Willy Wonka Was Weird: in esclusiva un’intensa e gratificante intervista rilasciata dal valente cantautore

Willy Wonka Was Weird è un progetto solista di Paolo Modolo, nel passato membro degli In My June e della noise/core band Anarcotici. Ad ottobre 2019 esce per (R)esisto Distribuzione l’album d’esordio “022016032019”, registrato e prodotto da Tommaso Mantelli al Lesder Studio di Treviso. Ringraziamo infinitamente il valente cantautore Willy Wonka Was Weird, per averci concesso quest’intensa e gratificante intervista che vi proponiamo di seguito.

1) Com’è nato il tuo nome d’arte? Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

Ciao, il mio nome d’arte è nato per caso. C’è stato un periodo nel quale avevo sempre in testa queste quattro WWWW che mi giravano in continuazione. Le prime due le ho subito associate al personaggio di Wiily Wonka, una figura che mi ha sempre affascinato fin da quando ero bambino ma che, vedendola ora con con un occhio diverso, scopro non essere così alla portata di tutti perché è inquietante, strano, praticamente come me. Di conseguenza le ultime due WW sono diventate Was Weird. Willy Wonka Era Strano. Io ho cominciato a suonare nel 1998 con la band noise/core degli Anarcotici, con la quale ho fatto 3 dischi e moltissimi concerti. Alla fine di questo progetto nel 2011 sono nati gli In My June, un progetto acustico, con i quali ho fatto altri due album e altri concerti. Ad un certo punto però ero un po’ saturo dell’ambiente musicale che mi circondava e mi sono preso una pausa, continuando sempre a buttare giù nuove idee. Nel frattempo sono diventato padre di un bimbo meraviglioso e la voglia di lasciargli in regalo delle canzoni che un giorno lo avrebbero aiutato a capire chi ero mi ha spinto a far nascere Willy Wonka Was Weird. Inizialmente non volevo pubblicare questi pezzi, dovevano essere un semplice regalo per mio figlio, ma una serie di avvenimenti e l’incontro con Massimiliano Lambertini di Resisto mi hanno spinto a pubblicare il primo album “022016032019”, uscito ad ottobre del 2019.In quel momento ho fatto pace con l’ambiente musicale e ho capito che l’unica cosa che mi faccia stare bene nella vita è scrivere musica. Con l’uscita dell’album sono iniziati anche i concerti, subito interrotti a causa dell’emergenza sanitaria, ma ne ho approfittato per scrivere i pezzi del nuovo album che ho registrato al Natural Head Quarter di Ferrara.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Sicuramente ci sono state tante cose e tanti avvenimenti che mi hanno spinto a scrivere, ma fanno parte di un’esigenza più ampia, quella di dover buttare fuori in qualche modo le cose che tengo dentro. Io sono una persona che accumula tantissimo, fino quasi a star male, ed è in quel preciso momento che le canzoni devono uscire… o loro o me. Non è una cosa che mi faccia prettamente bene, ma fa parte del mio processo creativo e per ottenere certi risultati devo spingermi fino al limite. Io ascolto musica fin da bambino, ma poi sono esploso con il punk rock e penso sia stata questa la cosa che mi abbia influenzato maggiormente. Il punk rock è libertà, anarchia delle espressioni, rabbia, tutto quello di cui ha bisogno uno sfigato e ribelle ragazzino della provincia… ma è talmente vero e puro che anche quando passano gli anni ti rimane attaccato, non se ne va e tu continui a fare pezzi, anche se musicalmente diversi, mantenendo sempre quello spirito.

3) “Lasciamoci il nulla per questo infinito” è uscito il 29 ottobre del 2021, puoi parlarci un po’ di questo lavoro e di quelli precedenti?

“Lasciamoci il nulla per questo infinito” è un percorso della mia vita che inizia dal passato e che vive nel presente, attraversando il mio futuro. Mi piace immaginarlo come una serie di foto appese nella camera oscura, dove alcune sono visibili e pronte, altre invece sono nascoste, stanno per prendere forma, e non sai cosa uscirà e nemmeno quello che hai fatto. È un lavoro che nella parte iniziale parla di perdite, mentre in quella finale ci sono le riconquiste, sempre con un’occhio di riguardo ai demoni che mi accompagnano e che mi nutrono. Il disco è stato registrato allo storico Natural Head Quarter Studio di Ferrara (dove sono nati capolavori della musica indipendente italiana) da Michele Guberti con la produzione artistica di Lambertini, Guberti e Fusaroli (Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti, Capovilla…) e vede la partecipazione alla voce in alcuni brani della cantautrice Desta. È un disco nel quale abbiamo lavorato molto sugli arrangiamenti, sulle voci ed abbiamo cercato di curarlo in ogni minimo aspetto, mantenendo però fede alla mia persona e al mio modo di comporre. “022016032019” è stato registrato al Lesder Studio di Treviso da Tommaso Mantelli, ed è un lavoro sicuramente più “grezzo”, ma era quello che desideravo in quel momento. Più impatto e meno cura dei dettagli, praticamente una presa diretta, volevo solamente catturare la canzone com’era uscita, senza pensarci troppo su… ecco, è stato un disco istintivo, di pancia.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione degli album?

Il primo album pochissimo tempo, l’ho scritto di getto e praticamente l’ho registrato subito. Quest’ultimo lavoro ha richiesto molto più tempo, anche perché l’ho scritto, l’ho cestinato perché non mi convinceva e l’ho tornato a riscrivere. Per ogni canzone ho studiato gli arrangiamenti e le voci, un lavoro che poi abbiamo sviluppato ulteriormente in studio. Mi ha prosciugato parecchie energie, sia fiche ma soprattutto emotive, ma direi che ne è valsa la pena.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco, un singolo o un videoclip?

Dipende come e con chi lo fai. Se lavori con etichette serie devi farne di strada prima di essere pubblicato in maniera decente. Al giorno d’oggi ci sono tanti mezzi e tante possibilità di farsi sentire, ma il più delle volte è uno schifo, musica fatta da persone che hanno il solo obbiettivo di farsi vedere senza dare alcuna importanza alla musica… del tipo, prima l’immagine e poi il contenuto e questo uccide l’arte. A causa di questo modo di agire sono nati tanti canali e tante agenzie che ti permettono di fare video o singoli di merda, quindi potrei dirti di sì, è facile. Ma se vuoi lavorare in un certo modo, con magari meno visibilità ma con più cura dei particolari che richiede l’uscita di un album, no non è così semplice. Ci vuole tanto lavoro, sacrifici e dedizione… non bastano un semplice click ed un like in più per renderti uno che fatto un un disco.

6) Come stai affrontando questo periodo di fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Sinceramente lo sto affrontando come gli altri periodi della mia vita, ovviamente il non poter suonare dal vivo si è fatto sentire, eccome. Spero che qualcosa migliori ora, anche se mi sembra che la gente sia più concentrata su una lotta “tutti contro tutti”. Vi ricordate gli arcobaleni, “andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori”?. Se continua così preferisco decisamente non avere nessun contatto, ci sono troppi maestri in questo mondo.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

Del primo album “MARZO 2019”, dell’ultimo un po’ tutti, ma in particolare “NATO SOTTO IL SEGNO DI NESSUNO”.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Tutto, quello che vivo viene buttato in musica. Lo faccio perché’ ne ho bisogno e mi fa stare meglio, non riuscirei a scrivere di altro, o a raccontare una storia. Mi piace utilizzare molte metafore, per nascondermi, per non farmi capire o perché chi ascolta possa interpretare le canzoni a modo suo. Ma alla fine la mia persona compare sempre, anche se in un angolo, ma c’è.

9) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Non scrivo tantissimo, lo faccio quando non riesco più a contenere dentro me determinate cose. Ma quando cominciano ad uscire non mi fermo e riesco a scrivere molti pezzi in pochissimo tempo, mi svuoto, mi rigenero e poi ricomincio ad accumulare per tornare a scrivere.

10) Cosa significano per te improvvisazione e composizione e quali sono, per te, i loro rispettivi meriti?

Io le vedo strettamente collegate, perché quando componi stai improvvisando e quando improvvisi in qualche modo stai componendo. Improvvisare significa dare l’estro, quel tocco di pazzia, buttare giù quello che senti in quel preciso istante… e comporre ti aiuta a rendere il tutto più completo, preciso, con un senso mirato. Oltre al fatto che ti permette tramite gli arrangiamenti di arricchire ulteriormente la canzone e farla parlare con altre sfaccettature.

11) Che attrezzatura usi per comporre le tue tracce?

Uso solamente la mia chitarra acustica ed un telefonino per registrare il pezzo al momento. Una volta fatto e riascoltato utilizzo una loop station e cerco di capire se ci starebbe bene altro, ma tutto parte sempre da chitarra/voce.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

Sì, come è giusto che sia, la musica è aria e va’ respirata. Rimanere sempre fissi su una cosa non fa sempre bene, c’è bisogno di avere altre contaminazioni, ti apri mentalmente, indipendentemente da quello che sarà il risultato finale. Impari ad ascoltare. Il problema avviene quando è il mondo che si chiude alla musica e lo sta’ facendo ora, non dandole il giusto valore, considerando più importanti aspetti come le immagini o le visualizzazioni.

13) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

Bene per quanto riguarda la possibilità di farsi sentire, ma come ho detto prima è una distruzione totale per il resto. Fatico a vedere gente con passione, il loro unico scopo sono i like. È vero che io provengo da un’altra generazione, quand’ero piccolo non c’erano tutti questi mezzi, per comprarti una cassetta dovevi fare i salti mortali, e se la musica non era come te l’aspettavi facevi di tutto per fartela piacere. Eri te che ti creavi l’immagine dell’artista. I media hanno capovolto tutto, solo immagine e niente musica. La tecnologia negli studi di registrazione o per lo scambio di informazioni o materiale ha fatto passi da gigante velocizzando molto le procedure ed i tempi, ma i social media stanno lobotomizzando la gente.

14) Il ruolo del cantautore è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la tua opinione sui compiti (ad esempio politici / sociali / creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel tuo lavoro?

La mia opinione è che non ci devono essere compiti ma che ognuno deve dire quello che prova e quello che sente. I temi politici per esempio non fanno al caso mio, ma capisco benissimo tante band che utilizzano la musica per far arrivare il loro messaggio, poi sta a te ascoltatore approvarlo o meno. L’importante è che alla base non ci sia alcun tipo di strumentalizzazione o il voler imporre le proprie idee. Essere veri e sinceri con se stessi deve essere il proprio obiettivo.

15) Come pensi che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio

Non lo so, ogni volta che mi pongo il problema mi sembra di venire a meno alla mia visuale di musica. I Beatles, o i Nirvana, hanno raggiunto milioni di persone con canzoni e melodie semplici, ma cariche di emozioni vere, che la gente sentiva. Ora la gente è troppo vuota affinché possa percepire tutto questo, quindi probabilmente dovremmo fare delle composizioni silenziose per attirare la massa.

16) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Siate voi stessi, coerenti, preparatevi a tanti sacrifici e rinunce, mettete al primo posto la vostra arte, non le foto, i video e tutto quello che richiede il mondo dei social. Magari non arriveranno i risultati, ma avrete fatto una cosa bellissima e vera: MUSICA.

17) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

I miei progetti per il futuro al momento sono la promozione di questo album e dei live che partiranno dal 2022, poi non so cosa accadrà. Se il futuro mi spaventa? Ora non più, perché ho lasciato il nulla per questo infinito.

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