INTERVISTA ESCLUSIVA AL CANTAUTORE MARGHIGIANO LUCIO MATRICARDI

Artista poliedrico che unisce nella sua arte la composizione, il teatro e la letteratura. Lucio Matricardi è originario di Porto San Giorgio, in provincia di Fermo e inizia a studiare pianoforte all’età di 4 anni. Dopo un lungo periodo di immersione nella musica classica si perfeziona tra gli altri con i maestri: Daniele Di Bonaventura (Bandoneonista di Paolo Fresu), Ramberto Ciammarughi, Greg Burk, Paolo Di Sabatino (collaboratore di Fabio Concato e Mario Biondi). Frequenta i corsi del Saint Louise College di Roma con il maestro Pierpaolo Principato (Direttore della sezione pianoforte) e musica d’insieme con il maestro Giovanni Mazzarino. Frequenta i corsi di perfezionamento in jazz ed improvvisazione con Jeff Ballard e Larry Grenadier (Brad Meldhau Trio). Frequenta i corsi di pianoforte di Phil Markovitz  a Roma. (veterano della scena jazzistica internazionale). Partecipa ad un corso sul cantautorato con Riccardo Sinigallia (Tiro Mancino, Niccolò Fabi, Motta, Coez). Dal 2005 lavora come compositore per numerose produzioni teatrali e di cortometraggi. Nel 2013 realizza uno spettacolo, “Rimusicanze” in cui riscrive le musiche dei film muti “La Palla n.13” di Buster Keaton e “Charlot Boxer” di Charlie Chaplin. Nel 2008 è co-autore insieme all’attore e regista Mauro Macario di un Recital su Lèo Ferrè e Fabrizio De Andrè realizzato in numerosi teatri italiani. Nel 2014 partecipa come co-arrangiatore al disco di Antonio Felicioli “Flute Book 1” con lo storico sassofonista italiano Antonio Marangolo (Paolo Conte, Vinicio Capossela, Francesco Guccini). Nel 2016 esce il suo primo disco “Sogno Protetto”, un’opera cantautorale-musicale che ottiene un ottimo riscontro di critica e di vendita. Promuove il suo lavoro con più di cento concerti in tutte le maggiori piazze del centro Italia. Ha aperto i concerti di: George Moustaki, Jane Birkin, Juliette Greco, Susan Vega, Paolo Belli Big Band, Alex Britti, Dente, Di Martino, Giovanni Truppi e Mattew Lee. Nel 2019 inizia la collaborazione col regista Alessandro Negrini (Vincitore Golden Movie Award 2019, Malta International film festival 2019, Milano film Festival 2019, miglior regia al Palermo Sole Luna film festival 2019) che scrive e dirige il video della canzone “La Manna Dal Cielo”. Nel 2022 si esibisce in tour in varie piazze marchigiane (Fermo, Grottammare, Ortezzano, Belmonte) e al “Mugellini Festival” di Potenza Picena, prestigiosa rassegna dei più grandi musicisti classici attuali, con apertura ai compositori moderni. Il 18 novembre pubblica l’album “Non torno a casa da tre giorni”.

RINGRAZIAMO IL CANTAUTORE MATRICARDI PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA

1) Puoi raccontarci un po’ di te?

Nasco a Fermo nelle Marche e abito a Porto San Giorgio, cittadina sul mare a pochi chilometri. Ho studiato diversi anni a Milano e mi è capitato spesso di andare in Brasile a suonare. Ho un cuore randagio ma mi sento a casa dappertutto.

2) C’è stato qualche episodio particolare che ti ha fatto sentire il bisogno di scrivere le tue canzoni? Qual è stato il tuo percorso formativo e che cosa ti ha influenzato di più?

All’inizio sentivo l’impulso di sfogare le mie emozioni negative. Era come se cercassi nella musica un filtro di guarigione. Le cose raccontate in canzone assumono spesso una forma distorta o modificata. L’aspetto meraviglioso è che nel tempo l’esperienza che hai vissuto resta nella canzone e diventa come qualcosa di metabolizzato. Appunto un filtro di lunga vita che ti arricchisce. Poi ho scoperto che si potevano creare mondi e che più era grande l’immaginario più gli altri ci stavano dentro comodi e si creavano infiniti ponti tra le persone. Bellissimo. Credo che quello che mi ha influenzato di più siano state le esperienze che ho cercato di fare per superare le mie paure. Esperienze che vanno al di là della musica, ma sono i “luoghi” dove ho trovato le mie parole.

3) “Non Torno A Casa Da Tre Giorni” è uscito il 18 novembre del 2022, puoi parlarci di questo lavoro discografico e di Sogno Protetto?

“Sogno Protetto” è stata un’esplosione. Come il tentativo di vedere se quello che scrivevo poteva suscitare qualche emozione. Come una presentazione al mondo. Nel disco c’era tutto quello che sapevamo fare. Tutti suoni acustici intrecciati alle prove con i musicisti che avevo scelto. “Non torno a casa da tre giorni” parla di cambiamento. Ci sono tanti personaggi fotografati nella loro intima trasformazione. Così abbiamo cercato di trasformare anche la musica. Abbiamo inserito tante cose per uscire dalla zona comfort, ci siamo stupiti noi stessi di quello che accadeva. Anche con una certa paura di andare fuori strada. È stato bello perché ci siamo osservati cambiare come i personaggi del disco.

4) Quanto tempo ha richiesto la realizzazione dei dischi?

Per assecondare tutte queste svolte imprevedibili abbiamo avuto bisogno di tempo. Anche solo per accettare il cambiamento. C’erano gli entusiasti e c’erano gli scettici. Alla fine, prova dopo prova e dopo diverse fasi al computer ci siamo riconosciuti. Due anni e mezzo circa. E alla prima prova per la presentazione ci siamo accorti che viaggiare nelle nuove sonorità era bellissimo.

5) Attualmente, è difficile pubblicare un disco, un EP, un singolo o un videoclip?

Il cinema è un’arte molto costosa. Quindi fare video ha una difficoltà imprenditoriale particolare. Mi ricordo che dopo il video de “La manna dal cielo”, quattro giorni di riprese, ho avuto un giorno di febbre. Alzatacce per riprendere l’alba, recuperare i numerosi attori, strumentazioni tecniche pesantissime. La difficoltà per un indipendente è invece generale. Il mercato si è fissato su alcuni standard ripetitivi e non osa più o lo fa raramente. Qualcuno diceva : “bisogna dare al pubblico quello che neanche sa di volere”. Prima c’era una prospettiva. Si volevano creare mondi di stupore. Il produttore stesso si sentiva un piccolo profeta. Oggi ci sono acque troppo calme e ripetitive. Ma sono sicuro cambierà.

6) Quanto di personale c’è nei tuoi brani?

Tutto. Io credo che non si possa scrivere niente che non ci abbia toccato. Potrà assumere la forma di una favola ed essere tra le righe. Potrà essere sputato in faccia per direttissima. Potrebbe essere nelle sfumature. La scrittura ha sempre il peso specifico di quello che la vita ci ha dato il privilegio di incontrare.

7) Sei un cantautore che scrive molti pezzi oppure hanno difficoltà a nascere?

Dipende dai periodi. Cerco di inseguire ciò che è folle e divergente. Ma a volte anche il quotidiano nasconde bene la sua magia. Scrivo di più quando ho voglia di trasformare il mio mondo. Ogni tanto però ci si siede a guardare o ci si lascia trascinare dalla corrente. Ed è bello perdersi in questo incantesimo.

8) Cosa significano per te improvvisazione e composizione, quali sono per te i suoi rispettivi meriti?

L’improvvisazione è un atto teatrale. Conta il momento, non si può tornare indietro. Conta più come sei predisposto a vivere rispetto alle note che scegli. È come farsi belli, ma non di fronte allo specchio, ma mentre sei in ascensore o per le scale o mentre cammini. Divertentissimo. Creare è stupore cercato un po’ più in là. Dovrà essere vivo anche se poi sarà fissato per sempre. Ma a questo fortunatamente ci pensa la fortuna o l’ispirazione che per me è la forza con cui un’emozione ti prende. Per fortuna!

9) Cosa ne pensi della Loudness War e dell’intensivo utilizzo della compressione dinamica utilizzata nelle tracce audio?

A volte si dice che urla chi sente di non essere compreso. L’opposto di Loudness War è sussurrarsi all’orecchio. O farsi capire nel silenzio. Credo di averti risposto in modo folle, ma ti ho risposto.

10) Che consigli daresti ai nuovi artisti che desidererebbero emergere?

Ne posso dare ben pochi perché ognuno è sovrano nei propri fallimenti e nella propria arte. Sicuramente la cosa più difficile da apprendere è l’onestà rispetto a quello che si scrive. È un lavoro infinito e aspro. Prima te ne accorgi , prima il mondo ti sorride con il mood giusto.

11) Gli artisti spesso vivono immersi nelle emozioni del presente. Il futuro ti spaventa? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il futuro è un’arma a doppio taglio. Se è una prigione è solo un presente malcurato e spicciolo. Se è una spinta è un fuoco intenso. Io non so niente del futuro. Ma qualcosa mi spinge a voler incontrare posti e persone nuove per vedere cosa c’è dietro la tendina che lo nasconde. Il futuro sono le cose che non conosco e la loro dolcissima forza di attrazione.

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