INTERVISTA AL TALENTUOSO CANTAUTORE BOLOGNESE BASCHIRA

Baschira nasce da un’ idea di Davide Cristiani, artista di origine bolognese, nato a Molinella, ad Amsterdam ormai da anni. È nei panni di Prospero Baschieri (Baschira), un brigante vissuto agli inizi dell’Ottocento, che il chitarrista decide di portare in scena i protagonisti delle sue storie: gli ultimi, vittime di soprusi e ingiustizie sociali. In basso trovate un’interessante intervista, rilasciata dal talentuoso cantautore Baschira. Grazie per averci concesso il tuo tempo prezioso.

1) Com’è nato il tuo nome d’arte? Potresti raccontarci un po’ la tua storia artistica?

Baschira è il soprannome dialettale di Prospero Baschieri, un brigante che visse nel 1800 nei dintorni di Budrio, il paese dove son cresciuto. Baschira si schierò in difesa dei contadini durante l’occupazione napoleonica. Era un brigante anomalo che non amava la violenza, sopratutto se usata contro i più deboli. Insieme ad altri contadini e briganti ha guidato per un anno la resistenza ai soprusi dei francesi nelle campagne di Bologna. Ho scelto questo nome d’arte per dar voce alle sue gesta. Credo che la sua storia sia più importante della mia.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

Sì, c’è stato un episodio triste, gli attentati a Parigi. Dopo la strage al Bataclan, ho pensato che non vale la pena tacere per paura di diventare un bersaglio, da quel giorno infatti, siamo diventati tutti dei bersagli. Decisi che avrei iniziato a scrivere canzoni di denuncia. Scrivo canzoni da quando sono un adolescente, melodie e testi, perché scrivere è sempre stato il mio modo per sfogarmi ed esprimere le mie emozioni. Da quel giorno ho iniziato a scrivere per “resistere” e denunciare ogni ingiustizia mi capitasse di vedere.

3) “Zdasdat” è uscito il 26 novembre del 2021, puoi parlarci del tuo album d’esordio?

Zdasdat in bolognese significa “svegliati”. Quest’album vuole essere un’esortazione ad aprire gli occhi per non essere più indifferenti alle sofferenze altrui, specialmente quelle dei più deboli. Ogni brano tocca un argomento specifico sul quale, a parer mio servirebbe una riflessione personale.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dell’album?

Ci son voluti anni prima che decidessi di raccogliere le idee in un album e il coraggio di proporle ad altri musicisti. Devo dire che nel processo di produzione vera e propria dell’album, che è durato un paio d’anni, ho imparato molto. Questa crescita artistica è sicuramente dovuta alla presenza di molti altri musicisti e professionisti eccezionali, che hanno collaborato alla realizzazione dell’album. Mi piace immaginarli come la banda di briganti di Baschira. Credo che nel momento in cui la musica venga condivisa e suonata da più musicisti, non possa che trarne benefici.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco, un singolo o un videoclip?

Probabilmente pubblicare un disco non è mai stato così facile. Il problema è avere visibilità. Proprio per il fatto che a chiunque sia stato reso possibile avere un proprio canale, la visibilità è sempre più costosa e inaccessibile.

6) Come stai affrontando questo periodo in piena fase pandemica da virus SARS-CoV-2?

Sono molto cauto, perché non ho certezze. Costantemente bombardati dal terrorismo mediatico, facciamo fatica a ragionare lucidamente, senza paura. Sinceramente non capisco quelli che invece, sono estremamente conviti di avere la verità in tasca, di capire perfettamente quello che sta succedendo, senza aver mai dubbi, aggredendo con violenza chi la pensa diversamente da loro. Probabilmente sono molto spaventati. Certo è che senza un dialogo pacifico, si diffonde l’estremismo. Da parte mia cerco di resistere sul piano lavorativo e su quello psicologico, anche se a volte è facile scoraggiarsi. Anche perché arte e cultura sono stati tra i settori più colpiti e meno “aiutati”. Mi sento comunque molto fortunato perché nonostante tutto, posso ancora fare ciò che amo e che oggi posso chiamare: il mio lavoro.

7) Quali sono i brani che più ti rappresentano?

Forse “Ruotaordinario” è il brano più autobiografico, però mi identifico personalmente anche con “A Capo” perché anche io ho “ricominciato da capo” dopo essermi trasferito ad Amsterdam. Devo ammettere che imparare l’olandese è stata una grossa sfida, come anche affrontare l’ambiente di lavoro straniero quando l’immigrato sei tu.

8) Quanto di personale c’è nei tuoi pezzi?

Molto, forse tutto. Anche se sto raccontando la storia di qualcun altro, mi identifico completamente nell’ingiustizia che ha subito per poterla raccontare meglio.

9) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

No, fortunatamente le idee non mancano, ma la necessità di scrivere è fine a se stessa. Il lavoro che si fa per trasformare un’idea in una canzone, nel mio caso è un passaggio successivo alla scrittura, che preferisco condividere con altre persone. Includendo altre persone nel processo creativo, mi arricchisco di idee che mi porteranno poi alla stesura definitiva del brano.

10) Cosa significano per te improvvisazione e composizione e quali sono, per te, i loro rispettivi meriti?

Se dovessi fare una veloce associazione mentale tra due parole, direi: l’Improvvisazione è libertà, la composizione è sicurezza. Lascio a voi i meriti.

11) Che attrezzatura usi per comporre le tue tracce?

Io credo che in realtà la musica sia nell’anima e tra le dita. Inizia tutto da li. Questa è l’attrezzatura essenziale e necessaria. Se penso che da quando è nato questo progetto vi hanno preso parte ormai quasi trenta musicisti, non mi sembra vero ma è così. Tutto nacque lì: voce e chitarra.

12) Oggi forse più di ieri c’è una contaminazione dei generi. Pensi che la musica si sia aperta al mondo?

Penso che l’accelerazione nella diffusione nella contaminazione dei generi musicali, sia dovuta all’uso esponenziale di internet e del formato mp3 dell’ultimo ventennio. Ora abbiamo uno spettro di scelta musicale molto più ampio di quando si ascoltavano i CD o addirittura le cassette. Il processo di fusione tra i generi è comunque inevitabile e storicamente già intercontinentale. Si è semplicemente velocizzato.

13) Come giudichi l’uso della tecnologia e dei social media al servizio della musica?

Se fosse veramente “al servizio della musica”, si avrebbero solo dei vantaggi. Io credo che invece la musica si stia commercializzando sempre più, svuotandosi di contenuti, per essere al servizio delle piattaforme sulle quali viene pubblicata. Non è una critica alla tecnologia in sé, bensì all’uso che certe aziende ne fanno per trarne profitto.

14) Il ruolo del cantautore è sempre stato soggetto a cambiamenti. Qual è la tua opinione sui compiti (ad esempio politici/ sociali/ creativi) degli artisti di oggi e come raggiungi questi obiettivi nel tuo lavoro?

Non tutti i cantautori sono obbligati ad essere impegnati socialmente. Riesco ad apprezzare anche chi si identifica in qualcosa di diverso, soprattutto se è bravo e sincero. L’arte in generale si occupa da sempre di questioni politiche e sociali, siamo noi che guardiamo altrove. Io personalmente ho fatto delle scelte controcorrente nelle quali però mi identifico e provo a trasformarle in realtà con i miei gesti quotidiani.

15) Come pensi che le composizioni contemporanee possano attirare l’attenzione di un pubblico più ampio

Non saprei, gli spazi a disposizione per gli emergenti sono scarsi e l’ambiente è molto competitivo. Purtroppo anche il messaggio personale, per quanto profondo, viene ignorato se non è conforme ai canoni commerciali.

16) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Una volta chiesi al mio maestro di chitarra del tempo: Aldo, come si fa a diventare un musicista? Lui mi disse: Studia e tieni gli occhi aperti. Guardati intorno, viaggia. Col senno di poi avrei potuto studiare di più.

17) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Forse io sono un artista anomalo ma le mie emozioni vengono spesso anche dal passato. Il futuro non ti può spaventare se conosci il tuo passato. In questo istante c’è tutto, quel che è stato e quello che verrà. Vorrei presentare quest’album con un mini-tour europeo. Al momento sembra fantascienza, ma preferisco essere ottimista magari sbagliandomi, che non vedere un futuro. Intanto sto scrivendo nuove canzoni, come sempre.

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