Vie dell’Amicizia con il maestro Muti: a Lourdes e Loreto l’11 e il 14 luglio con l’Orchestra Cherubini e un coro Italo-Ucraino

Da Sarajevo a New York, da Gerusalemme a Teheran, ma anche Beirut, Mosca, Damasco, Nairobi, Redipuglia, Kiev, Erevan: da 25 anni Ravenna Festival e il maestro Riccardo Muti portano la musica in luoghi simbolo della storia antica e contemporanea con il concerto dedicato alle Vie dell’Amicizia. Le tappe di quest’anno, lunedì 11 e giovedì 14 luglio, riguardano i santuari mariani di Lourdes e di Loreto dove il maestro dirigerà la sua Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” e un Coro misto di artisti italiani e ucraini in un ricco programma che comprende il Magnificat di Vivaldi, il Concerto N. 1 per corno e orchestra di Mozart, lo Stabat Mater e il Te Deum di Verdi, un salmo ortodosso, canti in basco e occitano, per chiudere con l’Ave verum corpus mozartiano. Così ai molti volti della sofferenza, di chi fugge un conflitto, chi vive con una disabilità o affronta la malattia o piange i propri cari, risponde un intreccio di voci, culture e spiritualità che trova unità nell’invocazione alla Madre, immagine di tutte le madri. Perché, come scriveva in “Supplica a mia madre” Pasolini, a cui è dedicata la XXXIII edizione di Ravenna Festival, “Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore”. “Venticinque anni fa rispondemmo alla chiamata di Sarajevo, dilaniata da una guerra fratricida. – Ricorda Muti – Quel concerto è stato il primo dei ponti di fratellanza che abbiamo costruito, un pellegrinaggio che negli anni ha raggiunto molti luoghi. Oggi la pandemia ci ha reso forse ancor più consapevoli della nostra fragilità, dell’universalità dell’esperienza del dolore. Ma la sofferenza non è il solo linguaggio che non conosce confini. Mentre divampa un nuovo, lacerante conflitto, – aggiunge il maestro – è la musica, capace di superare tutte le diversità di cultura, lingua, religione, a farsi ambasciatrice del nostro messaggio di pace e solidarietà. Per suggellare i concerti nei santuari dove da secoli accorre un’umanità ferita in cerca di conforto, ho scelto l’Ave verum corpus di Mozart, in cui risuona il dolore del mondo ma anche tutta la speranza di cui l’Uomo è capace”.

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