LOMII: “WE ARE AN ISLAND”, UN ALBUM CHE RIACCENDE LA GENTILEZZA E LA SPERANZA IN OGNUNO DI NOI

Un caloroso saluto a tutti i nostri lettori, oggi vi presentiamo “We Are An Island”, album d’esordio del duo emiliano acustico Lomii (Emily Capanni e Lorenzo Brighi). Il disco è stato autoprodotto l’8 aprile del 2022. registrato, mixato e masterizzato allo Stonebridge Studio di Andrea Cola, musicista e amico del duo conosciuto nel 2019. Il genere musicale utilizzato in questo lavoro travolge l’ascoltatore con un ottimo folk acustico e leggere pennellate di rock. “We Are An Island” riesce a toccar le giuste corde emotive dell’ascoltatore, regalando a sua volta tanta spensieratezza, contemplazione e agiatezza d’animo. “We Are An Island” è un disco composto da nove tracce uniche e confortanti, dove ogni incertezza si scioglierà come neve al sole, in questo lavoro discografico d’esordio, qualsiasi ascoltatore occupa un posto speciale e di rilievo. Il primo brano “The Traveller”, ci immergerà magicamente in una dimensione onirica, grazie a un folk acustico sublime e vellutato, dove la chitarra unita al canto cullante e rassicurante del duo sono sprigiona un’intensa e piacevole aura eterea, emozionante e speranzosa. Il secondo brano. “The Traveller”, racconta il momento e le emozioni che ci portiamo dentro. Il secondo brano “Empty Hands (Heavy Hearts)”, parla della fragilità nell’affrontare il fallimento e della difficoltà di accettarlo. Si tratta di una conversazione con sé stessi ma anche con una persona cara: è fiducia, è chiedere di restare ma senza obblighi. Sostenersi in modo positivo fa parte dello stare insieme. “Empty Hands (Heavy Hearts)”, invita con accortezza anche a sapersi rialzarsi dagli insuccessi, riemergere dai naufragi emotivi. “Empty Hands (Heavy Hearts)” è un’altra traccia originale, introspettiva ma al tempo stesso sonoramente rilassante: il canto quasi mistico del duo è molto distensivo e soffice, seguono delle chitarre acustiche suggestive. Il terzo brano “Ninety-Five”, è altamente nostalgico e brillante, i giri di chitarra sono soavi, leggeri e piacevolmente echeggianti, lo stomp box genera bassi caldi e avvolgenti, il canto del duo si dimostra immacolato e gentile. “Ninety-Five”, racconta dell’infanzia e di come cambino le priorità con il passare del tempo. Le esperienze, le relazioni e il mondo che ci circonda modificano costantemente ciò che siamo. La sfida è provare a fermare qualche istante e renderlo inattaccabile dal tempo, renderlo un porto sicuro per quando se ne ha bisogno, nutrirsi di alcuni frammenti del nostro passato può sicuramente darci una carica emotiva migliore, tanto da permetterci di saper fronteggiare le sfide, le minacce e gli ostacoli che si materializzano nella nostra quotidianità. Il quarto pezzo “Mary Ann”, scatena il nostro animo, facendo scivolare ogni paura e dubbio, merito di un folk rock sognante, ballabile e rivitalizzante. Il duo sa trasmettere forza d’animo, tanto liberalismo e trasmette una gran voglia di vivere a pieno ogni istante che ci è connesso su questa Terra. “Mary Ann” è equipaggiata con la migliore implementazione rock folk in circolazione: chitarre elettriche celestiali, uno stomp box da urlo e un piano elettrico esaustivo. Il quinto brano “Pale Skin”, racconta come uscire nuovamente allo scoperto, senza rimpianti e alcuna remora, la vita è bella, dove ci attendono innumerevoli viaggi alla scoperta del nostro vero Io. “Pale Skin”, ci accompagna in una landa sonora leggiadra e luminosa, dove una chitarra acustica soffice viene arricchita dal canto soave e dolce della Capanni, accompagnandoci a sua volta in un sogno magico costellato da speranza. La sesta traccia “Believe Me” è un inno per i costanti atti di fiducia reciproca (fra persone, coppie), sapersi fidare ci rende meno insicuri e meno paurosi della vita che verrà. “Believe me”, rapisce per la sua calma sonora e vocale, le chitarre sanno magistralmente attirare l’attenzione del pubblico, il canto del duo è: cristallino, fatato e profondo. Il settimo brano “My House Is Your Home”, parla d’amore a trecento sessanta gradi, scoprire prima chi siamo, saper perdonare sé stessi e poi espandere il proprio amore e interessi verso il prossimo. “My House Is Your Home” è accompagnata da una tenera chitarra acustica e da un duo insuperabile e immenso. Il penultimo brano “Kismet (feat. Lennon Kelly)”, è una raggiante Irish folk ballad che ci invita a viaggiare e affidarsi alla marea del destino, delle difficoltà, delle incomprensioni, della fortuna declinata in incontri ed esperienze, non esiste realmente l’ultimo treno perso, la vita è piena di opportunità, spesso ci lasciamo suggestionare da chi ci circonda, dobbiamo saper osare, la vita che ci resta è una sola, liberiamola da ogni forma di apprensione. L’ultimo brano “We Are An Island”, racchiude il grande messaggio dell’intero disco: prenderci una pausa da tutto, restare soli e contemplare, questa farà in modo di poter saggiare al meglio, dove l’isola è il posto in cui pensare, dove sparire. Che sia dentro o che sia fuori. Tutti noi nel corso della vita siamo stati isole, almeno per un po’, in balia delle onde. “We Are An Island”, parla anche della necessità di tornare a casa. Il ritornello è un canto di ricongiunzione, il desiderio che ha un’isola di ricongiungersi con la terra. “We Are An Island” si presenta all’ascoltatore con un violino nostalgico, un basso magnanimo e mai molesto e il canto nobile e sentito del duo. Con l’album “We Are An Island”, il duo acustico di Cesena ha saputo leggere nei nostri cuori e scavare sapientemente nei meandri delle nostre menti, portando questi fantastici cantautori nell’Olimpo della musica indie e acustica italiana, sono una scoperta eccezionale, la lode è ampiamente meritata. Non ci resta altro che attendere gioiosamente, un vostro nuovo lavoro discografico. Il primo brano “The Traveller”, ci immergerà magicamente in una dimensione onirica, grazie a un folk acustico sublime e vellutato, dove la chitarra unita al canto cullante e rassicurante del duo sono sprigiona un’intensa e piacevole aura eterea, emozionante e speranzosa. Il secondo brano. “The Traveller”, racconta il momento e le emozioni che ci portiamo dentro. Il secondo brano “Empty Hands (Heavy Hearts)”, parla della fragilità nell’affrontare il fallimento e della difficoltà di accettarlo. Si tratta di una conversazione con sé stessi ma anche con una persona cara: è fiducia, è chiedere di restare ma senza obblighi. Sostenersi in modo positivo fa parte dello stare insieme. “Empty Hands (Heavy Hearts)”, invita con accortezza anche a sapersi rialzarsi dagli insuccessi, riemergere dai naufragi emotivi. “Empty Hands (Heavy Hearts)” è un’altra traccia originale, introspettiva ma al tempo stesso sonoramente rilassante: il canto quasi mistico del duo è molto distensivo e soffice, seguono delle chitarre acustiche suggestive. Il terzo brano “Ninety-Five”, è altamente nostalgico e brillante, i giri di chitarra sono soavi, leggeri e piacevolmente echeggianti, lo stomp box genera bassi caldi e avvolgenti, il canto del duo si dimostra immacolato e gentile. “Ninety-Five”, racconta dell’infanzia e di come cambino le priorità con il passare del tempo. Le esperienze, le relazioni e il mondo che ci circonda modificano costantemente ciò che siamo. La sfida è provare a fermare qualche istante e renderlo inattaccabile dal tempo, renderlo un porto sicuro per quando se ne ha bisogno, nutrirsi di alcuni frammenti del nostro passato può sicuramente darci una carica emotiva migliore, tanto da permetterci di saper fronteggiare le sfide, le minacce e gli ostacoli che si materializzano nella nostra quotidianità. Il quarto pezzo “Mary Ann”, scatena il nostro animo, facendo scivolare ogni paura e dubbio, merito di un folk rock sognante, ballabile e rivitalizzante. Il duo sa trasmettere forza d’animo, tanto liberalismo e trasmette una gran voglia di vivere a pieno ogni istante che ci è connesso su questa Terra. “Mary Ann” è equipaggiata con la migliore implementazione rock folk in circolazione: chitarre elettriche celestiali, uno stomp box da urlo e un piano elettrico esaustivo. Il quinto brano “Pale Skin”, racconta come uscire nuovamente allo scoperto, senza rimpianti e alcuna remora, la vita è bella, dove ci attendono innumerevoli viaggi alla scoperta del nostro vero Io. “Pale Skin”, ci accompagna in una landa sonora leggiadra e luminosa, dove una chitarra acustica soffice viene arricchita dal canto soave e dolce della Capanni, accompagnandoci a sua volta in un sogno magico costellato da speranza. La sesta traccia “Believe Me” è un inno per i costanti atti di fiducia reciproca (fra persone, coppie), sapersi fidare ci rende meno insicuri e meno paurosi della vita che verrà. “Believe me”, rapisce per la sua calma sonora e vocale, le chitarre sanno magistralmente attirare l’attenzione del pubblico, il canto del duo è: cristallino, fatato e profondo. Il settimo brano “My House Is Your Home”, parla d’amore a trecento sessanta gradi, scoprire prima chi siamo, saper perdonare sé stessi e poi espandere il proprio amore e interessi verso il prossimo. “My House Is Your Home” è accompagnata da una tenera chitarra acustica e da un duo insuperabile e immenso. Il penultimo brano “Kismet (feat. Lennon Kelly)”, è una raggiante Irish folk ballad che ci invita a viaggiare e affidarsi alla marea del destino, delle difficoltà, delle incomprensioni, della fortuna declinata in incontri ed esperienze, non esiste realmente l’ultimo treno perso, la vita è piena di opportunità, spesso ci lasciamo suggestionare da chi ci circonda, dobbiamo saper osare, la vita che ci resta è una sola, liberiamola da ogni forma di apprensione. L’ultimo brano “We Are An Island”, racchiude il grande messaggio dell’intero disco: prenderci una pausa da tutto, restare soli e contemplare, questa farà in modo di poter saggiare al meglio, dove l’isola è il posto in cui pensare, dove sparire. Che sia dentro o che sia fuori. Tutti noi nel corso della vita siamo stati isole, almeno per un po’, in balia delle onde. “We Are An Island”, parla anche della necessità di tornare a casa. Il ritornello è un canto di ricongiunzione, il desiderio che ha un’isola di ricongiungersi con la terra. “We Are An Island” si presenta all’ascoltatore con un violino nostalgico, un basso magnanimo e mai molesto e il canto nobile e sentito del duo. Con l’album “We Are An Island”, il duo acustico di Cesena ha saputo leggere nei nostri cuori e scavare sapientemente nei meandri delle nostre menti, portando questi fantastici cantautori nell’Olimpo della musica indie e acustica italiana, sono una scoperta eccezionale, la lode è ampiamente meritata. Non ci resta altro che attendere gioiosamente, un vostro nuovo lavoro discografico.

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