UN’EMOZIONANTE INTERVISTA CON ENOMI

Diverse sono le sfumature racchiuse nel secondo singolo di Enomi, uscito il 27 agosto su tutti i digital stores, per Dear John Music. Se nel suo primo singolo “San Leone”, l’artista era colui che ci faceva ballare raccontandoci un viaggio divenuta metafora, nel nuovo singolo “Non cambia niente” dominano tematiche più intime ed introspettive, come il processo di evoluzione e di cambiamento, che seppur inizialmente possono comportare in ognuno di noi una sofferenza, segnano allo stesso tempo, inevitabilmente, una svolta di cui non è sempre facile rendersi conto. 

Ringraziamo infinitamente Enomi, per averci fornito quest’emozionante intervista che vi riportiamo di seguito.

1) Com’è nato il tuo nome d’arte? Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

Enomi deriva dal mio nome, Simone, letto al contrario e privo di S. Non ho mai avuto un nome d’arte e nemmeno ho mai pensato di darmelo; Enomi è nato dal momento in cui è iniziata la mia collaborazione con la mia etichetta discografica per dare un valore in più alla mia figura artistica rendendola più facilmente distinguibile. Mi piace pensare che sia stata la natura a farmi avvicinare alla musica, forse la musica ha scelto di far parte di me già sin da piccolo. Iniziai a cantare a 6 anni, non ci fu nessun input o qualcosa di particolare che fece scattare questa mia passione. Coltivai costantemente questa propensione per la musica senza mai fermarmi fino a quando iniziai la prima esperienza di musica di gruppo con una band; questa mi portò alle prime esibizioni live in diversi locali milanesi. A questa breve esperienza segui poi l’arte di strada: mi cimentai anche in questa attività perché volevo accrescere e migliorare la mia esperienza di esibizione e di presenza scenica. A segnare più profondamente il mio percorso artistico fu invece l’inizio della collaborazione con la mia prima etichetta discografica, Dear John Music, nell’ottobre 2021.

2) Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Parto col dire che non ho un percorso formativo accademico, non ho mai preso lezioni di canto per motivi economici; ho sempre cercato, per estrema passione e amore per la musica, di imparare da autodidatta le tecniche vocali attraverso il solo ascolto e l’autocritica. Ad aiutarmi a fare questo sono stati anche i numerosi artisti e generi musicali che ascoltavo e che ascolto tutt’ora: pop, rock, jazz, blues, rap…

3) “Non cambia niente” è uscito il 27 agosto del 2021 per la Dear John Music, puoi parlarci di questo lavoro?

“Non cambia niente” è il mio terzo lavoro musicale con DJM e il mio secondo singolo. È un brano che, paradossalmente al titolo, ha al suo interno il concetto di cambiamento, un cambiamento interiore che parte da chi riconosce i propri errori con coraggio e chi ammette di non essere compatibile con il proprio partner a causa del proprio carattere o del proprio modo di essere, e di questo nessuno possiede delle colpe. È un brano piuttosto introspettivo e fortemente emotivo e per questo motivo mi ha richiesto grande concentrazione per calibrare nel migliore dei modi tutti gli aspetti quali interpretazione, emozione ed empatia.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del nuovo singolo “Non cambia niente” e il suo videoclip corrispettivo?

La realizzazione di “Non cambia niente” ha richiesto più o meno un paio di mesi di lavoro considerando che la produzione del brano è stata divisa in due fasi: una prima fase di prova in modo da permettermi di creare un maggior coinvolgimento emotivo con esso, di assimilarlo e di adattarlo alla mia vocalità; e una una seconda fase che invece rappresenta quella definitiva, quella che ha permesso di confermare l’idea che si era concepita inizialmente sulla canzone, il suo mood e le sue sfumature. È stata sufficiente una giornata per realizzare, invece, le riprese del videoclip; aggiungendo poi la tempistica di montaggio che solitamente si realizza nel giro di una settimana, massimo due a seconda della complessità e della quantità di contenuto.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco o un singolo?

Premetto che io ho vissuto sia l’esperienza di autoproduzione di un brano e sia, ovviamente, l’esperienza di produzione professionale di un singolo con tutti i servizi annessi che un’etichetta discografica può offrire. Il tutto dipende anche da come vuoi che sia il tuo risultato. Pubblicare un singolo richiede tempo e costi indipendentemente dalla modalità con cui lo vuoi lanciare. Se si fa un lavoro di autoproduzione bisogna sostenere le spese per le giuste attrezzature e dispositivi, se non si è capaci di fare un master decente del brano bisognerebbe rivolgersi a qualcuno che fa quel lavoro e chiaramente anche questo comporta un costo. Per la distribuzione esistono dei mezzi che ti consentono di farlo anche gratuitamente ma con vincoli piuttosto scomodi. Insomma farlo da solo non è semplice, così come non è semplice farlo con un’etichetta. Sicuramente si è molto più avvantaggiati ma il lavoro dietro ad ogni singolo brano è tantissimo, molto più di una semplice autoproduzione casalinga: ogni cosa viene curata con dettaglio, ne vengono studiate le sfumature, il mood per rendere il tutto perfettamente coerente a quella che era l’idea iniziale. Se per un brano il lavoro è difficile, fare un disco, per ovvie ragioni,  lo è ancora di più. Io posso dire che mi sento davvero privilegiato perché DJM crede nei suoi artisti e investe davvero su ciascuno di loro; e con loro anche la pubblicazione di un singolo, nei giorni nostri, diventa più semplice.

6) Come stai affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Questo periodo sto cercando di affrontarlo il più serenamente possibile come d’altronde ho sempre fatto nella mia vita durante i periodi più difficili e complicati. La musica riempie le mie giornate e sto sfruttando questa fase per migliorarmi, studiare e imparare cose nuove, sto lavorando a nuovi progetti e raggiungendo obiettivi; insomma nemmeno il Covid riesce a zittire la musica e la mia voglia di crescere.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

I brani che più mi rappresentano sono, ovviamente, i miei due primi singoli: “San Leone” e “Non cambia niente. Sono pezzi del mio cuore, sono semplicemente parte di me.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Marcello Forlani, produttore artistico e musicale di DJM, quando scrive i pezzi per me riesce sempre a metterci un qualcosa che mi appartiene: può prendere un piccolo evento, una mia parte caratteriale o una dinamica che ho vissuto e renderla universale. Forlani sa guardare bene nel profondo gli artisti e lui ha imparato a conoscermi davvero rapidamente e questo me lo dimostra ogni volta, anche con la scrittura delle canzoni.

9) Cosa significano per te improvvisazione e composizione e quali sono, per te, i loro rispettivi meriti?

Improvvisazione e composizione sono degli aspetti decisamente importanti. L’improvvisazione per me significa avere la  capacità di farsi trasportare dalla musica dimostrando di essere padrone di essa; mentre la composizione penso sia un’arte nell’arte; è la capacità di tirar fuori i nostri impulsi, i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro essere, la nostra anima con le parole e con la musica. Si tratta di un processo creativo talvolta introspettivo, e questo permette di dimostrare agli altri la visione della propria realtà, con colori e forme diverse. Penso che possedere anche solo una di queste capacità possa dare un valore in più.

10) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

Sì, penso che la musica si sia aperta al mondo e probabilmente è proprio per  questo stesso motivo che si parla di “ musica liquida”, sempre in continuo cambiamento, con nuove influenze provenienti da generi sempre più diversi e articolati. È giusto che la musica cambi, penso che sia un processo che avvenga in maniera naturale, la musica cambia perché cambia la storia, la vita degli uomini, il mondo che ci circonda e così via… Temo, però, che non si riesca più a tenere sotto controllo la rapidità con cui essa lo faccia. Molti generi rischiano di diventare blandi per poi scomparire subito dopo; alcuni vengono riciclati e rivisitati senza grande successo. Insomma, aprirsi al mondo con la musica penso sia giustissimo ma penso bisogni farlo con la giusta consapevolezza.

11) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

È risaputo ormai che i social media e il web siano un mezzo potentissimo di promozione non solo per gli artisti già affermati ma soprattutto per quelli emergenti che cercano di farsi conoscere il più possibile. Il social network diventa così una sorta di carta d’identità digitale, diventa il proprio biglietto da visita con cui presentarsi  al mondo, diventa il proprio curriculum, diventa la nostra vetrina musicale. Sicuramente se la tecnologia non esistesse le possibilità di farsi conoscere per un artista emergente si ridurrebbero notevolmente; l’unica possibilità sarebbe quella di esibirsi nei locali o fare concerti nelle piazze, produrre da soli i propri album e distribuirli a mano di nascosto, ma si sa che ormai i tempi sono cambiati… Penso, quindi, che i social network e il web siano un grande vantaggio ma si sa che quest’ultimi possono anche diventare molto pericolosi a causa di malintenzionati che possono farti pentire amaramente di averli utilizzati; l’importante è utilizzarli con attenzione e responsabilità.

12) Come pensi che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio

Al giorno d’oggi penso che il pubblico più difficile da attirare sia quello appartenente alle più vecchie generazioni, molto attaccato alla musica dei suoi tempi e difficilmente adattabile alle novità musicali. Per attirare questa fascia di pubblico, secondo me, bisognerebbe inserire all’interno della propria musica un elemento che li possa riportare nel passato ad ogni ascolto, questa però non è una qualità che possiedono tutti. Aldilà di questa mia considerazione personale penso che il miglior modo per attirare un pubblico più ampio sia rendere la propria musica universale, sia per sound e sia per significato dei testi; una musica che possa rievocare ricordi di una vita ed emozioni, una musica in cui gli altri possano riconoscersi, confrontarsi,  sentirsi consolati e capiti, sentirsi semplicemente al sicuro.

13) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

I consigli che posso dare a chi vorrebbe emergere sono tanti… il primo in assoluto è quello di non mollare mai, non pensare mai che tutto sia perso, che il vostro sogno sia irrealizzabile, ma di continuare a crederci, a spingere, a lottare per vedere realizzarsi quello che desiderate. Vi assicuro che il meglio arriva all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Siate autocritici, studiatevi, miglioratevi continuamente e cogliete anche le piccolezze e i dettagli  di tutto ciò che fate con la musica perché vi posso assicurare che fanno la differenza. Studiate, imparate, ascoltate tanta musica, generi diversi perché vi possono aiutare a trovare il vostro stile e a sviluppare il vostro modo di interpretare o di scrivere. Date importanza ai social e al web: sono un mezzo fondamentale e una vetrina perfetta per far conoscere a più persone la vostra arte. Ma soprattutto divertitevi!

14) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non ho assolutamente paura del futuro, anzi non vedo l’ora di vedere come sarò cresciuto artisticamente, musicalmente e professionalmente tra qualche anno; mi sto già rendendo conto degli enormi passi in avanti che ho fatto e che sto facendo nel corso dei mesi. Oltre a questo non vedo l’ora di vedere tutti i miei progetti concretizzarsi, e vi assicuro che in pentola ce ne sono molti; preferisco, però, non aggiungere altro se non che il 2022 sarà per me un anno molto impegnativo ma sicuramente ricco di sorprese e forti emozioni.

Ti ringraziamo per averci donato il tuo preziosissimo tempo.

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