Intervista a Fabio Cuomo: il mio ultimo disco interamente scritto e registrato nel mio studio durante la solitudine della pandemia

È appena uscito l’album compositore e poli-strumentista Fabio Cuomo dal titolo “Il volo del gufo”. Fabio è un polistrumentista da sempre attivo nel circuito nazionale; la sua continua esigenza di ricerca e sperimentazione lo ha spinto negli ultimi anni a esplorare i territori della musica classica e neoclassica per pianoforte contaminata da sintetizzatori analogici.

 


Abbiamo incontrato l’artista per un’intervista esclusiva che potete trovare qui sotto.


Benvenuto Fabio e grazie per questa intervista.

Quali sono attualmente le tue principali sfide compositive?

Per il prossimo lavoro, vorrei usare la voce umana come uno strumento; senza testi o parole, ma solo suoni “corali” provando a rimpiazzare completamente i Synth con essi. In pratica un disco solo piano e voci, in qui le voci vengono pensate e trattate come fossero delle parti di tastiere.

Con cosa inizi quando componi?

Con un’idea di come voglio che suoni l’armonia, con diciamo delineare i colori generali di quello che voglio comporre in quel momento. Poi vado a modellarlo, qualcosa di simile a ciò che fa uno scultore che tira fuori una forma dalla materia grezza. La forma è già lì dentro; io in un certo senso credo di fare la stessa cosa. Quindi il primo passo è scegliere la materia grezza da modellare pian piano in seguito.

E’ uscito da poco il tuo nuovo album “Il volo del gufo” , ci puoi dire qualcosa di più?

Credo che sia stato uno dei miei lavori più sentiti; è interamente scritto e registrato nel mio studio durante la solitudine della pandemia. Il gufo è l’unico animale il cui volo è completamente privo di suono, a causa della conformazione unica del piumaggio sulle sue ali. E’ stato esattamente questo per me, un volo completamente silezioso, e in un certo senso invisibile agli occhi di tutti.

 

Comporre, suonare e sperimentare sono penso le tre cose che mi viene più naturale fare da una vita ormai. L’unico aspetto impegnativo è che richiedono tempo ed energie come ogni cosa, ma studiare e osare strade nuove mi viene spontaneo.

 

Come vedi il rapporto tra timbro e composizione?

Credo che ormai vista la scelta sterminata di colori timbrici a cui abbiamo accesso, la scelta timbrica sia importante quasi come quella delle note stesse. Mi rendo conto che spesso scelte armoniche differenti mi spingono a lavorare diversamente sui suoni, e scelte timbriche diverse allo stesso modo mi fanno fare scelte armoniche completamente diverse.

Quali sono le opere che hanno formato la tua personalità musicale?

Sicuramente tutti i dischi dei Bohren & der club of gore, soprattutto Black Earth, mi hanno influenzato moltissimo per quanto riguarda l’uso dei Synth e l’arrangiamento super minimal che a volte utilizzo. Per quanto riguarda il pianoforte io adoro la triade Satie, Debussy e Chopin. Penso che al chiaro di luna di Debussy sia la musica per pianoforte più bella mai scritta.

Cosa c’è di più impegnativo in ciò che fai e cosa è più gratificante?

Comporre, suonare e sperimentare sono penso le tre cose che mi viene più naturale fare da una vita ormai. L’unico aspetto impegnativo è che richiedono tempo ed energie come ogni cosa, ma studiare e osare strade nuove mi viene spontaneo. Soprattutto non ho paura del fallimento, nel senso che se una strada che sto prendendo per una composizione si rivela sbagliata o cmq non fluida, non ho nessuna remora a buttare tutto via e rifare da capo. Penso che sbagliare sia una tappa obbligata per fare poi le cose giuste, come nella vita in generale. Questo è si impegnativo, perché richiede tempo ed energie. Ma non considero mai buttare via musica per ripartire da capo un sacrificio, è solo una tappa obbligata appunto. Fa parte del gioco. La cosa più gratificante invece è quando arrivi ad un’altra persona, quando riesci a fare in modo che non sei tu a suonare per lei, ma sei con lei in contemplazione della musica e di quel qualcosa di intangibile che si porta dietro. Il momento più alto per me, è quando una persona viene via con me mentre suono.

 

Quali sono i tuoi obbiettivi / sogni per il futuro?

Suonare in giro, portare la mia musica in più posti possibile. E’ una cosa che mi manca moltissimo, e meno male che c’è internet per carità…. Ma la musica è dal vivo, ascoltarla in qualsiasi altro modo ne è solo una fotografia. Una bellissima fotografia e meno male che c’è; ma se ami una persona vuoi vederla e toccarla dal vivo. Parlare con lei nella stessa stanza non è come una videochiamata o che so io. Con la musica è la stessa cosa per quanto mi riguarda.

Cos’altro vorresti che le persone sapessero del tuo lavoro / carriera?

Tutto quello che vorrei che una persona sapesse di me se sceglie di ascoltarmi è già nella mia musica. Il resto sono solo dettagli.

 

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato!

 

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