Pesaro: applausi e risate per il fantasioso Comte Ory

Applausi a scena aperta per le arie più difficili, risate e alla fine quasi 15 minuti di battimani (e anche di piedi come è tradizione a Pesaro) alla Vitrifrigo Arena Le Comte Ory, titolo inaugurale del Rossini Opera Festival 2022, in una coloratissima e fantasiosa produzione firmata da Hugo De Ana. Un’accoglienza trionfale soprattutto per la parte musicale dello spettacolo, guidato da vero mattatore da Juan Diego Florez, in stato di grazia nel ruolo del titolo, caratterizzato da una vocalità tenorile fiorita e impervia. Florez si è ormai dedicato ad altro repertorio, recentemente quello romantico francese, ma torna sempre volentieri a Rossini, in particolare al Rof che lo lanciò a livello internazionale a metà degli anni ’90. E resta comunque interprete di riferimento per il catalogo rossiniano e per il ruolo del licenzioso conte Ory in particolare, che richiede doti vocali ma anche di attore. Le Comte Ory, opera in due atti scritta Parigi nel 1828, si basa su un vaudeville di Scribe e Delestre-Poirson (successivamente autori del libretto per Rossini), a sua volta ispirato a una ballata medievale sulle gesta del conte e dei suoi cavalieri che tentano più volte l’assalto alle virtù della contessa Adele e delle sue dame di compagnia, con vari travestimenti, equivoci e scambi di persona. Anche se definito opera e lungo due atti, Comte Ory gioca la carta del comico a tutto tondo per le varie situazioni messe in scena, con qualche divertente riferimento mozartiano: il libertino protagonista come don Giovanni, un paggio, ruolo en travesti affidato ad un mezzosoprano, come Cherubino e poi un’aria di catalogo cantata da un servo come quella di Leporello. Una buona metà della musica proviene dal Viaggio a Reims, “dramma giocoso” che Rossini aveva composto come contributo del Théâtre Italien di Parigi, da lui guidato, alle celebrazioni per l’incoronazione di Carlo X come re di Francia nella cattedrale di Reims nel 1825. Materiale pensato per un’occasione specifica e quindi difficile da riproporre, che il compositore decise disinvoltamente di ‘riciclare’ per Ory, su libretto in francese e diverso contesto. Hugo De Ana, che cura regia, scene e costumi, ha confezionato uno spettacolo all’insegna dell’assurdo totale, forse più Helzapoppin che Feydeau, con scene ispirate al Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, piante antropomorfe, angeli-ballerine, dinosauri e uccelli giganti. Il regista gioca tra il sacro e il profano (con l’eremita-Ory) e nel terzetto “A la faveur de cette nuite obscure” rende esplicito con una scena di sesso a tre tra Ory, il paggio Isolier e la contessa Adele il contenuto ambiguo della musica rossiniana. Festeggiatissimi dal pubblico gli altri interpreti Julie Fuchs (Adele), Maria Kataeva (Isolier), Nahuel Di Pierro (Gouverneur), Andrzej Filonczyk (Raimbaud), Monica Bacelli e Anna-Doris Capitelli. Trascinante la direzione di Diego Matheuz, sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai con il Coro del Teatro Ventidio Basso (preparato da Giovanni Farina). Tra il pubblico ad applaudire il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il vicepresidente del Csm Davide Ermini e Gianni Letta, presidente della Fondazione Rossini, e da oggi cittadino onorario di Pesaro. Si replica il 12, 16 e 19 agosto.

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