SCHIAMAZZI: “SCHIAMAZZI”, L’EP D’ESORDIO CHE SEGNA IL SUCCESSO CONCLAMATO DELLA PSICHIATRIA CANTAUTORALE

Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori affezionati, oggi vi presentiamo la recensione dell’EP d’esordio “Schiamazzi”, uscito il 5 novembre del 2021, del cantautore genovese Schiamazzi. L’EP è composto da cinque brani: terapeutici, cantautorali, acustici, folk ed onirici. “Schiamazzi” si presenta al grande pubblico come un’opera incantevole, raccontata da un menestrello interessante e contemporaneo, dove il protagonista indiscusso e cantato in questo EP, resta il malessere interiore, sconfitto dai proverbiali strumenti forniti in dotazione all’umanità: l’introspezione, l’amore, la cooperazione, l’empatia e il rispetto verso il prossimo. Il primo brano “Distruzione di Marta”, si presenta con un sound rilassante e profondamente riflessivo: una chitarra acustica malinconica e nostalgica ci accompagnerà soavemente per tutto il corso della traccia, il canto caldo e rassicurante di Schiamazzi è un sollievo unico e curativo, il canto lirico di Francesca Benitez è da standing ovation. “Distruzione di Marta”, intende infondere sicurezza agli ascoltatori; dobbiamo essere consapevoli delle nostre capacità e delle nostre vulnerabilità, dobbiamo imparare ad essere noi stessi, non conta essere speciali per farsi accettare dal prossimo, né diventare quello che gli altri desiderano che noi dovremo essere, questo non è vivere, è finzione, significa non accettarsi per quello che siamo realmente. Il secondo brano “Fèlicette”, è altamente poetico, parla di un tentativo disperato di far quadrare le cose, contro ogni pronostico. “Fèlicette”, ci rende partecipi grazie ad tappeto sonoro a dir poco magnetico: tromba, chitarre, percussioni e canto stellari, è un pezzo che verrà ascoltato molte volte. “Fèlicette”, mostra anche il bisogno naturale di saper essere giudiziosi senza farsi influenzare eccessivamente dagli altri, provare a realizzare qualcosa che per gli altri sembra essere difficile. La terza traccia “Dicotomia”, ascoltiamo una straordinaria Benitez e un Schiamazzi sublime. “Dicotomina” ci trascina emotivamente con una chitarra acustica distensiva, un synh palpabile e liberatorio. “Dicotomia” presenta un sound bucolico quasi western, una composizione degna del nostro compianto Maestro (Morricone). “Dicotomia”, è un brano che veicola un altro messaggio fondamentale: sbagliare è umano, perseverare è diabolico; è umano sbagliare e magari trarre conclusioni sbagliate e frettolose ma poste in buona fede, ma sarebbe più opportuno chiarirsi con l’altra persona, senza dover intraprendere azioni sconclusionate, su ogni dubbio che avvertiamo interiormente. Nel quarto brano “Nel furto è la speranza”, il messaggio è calzante: non essere famelici, è fondamentale sapersi fermare al momento giusto, è anche un inno a smorzare le nostre innumerevoli dipendenze, per non diventarne schiavi completi. “Nel furto è la speranza”, prevale un comparto sonoro variegato, pregiato e folk: mandolini da mille e una notte, chitarre acustiche lodevoli, percussioni poderose e canti stratosferici. L’ultimo brano “Vico dell’Amor Perfetto”, è veramente suggestivo ed onirico, qui si canta del malessere esistenziale, l’unica soluzione risiede in noi stessi, siamo noi i giudici della nostra condotta esistenziale, si tratta soltanto di saper ascoltare qualche volta il proprio istinto, anziché affidarsi agli attributi e alle etichette che ci propina la società, poichè essa non sempre rispecchia quello che realmente siamo. “Vico dell’Amor Perfetto” miscela sapientemente: basso, chitarra acustica ed elettrica, un Schiamazzi enigmatico, malinconico ed elegante. L’EP “Schiamazzi”, è senza ombra di dubbio un lavoro breve (come qualcuno potrà definirlo) ma è estremamente intenso, la risonanza emotiva trasmessa dall’EP e dal suo cantautore è totale ed immersiva. L’EP dello psichiatra (interessante vero?) Schiamazzi merita a nostro modesto parere, un plauso sincero, grazie Dottore, speriamo di ascoltarla molto presto.

TRACKLIST

1. Distruzione di Marta
2. Fèlicette
3. Dicotomia
4. Nel Furto è la Speranza
5. Vico dell’Amore Perfetto


RICONOSCIMENTI

Registrato presso: Homeward Laboratories, Bavaggi (GE)
Mix e master di: Mattia Cominotto presso Greenfog Studio (GE) e di Matteo Zangrandi presso Homeward Laboratories, Bavaggi (GE)
Registrato da: Schiamazzi (voce, chitarra, basso), Matteo Zangrandi (chitarra, tastiere, basso), Francesca Benitez (voce), Federico Secci (voce), Gregory Ezechieli (sassofono), Simone Cattedra (tromba), Federico Venini (percussioni), Francesco De Fino (chitarra)
Prodotto da: Matteo Zangrandi
Composto da: Schiamazzi, Matteo Zangrandi


BIOGRAFIA

Schiamazzi è un cantautore genovese ma anche un medico psichiatra e, forse, è questo che lo ha spinto a fare musica. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 pubblica due delle canzoni scritte nel corso dei primi anni di lavoro in ospedale, seguite dal videoclip del singolo “Félicette”. Nelle sue canzoni le sonorità acustiche e i testi prettamente cantautorali si contaminano a seconda delle collaborazioni che gravitano attorno allo studio Homeward Laboratories, prima tra tutte quella con la cantate lirica Francesca Benitez. La chitarra classica portante spesso si accompagna alle percussioni e ad una sezione fiati malinconica. Nei suoi pezzi parla delle persone che incontra e delle storie che gli vengono raccontate, ma anche di sé, della sua famiglia e delle persone che ama, in un continuum che si mescola e si confonde. Il tutto protetto da una maschera, con tanto di piume annesse. Infondo sono solo schiamazzi. La scelta dell’anonimato e la maschera che indossa separano il medico dal cantautore ma soprattutto lo traghettano tra le sue identità, uno switch che gli permette di avere maggiore libertà espressiva e dare spazio a tutte le parti di sé, eliminando i limiti imposti e aprendo nuove prospettive. I versi delle canzoni si inseguono come fotografie che non hanno bisogno di verbi. La luce è quella artificiale dei lampioni, quella delle lampade che oscillano sospese sui vicoli di Genova. Le facce non sono perfette, i lineamenti a volte fanno paura. Il suo modo di trattare il disagio psichico è lontano dai freak shows e dalla spettacolarizzazione che spesso l’arte riserva a questo tema, è asciutto e realistico, presentandolo come qualcosa di incredibilmente quotidiano e comune. Nelle storie di Schiamazzi i riferimenti temporali si perdono, come in quei sogni che non sapresti dire se siano durati 5 minuti o tutta la notte.

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