo la fine del mondo“, due anni fa. Ma solo durante il primo lockdown di quest’anno, complici la situazione emotiva e il tempo passato da solo, con la compagnia virtuale del musicista Massimo Germini, connesso da casa propria a comporre canzoni, cede alle pressioni dell’editore e dell’etichetta e scrive il suo primo album. Anticipato da tre singoli: “Nocciola (il colore degli occhi)” uscito alla fine dell’agosto 2020, “Basta unire i puntini” pubblicato a dicembre e “Dimentica le mie canzoni”, negli store digitali dall’11 marzo, in occasione del compleanno del cantautore.


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