Teresa Iervolino: “Il canto mi ha salvata da ogni ostacolo”

A 15 anni avrebbe preferito dedicarsi alla musica pop. A folgorarla è stata una Bohème interpretata da due stelle della lirica. ‘”Un giorno misi un dvd di quell’opera con Luciano Pavarotti e Renata Scotto. Alla fine ero in lacrime. Ho chiuso il computer e mi sono detta: ‘Nella vita voglio fare questo, dare agli altri le stesse emozioni che ho provato io con questi artisti’ “. È cominciata così l’avventura nel canto di Teresa Iervolino, giovane mezzosoprano in rapida ascesa nel panorama italiano e internazionale, considerata voce di riferimento del repertorio rossiniano e molto applaudita nei giorni scorsi a Roma nel debutto a Santa Cecilia proprio con un capolavoro del compositore pesarese, la Messa di Gloria diretta da Antonio Pappano con Eleonora Buratto, Lawrence Brownlee, Michael Spyres e Carlo Lepore. “Esibirmi all’Accademia Nazionale è stata una boccata d’aria meravigliosa. Noi cantanti stiamo attraversando un periodo psicologicamente devastante per via del Covid. Avere una orchestra come quella, Pappano sul podio e colleghi di quel valore è stato come viaggiare in Ferrari. Il canto è lo specchio di ciò che un artista vive in quell’istante. Se siamo liberi di esprimere le nostre emozioni riusciamo a dare il meglio e questo arriva”. Il ritorno agli spettacoli con il pubblico ha chiuso un periodo molto difficile. “Non è stato facile per nessuno, ma mi sento fortunata ad avere un calendario di lavori che non ha subìto interruzioni in questa ripresa, cosa purtroppo non uguale per tutti. All’ inizio è stato durissima, passare da una vita di emozioni e di viaggi in giro per il mondo e trovarsi chiusi in casa, sentirsi muti, non poter cantare. Mi sono rimboccata le maniche, ho lavorato su me stessa, come persona e come artista e ho riflettuto sul privilegio che abbiamo di fare un lavoro che amiamo”. Che cosa le hanno dato la musica e il canto? “Pur essendo estroversa, spesso il canto e la musica mi hanno salvato da qualsiasi caduta, da ogni inciampo , dalle offese che nella vita possiamo subire. Ogni volta che ho incontrato ostacoli la musica mi ha aiutato a rialzarmi, a saltarli e quando non ci sono riuscita ha curato le mie ferite. L’arte e la cultura ci aiutano a sopravvivere”. Teresa Iervolino, irpina della provincia di Avellino ma nata a Bracciano (Roma) perché il papà si era trasferito per lavoro, ha cominciato a studiare pianoforte a otto anni. Il colpo di fulmine con la lirica l’ha fatta appassionare a Puccini, poi all’autore del Barviere di Siviglia – ”il mio amato Rossini” – e a entrare a 18 anni al Conservatorio, dove ha studiato anche pianoforte e composizione. Nel 2012 ha debuttato al Filarmonico di Verona nel 2012 con Pulcinella di Stravinskij. Da allora la sua carriera è decollata con esibizioni in Italia e all’ estero. In questi giorni è a Firenze per L’Amico Fritz di Mascagni che andrà in scena a marzo. ”È la mia terza volta al Maggio Musicale. Per me, ormai, è come una casa. A luglio debutterò al Liceu di Barcellona con Norma di Bellini. Poi sarò a Monaco di Baviera con Lucrezia Borgia e ad Amsterdam con Giulio Cesare di Handel”. ”Sono fiera di essere considerata una specialista di Rossini. La mia voce è particolarmente adatta al repertorio rossiniano ma mi dedico anche ad altro, dal barocco a Donizetti, Haendel, Vivaldi e vorrei aprirmi ad altri ruoli. Nel cuore ho tre titoli rossiniani: Cenerentola, Semiramide e Tancredi. Le farei tutti i giorni ma di Tancredi mi affascinano i valori che comunica, la fedeltà, l’amore per la patria fino al sacrificio della vita, per la persona amata. L’arte è il mezzo più potente per continuare a tenere vivi questi valori, che spesso oggi trascuriamo e dimentichiamo”. La questione del riconoscimento del valore delle donne nel lavoro e il dibattito innescato dalla bufera ‘me too’ sono per la giovane cantante due facce della stessa medaglia. ”Non ho avuto problemi di questo tipo nella mia carriera. Sono convinta che è una problematica strutturale nella società. Il diritto di voto alle donne e l’emancipazione femminile sono conquiste tutto sommato recenti. Noi dobbiamo continuare su quella strada. Le donne non devono fare altro che essere se stesse, dimostrare quanto valgono, punto e basta. Lo stiamo già facendo, l’importante è non aver paura di dire le cose. Oggi, per esempio, le vittime di una violenza hanno paura di esporsi, di non avere aiuto e di restare sole in quella battaglia. Devono, invece, riuscire a far sentire la propria voce”.

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