Intervista esclusiva all’ingegnoso artista MileSound Bass

Gianluca Suanno in arte MileSound Bass, classe 1988, è attivo sulla scena musicale milanese dal 2009. Poliedricità, creatività ed eclettismo sono le caratteristiche predominanti dell’artista insieme alla passione per la vita extra-terrestre e per l’onironautica. La filosofia alla base del suo lavoro è quella di mischiare sempre generi e stili diversi tra loro, di unire sintetizzatori, drum machine e software per creare una musica “aliena” alle etichette di genere, che parli del mondo onirico e della vita oltre questo pianeta. Ringraziamo l’ingegnoso MileSound Bass per averci consesso quest’intervista esclusiva che vi proponiamo di seguito.

1) Com’è nato il tuo nome d’arte? Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

Il mio nome nasce 20 anni quando per gioco io e dei miei amici – all’epoca appassionatissimi di rap – abbiamo creato una nostra crew. C’era chi produceva, chi cantava, chi faceva murales. Mancava il breaker. Ognuno aveva un nome d’arte. Io all’epoca mi chiamavo Miles. Con il passare del tempo e avvicinandomi alla musica elettronica il nome è mano mano cambiato fino ad arrivare all’attuale MileSound Bass.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Eravamo persi per la musica rap e volevamo farla anche noi. Io ho cercato dei programmi per fare i beat e ho preso Acid Pro 4. Adesso non so neanche a che versione sono arrivati o se esiste ancora, ma con quel programma potevo campionare tutta la musica soul, blues, jazz e classica per creare beats da dare alle rime dei miei amici. Dopo qualche anno a giocare con software e rime, io e un socio abbiamo creato il duo “Ufo Prjct”, poi ci siamo allargati e abbiamo formato la “Fahrenheit 451 crew” con altre persone. In questi progetti mischiavamo musica elettronica alle rime rap. Per qualche anno, fino al 2012 ci siamo divertiti suonando in giro. In seguito ho continuato da solo.

3) “Everything’s Normal” è uscito il primo ottobre del 2021, puoi parlarci di questo nuovo lavoro?

EVERYTHING’S NORMAL è un concept album dedicato mondo dei sogni, tematica che studio da oltre 15 anni. In particolar modo, il focus è sulla vita all’interno del mondo onirico e sulle esperienze che può vivere l’onironauta, il viaggiatore notturno. In questo album ho raccolto le mie esperienze personali di vita all’interno del mondo onirico. Il sognatore, che viene guidato dalla musica nel viaggio onirico, all’inizio è confuso e non sa se quello che sta vivendo è la realtà o un sogno (1. Are We Still Dreaming?). Superata la fase di incertezza e confusione, il viaggiatore/sognatore può finalmente entrare in una condizione di sogno lucido, una condizione di consapevolezza del stare sognando e controllo del proprio sogno, influenzandone il corso (2. Lost In A Lucid Dream). L’esperienza del sogno lucido è intensa e totalizzante ma rischia di far scivolare il sognatore nel limbo delle paralisi notturne. Occhi aperti, corpo paralizzato e la sensazione di una presenza estranea minacciosa incombe sullo sfondo. Il viaggiatore può svegliarsi ma ricadere nuovamente è più facile del previsto (3. Sleep Paralysis). Durante il giorno puoi anche far finta di nulla ma le paranoie si faranno vive di notte, in un modo o nell’altro. L’impossibilità di muoversi e le allucinazioni delle paralisi notturne generano irrequietezza e paranoia (4. Paranoid Dream(er). Il sognatore prova a svegliarsi per interrompere il viaggio, ma non sa di essere rimasto intrappolato in quelli che vengono chiamati i “falsi risvegli”. Si tratta di un loop infinito di sogni, che sembrano così reali da trarre in inganno il viaggiatore, il quale pensa finalmente di essersi svegliato, per poi capire di trovarsi nell’ennesima esperienza onirica (5. False Awakenings). Sono tutte esperienze comuni all’onironauta, che però ogni volta si ritrova a domandarsi: sono davvero normali? L’accettazione senza giudizio di quello che si vive ad occhi chiusi è alla base per rimanere in equilibrio e non precipitare (6. Everything’s Normal).Al mattino, il viaggiatore, memore delle avventure notturne, si prepara ad affrontare l’altra vita, quella del giorno, della veglia (7. After The Night).

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’album?

Il primo file risale al 2011, 10 anni fa. In questi dieci anni ho pubblicato altri lavori ma questo disco, che ho dedicato a uno dei temi che più mi appassionano, i sogni, volevo produrlo al massimo delle mie potenzialità. Ho studiato musica, sono passato dai software ai synth/drum machine, ho avuto problemi tecnici dovuti all’università e al lavoro, ho continuato a studiare musica e alla fine, quando finalmente mi era parso di avere le giuste conoscenze per poter concludere il disco, l’ho concluso.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco o un singolo?

Pubblicare un singolo o un disco online è più facile di quanto si possa immaginare. Il costo è irrisorio. Il problemi sorgono quando vuoi provare ad andare oltre. Ad esempio la promozione e la distribuzione.

6) Come stai affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Lavoro come insegnante alla scuola primaria quindi tolto qualche mese di lockdown potenziato sono sempre andato a lavoro. Il resto del tempo l’ho dedicato allo sport nei weekend- che era l’unica cosa fattibile – mentre la settimana la dedicavo al finire questo disco.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

Ogni brano di questo disco mi rappresenta, almeno per quel che riguarda il tema dei sogni.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Inizialmente il disco presentava più tracce ma alla fine ho selezionato solo quelle che parlano degli argomenti che più conosco e che ho più studiato: i sogni lucidi, le paralisi notturne, i falsi risvegli, i sogni paranoici, la “normalità” di questo mondo onirico, e il risveglio.

9) Sei un compositore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Ne scrivo a profusione, più di quelli che pubblico. Fino a un anno prima del Covid ho suonato live praticamente ogni settimana in giro per l’Italia e Svizzera. Per non ripetermi oltremodo nei live ho prodotto molti pezzi. Da 3 anni a questa parte però ho smesso di produrne di nuovi. Non mi piace vedere le cose incompiute, soprattutto se sono arrivato a buon punto. Ho così tanto materiale che prima di produrne di nuovo, voglio concludere e pubblicare almeno le cose più significative.

10) Che attrezzatura usi per comporre le tue tracce?

Ho cominciato con software quali Acid Pro 4 e Reason 3, per poi passare ad Ableton. Dieci anni fa però mi sono stufato di suonare con il mouse e ho cominciato ad appassionarmi ai synth e alle drum machine degli anni 80′ – 90′ – inizio 00′. In questi anni ne ho cambiati un po’, attualmente uso Jomox Mbase 11; Korg: Er1 Mkii | Ms2000 + Vocoder | Trinity Rack; Novation Super Bass Station; Roland: D550 + Pg1000 | Jp8000 | Mc09 | Tr505; X0xb0x + Mxr Distorsion; Yamaha Rm1x.

11) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

Personalmente ascolto moltissime cose diverse – ma non tutto – e mi piace mischiare specifici elementi di mondi sonori/generi diversi tra di loro. Ognuno è libero di produrre quello che preferisce. Molti cominciano con un genere e continuano per sempre negli anni con lo stesso genere. Io non riesco o comunque non sono interessato. Raramente una mia traccia comincia con elementi di un genere e finisce con gli stessi. Cambia. Muta. Per chi ascolta poi è più semplice che in passato, gli algoritmi ti portano a farti conoscere artisti simili a quelli che ti piacciono e puoi scoprire più musica che in passato. Il problema è come gestire tutta questa informazione in ingresso. Manca il tempo per ascoltare tutto quello si vorrebbe.

12) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Spaventa forse non è il termine giusto, sicuramente mi preoccupa la mancanza di tempo per fare tutto quello che ho in testa. Ho progetti sia sul lato musicale che sul lato lavorativo. Dal punto di vista della musica, con calma, vorrei concludere i progetti che ho aperto in questi anni prima di cominciarne di nuovi. Progetti che spaziano in mondi sonori molto diversi tra di loro. Quelli che ho deciso di portare a termine riguardano alcuni periodi che ho vissuto con più passione. Dal rap strumentale alla jungle, dall’hardcore gabber alla techno/house e ovviamente IDM e glitch. Dal punto di vista lavorativo voglio continuare a lavorare come insegnante nella scuola primaria. Mi piace tantissimo, in modo diverso dal suonare a un festival sulle montagne, ma comunque tantissimo.

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