Fedez: “Stampa trollata non entro in politica, la politica è una cosa seria”

Si capiva? Sì, ma era più importante fare finta che fosse vero e quindi titoloni, paginate e grandi dibattiti a seguire. Fedez, da qualcuno “bollato come lo stupidotto che ha fatto la terza media” per una settimana ha fatto credere (a chi voleva crederci, s’intende) che stava scendendo in campo. La metafora non è casuale perché pure il logo, con la bandiera tricolore, evocava quello dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi nel 1994 e così lo slogan ‘il nuovo miracolo italiano’. Consapevole o meno, la stampa ci è cascata e Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez, ha deciso di chiarire oggi che no non sta scendendo in politica con il movimento Disumano, che guarda caso è pure il titolo dell’album che esce il 26 novembre. Su twitter e su Instagram in due rate schiaffeggia i giornalisti che non hanno fatto verifiche e sono caduti nella bufala, termine boomer perché invece lui usa la parola ‘trollata’ ossia la provocazione senza senso, truffaldina e fomentatrice sul web. Ben gli sta alla stampa italiana perché “la politica è una cosa seria” e si busca la ramanzina da Fedez. Tutto risale ad una manciata di giorni fa quando basta un accenno social della metà maschile (con lo smalto però) dei Ferragnez – l’acquisto di un dominio internet FedezElezioni2023 – per scatenare voci, controvoci senza verifiche né smentite. Il rapper sta zitto e se la gode, tutta pubblicità per lui e famiglia (è in arrivo anche la serie Amazon con Chiara Ferragni, Leone e Vittoria), più ce n’è più si guadagna, del resto oltre che rapper, musicista da hit è pure influencer dunque è pane per la cena. Oggi ci torna su, si traveste da politico, giacca, cravatta, studio classico in noce sullo sfondo e volpino in grembo da accarezzare mentre guarda in videocamera (si chiamerà Dudù?). “Scendo in campo perché la politica italiana è una cosa seria: Vota Disumano” dice ammiccante, sembra un manifesto politico invece è guerriglia marketing del nuovo album, intitolato Disumano. Il video è una burla all’incontrario: “L’Italia è il paese che amo, qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti, qui – dice accarezzando il cane – ho imparato da mio padre e dalla vita il mio mestiere di truffatore, qui ho appreso la passione per i preti che fanno i tiktoker. Ho scelto di scendere in campo e frodare la cosa pubblica, perché non voglio vivere in un paese civile, governato da forze mature e da uomini legati a doppio filo ad un passato di conquiste sindacali e diritti per tutti. Il movimento si chiama Disumano ed è possibile realizzare insieme un grande incubo: quello di un’Italia sempre più ingiusta, menefreghista verso chi ha bisogno e che nelle recite di fine anno della comunità europea ha il ruolo del cespuglio. Vi dico che possiamo, dobbiamo, costruire insieme per noi e per i nostri figli un nuovo miracolo italiano”, conclude alzando il pollice. Poi stasera svela a chi ancora non l’avesse capito: “È bastato che acquistassi un dominio Internet, FedezElezioni2023, che però scadeva a novembre 2022, sarebbe bastato fare una piccola ricerca ai giornalisti per capire che era una stronzata. Questo la dice lunga sullo stato del giornalismo e dell’informazione in Italia”. In una storia su Instagram fa vedere i titoli di diverse testate e programmi tv che hanno abboccato all’esca. Nel mirino, in particolare, un video di Stefano Feltri, direttore del Domani, “che dice ‘fermiamo gli influencer perché lavorano per Amazon'”, ma poi in pagina – e il rapper la mostra – ha una pubblicità di Amazon. “Questa settimana – dice ancora – sono successe cose surreali. Ci sarà una campagna elettorale, da qui fino all’uscita del disco, ma sarà campagna elettorale finta, d’altronde quale campagna non si è poi rivelata finta?”, aggiunge Fedez, spiegando di aver “preparato una serie di cartelloni elettorali tra i più grotteschi, di cattivo gusto, squallidi e disumani che abbiate mai visto ma non così lontani dalla realtà”. Un messaggio anche per Beppe Severgnini, “che ha detto ‘Fedez in politica? La moglie è più carina’. Caro Beppe, ma alla Oxford University non ti hanno insegnato che la bellezza non rientra tra le competenze necessarie per entrare in politica o fare qualsiasi altro tipo di lavoro? Mi devo placare – aggiunge – sennò divento una pazzerella scatenata”.

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